Cinque anni fa ci lasciava troppo presto Pietro Mennea, stroncato a 60 anni da un tumore. Il suo record nel mondo nei 200 metri piani è durato 16 anni e 9 mesi.

Nato in una modesta famiglia di Barletta nel 1952, l’atleta pugliese da ragazzino era tutt’altro che il ritratto della salute, tanto che uno dei suoi primi allenatori esclamo: “Questo deve prima magnà qualche bistecca, poi se ne riparla”. Il giovane Pietro però grazie alla sua disponibilità al lavoro e grazie al suo talento riuscirà ad emergere e a trasferirsi a Formia, dove inizierà la sua carriera agonistica vera e propria.

Mennea partecipò a ben cinque Olimpiadi dal 1972 al 1988, ed è ad oggi l’unico duecentista ad aver partecipato a quattro finali olimpiche. L’apice della carriera lo raggiunge tra il 1978 e il 1980. A Praga 1978 vinse sia nella disciplina dei 100 che dei 200 metri piani, stabilendo il record dei campionati nei 200 (20″16), alle Universiardi del 1979, dove partecipò in quanto iscritto a Scienze Politiche, stabilì il record del Mondo nei 200, che abbiano ricordato all’inizio, che durò quasi 17 anni. Fu il viatico per la vittoria dell’oro olimpico a Mosca ’80, dove riusci a battere di pochisimi centesimi Allan Wells e Don Quarrie. Alle Universiadi intanto aveva realizzato anche il record europeo nei 100 metri piani, ancora oggi record italiano (10″01), arrivando fuori dal podio. Si ritirò nel 1988, dopo la sua quinta olimpiade.

Dopo l’attività agonistica, l’atleta pugliese era stato in grado di conseguire ben quattro diplomi di laurea in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Lettere e Scienze Motorie, esercitando l’attività di avvovato commercialista. È stato eurodeputato per il centrosinistra dal 99 al 2004. Un uomo a tutto tondo. Aveva fondato una onlus per combattere il doping, del quale diceva: “Io mi sono allenato per 20 anni, ho avuto una carriera lunghissima come velocista, ma non mi sono mai neanche strappato. Invece, se avessi fatto uso di steroidi anabolizzanti, mi sarei strappato chissà quante volte. Lo sport deve rimanere l’ultimo baluardo del tessuto sociale per quanto riguarda il rispetto delle regole. Insomma, tra gli atleti deve vincere il più bravo, non il più furbo”.

Un uomo che amava aggiornarsi ed essere aggiornato su tutto, politico ma anche scrittore, avvocato, ma anche professore universitario, Pietro Mennea è un personaggio che oggi manca all’impoverito sport italiano, come manca la sua cultura del lavoro, tanto che di sé diceva: “Io non credo nella predestinazione. I risultati si ottengono solo con molto lavoro. Nella mia carriera sportiva mi sono allenato 5-6 ore al giorno, tutti i giorni, per 365 giorni l’anno, tra gare e allenamenti, per quasi venti anni”.

Ci mancherà.

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