Ha fatto il giro dei media la notizia secondo cui nel Sichuan, provincia cinese confinante con la Regione Autonoma del Tibet, sarebbero stati aboliti in maniera permanente alcuni complessi religiosi col conseguente trasferimento in altra sede dei monaci buddisti che li occupavano. In realtà il piano è di sostituire le vecchie strutture con altre di nuove, visto che quelle abbattute non erano più adeguate in termini di sicurezza antisismica ed anticendio, oltre che d’igiene.

Tutto era partito da un utente di WeChat che aveva pubblicato le foto asserendo che le strutture appartenessero all’Accademia Buddista di Wuming, nella prefettura tibetana di Ganzi, e che venissero abbattute col proposito di colpire l’identità culturale e religiosa tibetana, pertanto senza l’intenzione di rimpiazzarle con altre di nuove e di migliori. La notizia, tenuto conto anche di quali siano le opinioni preponderanti in Occidente in merito alla questione tibetana, aveva subito riscosso successo, e addirittura alcune agenzie di viaggio s’erano precipitate ad offrire pacchetti vacanze che permettevano di visitare le rovine prima della loro definitiva scomparsa.

L’Accademia, una delle principali destinazioni per gli studiosi di Buddhismo in Cina nonchè uno dei più grandi istituti a livello mondiale, sarà tuttavia ricostruita da capo, come garantito dal governo della contea di Sertar. Gli edifici in corso di demolizione vennero eretti nel 1980, in un’epoca in cui ancora non ci si preoccupava abbastanza di rischi idrogeologici, sismici e relativi agli incendi, così come d’igiene. Considerando anche il fatto che le visite e le permanenze nelle strutture nel corso degli anni sono vieppuù aumentate, una loro riqualificazione è pertanto non solo doverosa ma addirittura indispensabile, proprio per la sicurezza di quanti vi vivono o vi pernottano anche solo periodicamente. Basti pensare che solo negli ultimi anni gli incendi, fortunatamente domati in tempo, sono stati ben nove.

L’Accademia ospita 4000 persone fra monaci, suore e credenti delle etnie tibetana ed Han, e riceve ogni anno migliaia di visitatori. La sua messa in sicurezza è pertanto da considerarsi altamente indispensabile.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.