
Come oramai prassi consolidata da anni a livello europeo, l’EBA (European Banking Authority) esegue degli Stress Test sulla tenuta delle principali banche del Vecchio Continente.
Nello specifico, vengono considerati gli ultimi bilanci degli istituti finanziari ed eseguite delle simulazioni per verificarne la tenuta in condizioni avverse di mercato, come la caduta del Pil nazionale, un taglio del prezzo dei titoli di stato (di cui le banche detengono grosse quantità nei loro portafogli) o un crollo dei prezzi del mercato immobiliare.
In pratica ci si sta chiedendo: cosa succede se le cose vanno male? Siamo in grado di resistere? O è necessario fare degli aggiustamenti?
Questo è sicuramente un atteggiamento intelligente, da cui scaturiscono riflessioni utili e da cui prendere spunto quando ci dobbiamo occupare della gestione delle nostre finanze personali.
Che tipo d’insegnamento possiamo quindi trarre da quest’azione cautelativa delle istituzioni bancarie europee?
Il punto di partenza è comprendere quali siano le “condizioni avverse di mercato” che possono colpire le persone comuni. Nello specifico, si tratta della perdita della capacità di produrre reddito, dovuta dalla perdita del posto di lavoro o dell’improvvisa inabilità a lavorare.
A questo punto è utile porsi gli stessi quesiti che si pongono le banche europee: Cosa succede se le cose vanno male? Siamo in grado di resistere? O dobbiamo fare degli aggiustamenti?
Per la maggior parte delle persone la fonte principale di reddito è il proprio stipendio. Inoltre, spesso e volentieri, è anche l’unica. Ciò significa che perderla ha la conseguenza automatica di ritrovarsi nella situazione di non riuscire più a far fronte alle spese di sostentamento di base.
Possiamo quindi affermare che si tratta del più grande rischio finanziario a cui siamo esposti, giusto?
Sicuramente rappresenta un rischio molto più rilevante dell’eventuale crollo di borsa che possa colpire un portafoglio titoli (dove magari abbiamo destinato solo una parte dei nostri risparmi).
Sarebbe quindi ragionevole pensare di proteggersi da queste eventuali “condizioni di mercato avverse”.
Purtroppo invece, la maggior parte delle volte, ci troviamo di fronte ad uno scenario differente, in cui rimaniamo scoperti di fronte a tale rischio.
Da un lato, gioca un ruolo rilevante la mancanza di conoscenze relative agli strumenti utili ad effettuare una adeguata copertura, dall’altro lato siamo di fronte ad una generale pigrizia dovuta alla mancata percezione della gravità del rischio.
La perdita della capacità di produrre reddito può avvenire prevalentemente per due ragioni:
1. Licenziamento / fallimento dell’azienda per la quale si lavora;
2. Infortunio o malattia che renda parzialmente o totalmente invalidi.
Come possiamo intuire, nel secondo caso ci ritroveremmo addirittura nella situazione di non riuscire più a recuperarla.
Fortunatamente esistono ben due soluzioni che possiamo mettere in atto per rimediare a questo inconveniente.
Soluzione n.1: Creare un fondo di emergenza
Un fondo di emergenza è un ammontare di liquidità che serve a coprire le spese equivalenti ad alcune mensilità, in caso di necessità. Questa soluzione è molto utile soprattutto nel primo caso, quello della perdita del lavoro per licenziamento o fallimento.
Una gestione efficace delle proprie finanze personali prevede di accantonare liquidità equivalente a 6 mesi di stipendio, in quanto ciò offrirebbe un tempo adeguato per svolgere tutto il necessario a ricollocarsi sul mercato del lavoro.
Questa soluzione però non risolve le conseguenze derivanti dal secondo problema.
Soluzione n.2: Coprirsi con una polizza assicurativa
Quasi tutte le compagnie di assicurazione offrono delle polizze che coprono il rischio d’infortunio o d’invalidità parziale o permanente. In ambito assicurativo esistono due grandi categorie, il Ramo Danni ed il Ramo Vita. La protezione del proprio reddito rientra sotto l’ala del Ramo Danni.
Tutelarsi con un’adeguata copertura assicurativa aiuta a dormire sonni tranquilli e a non rischiare di subire le conseguenze di questo rischio finanziario. È importante quindi capire che il premio relativo a queste tipologie di polizze non rappresenta un costo inutile o aggiuntivo, bensì una fonte di tranquillità e serenità.
L’EBA, a seguito dei risultati degli stress test, richiede alle banche che hanno mostrato dei sintomi d’instabilità di rimediare con delle “azioni correttive”, per ristabilire il giusto equilibrio.
Anche noi possiamo prendere esempio e svolgere le dovute correzioni, coprendoci da questo enorme rischio. Si tratta di un gesto di grande intelligenza finanziaria, oltre che di responsabilità.
Matteo Biancolini
