Il 31 Dicembre scorso, il Presidente Xi Jinping ha tenuto il rituale discorso d’inaugurazione del nuovo anno. I discorsi dei presidenti cinesi alla fine dell’anno seguono sempre più o meno un rituale ed una struttura simili, ma sono utili a comprendere su quali argomenti il governo focalizzerà la propria attenzione nell’anno a venire. Soprattutto, nell’annuale discorso vengono ribadite o lanciate le parole d’ordine che saranno poi molto probabilmente un mantra mediatico. L’anno scorso era il caso dello “Stato di diritto”, scomparso dal discorso di quest’anno, e della “nuova normalità”, anch’essa non citata quest’anno. Spesso e volentieri, la scomparsa di alcune parole chiave non significa che le politiche dietro di esse siano state accantonate, ma semplicemente etichettate attraverso una diversa parola d’ordine.

Quest’anno ha trovato un proprio spazio il concetto di “società moderatamente prospera” (小康社会, xiǎokāngshèhuì), obiettivo a lungo termine della dirigenza del PCC. Questo termine non è assolutamente una novità in Cina, ma è un concetto che è stato già ribadito più volte, già nell’epoca del governo Hu Jintao (2002-2012). Come concetto, è stato spesso ribadito anche dall’attuale dirigenza, anche se spesso sotto forma di un’altra parola chiave, “sogno cinese” (中国梦, Zhōngguó mèng). Seppur dietro parole differenti, il concetto è sempre lo stesso: il raggiungimento, attraverso una crescita economica in cui prevalgano equilibrio ed armonia, di una società che abbia la classe media come colonna portante. Il raggiungimento dell’obbiettivo è stato prefissato per il 2020, come ribadito ad Ottobre dalla quinta sessione plenaria del XVIII comitato centrale del PCC.

La stessa sessione plenaria, oltre ad aver fissato il prossimo piano quinquennale, ha anche delineato i termini su cui la società moderatamente prospera dovrà costruirsi. Innanzitutto, l’obiettivo centrale è quello di raddoppiare il reddito, e dunque probabilmente il consumo, entro il 2020, sia quello urbano che quello rurale. Naturalmente, una simile forma di società non si limita all’aspetto meramente economico, ma si riferisce anche allo standard ed alla qualità di vita generali. Per questo motivo, il Presidente ha apertamente citato l’energia verde come un tassello chiave, assieme alle riforme “strutturali”, nella costruzione della suddetta società. Nel centenario del PCC dunque (2021), verrà inaugurata la società moderatamente prospera, mentre nel centenario della Repubblica Popolare Cinese (2049) verrà inaugurato un paese socialista che sia “prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato, ed armonioso” così da realizzare “il sogno cinese e il ringiovanimento della nazione cinese’”, come dichiarato da Xi Jinping.

Queste, dunque, sono le priorità elencate dal governo cinese, e lo saranno per gli anni a venire. Il raggiungimento di una società armoniosa non è infatti solamente uno slogan, ma è un obiettivo considerato vitale dal PCC, anche per la propria sicurezza e per il mantenimento del potere. Mancare un simile obiettivo, dal punto di vista cinese, significherebbe aver mancato una missione che viene considerata storica, e dunque aver perso la legittimità. Così come un tempo, durante l’impero cinese, gli imperatori che fallivano o che affrontavano calamità naturali sul territorio durante il proprio regno avevano perso il “mandato celeste”. Si trattava del primo concetto di legittimità nella società cinese, ma che ha un certo filo conduttore con l’attuale sistema istituzionale che, essendo privo di elezioni, ha della legittimità un concetto molto differente da quello occidentale.

Nello stesso discorso, Xi Jinping ha anche fatto accenno alla campagna anti-corruzione, cui viene sempre riservata una menzione speciale da quando l’attuale Presidente si è insediato. Anche tale campagna infatti è una priorità per il governo, ed è considerata vitale dall’attuale establishment, essendo connessa anche a motivazioni prettamente politiche (Cfr. l’Opinione Pubblica – La campagna anticorruzione cinese, rischi e sfide del futuro del PCC). In seguito, il Presidente ha menzionato i successi raggiunti in ambito internazionale dalla Cina, ricordando prima di tutto la parata militare per l’anniversario della resistenza all’aggressione giapponese, per poi citare l’importanza della concessione ad ospitare la ventiquattresima edizione delle olimpiadi invernali, e l’inserimento dello yuan nel paniere delle valute di riserva del FMI.

Come da rituale, infine, prima dei saluti, Xi Jinping ha ricordato gli sforzi compiuti dalla Cina per il mantenimento della pace, ribadendo la propria solidarietà alle nazioni afflitte dalla guerra.

Il discorso, naturalmente, non dice molto su quello che sarà la politica cinese nel 2016, ma alcune parole chiave possono darne un’idea. D’altronde, il governo di Xi Jinping è da molti considerato un punto di svolta nella storia cinese. Le riforme coraggiose che il governo sta delineando, per ora spesso solo annunciandole, ma già raggiungendo qualche risultato, hanno l’obiettivo dichiarato di modificare radicalmente il paese. D’altro canto, anche in ambito internazionale la Cina sembra avere l’intenzione di prendere una maggiore iniziativa, anche se chi si aspetta navi ed eserciti cinesi in giro per il mondo verrà molto probabilmente deluso. Eccezion fatta per le armate inquadrate nell’ambito del peacekeeping promosso dall’ONU, per il quale la Cina è ormai da anni in prima fila.

Marco Zenoni