Giampiero Ventura

Così vicini così lontani, Antonio Conte e Giampiero Ventura sono personaggi sicuramente agli antipodi e nonostante ciò le loro vicissitudini calcistiche si sono sempre sottilmente intrecciate, prima a Bari ed oggi con la Nazionale (che indovinate un po’ dove ha esordito? Nel capoluogo della Puglia!). Scorbutico, ossessivo, martellante il salentino, pacioso, flemmatico ed ironico il genovese: il passaggio di consegne tra due personalità così diverse dal punto di vista caratteriale rischia seriamente di provocare uno sbandamento nel clan azzurro, ma come spesso accade, tipi così agli antipodi finiscono sempre per avere qualcosa che li accomuna.

Oltre che l’insolita staffetta prima a Bari e poi a Coverciano, i due tecnici sono accomunati dal loro comune credo tattico, dal 4-2-4 e dal 3-5-2, due sistemi di gioco che tra l’altro visti uno vicino all’altro sembrano come il diavolo e l’acqua santa! E da questi due moduli ripartirà anche la nuova av-Ventura del sessantottenne tecnico genovese sulla panchina della Nazionale.

Il capolavoro di Conte

Antonio Conte quest’estate ha fatto un piccolo capolavoro, anche i suoi più accaniti detrattori dovrebbero ammetterlo. L’ex allenatore della Juventus ha infatti avuto a disposizione la rosa più scarsa e priva di qualità dell’intera storia calcistica italiana, con una coppia d’attacco che sulla carta vent’anni fa sarebbe stata da bassa Serie B.

Nonostante lo scarso materiale tecnico a disposizione, le solite polemiche gratuite montate dalla stampa alla vigilia dell’Europeo (vedi il dieci dato a Thiago Motta), Conte ha saputo cementare un gruppo granitico secondo la classica regola “uno per tutti, tutti per uno” e dal punto di vista tattico ha dimostrato di poter fare la differenza anche allenando una volta al mese. Il calcio di giugno è fatto per chi corre di più, per chi si presenta meno stanco all’appuntamento: non serve fare possesso palla, puntare sulle giocate del fioretto, se un brocco corre di più di un campionissimo arriva per prima lui su un pallone, se undici brocchi sono ben organizzati e messi in campo possono avere alla meglio su undici presunti fuoriclasse messi in campo alla carlona (vero Belgio e Spagna?).

Il nostro Conte Parrucchino questa regola aurea l’ha capita alla perfezione, a differenza del belcalcista (almeno a chiacchiere) Prandelli e i risultati si sono visti; l’attuale allenatore del Chelsea ha anche azzeccato il modulo, il 3-5-2 che nella versione vista in Francia assomigliava molto ad una riedizione 2.0 del classico modulo all’italiana (il tanto disprezzato Catenaccio). Il vivaio italiano ha allevato, alleva e alleverà sempre specialisti ed il 3-5-2 in questo frangente storico è in assoluto il sistema di gioco che più esalta le caratteristiche dei nostri atleti: due marcatori puri come Barzagli e Chiellini, se affiancati ad un regista difensivo come Bonucci, diventano insuperabili. Il classico centrocampo a tre (medianaccio + incursore + mezzala di qualità) è quello che è più consono a degli specialisti del ruolo, tenendo conto che non abbiamo più un classico trequartista in grado di fare la differenza ad alti livelli.

Il vero capolavoro Conte l’ha fatto sugli esterni, dove ha riproposto la classica coppia terzino fluidificante (De Sciglio)/ala tornante (Candreva), un vero colpo di genio perché con questa trovata il rigido 3-5-2 è potuto diventare un modulo molto più flessibile, capace di mutare pelle a seconda delle fasi di gioco. Al resto ci ha pensato il credo calcistico contiano: schemi di gioco semplici ed essenziali ma ripetuti a tamburo battente come gli Ave Maria e i Pater Noster, se il Duo Fasano Pellé e Zazà non avesse fatto cilecca sul dischetto (vedete che comunque i giocatori non possono essere telecomandati cari miei scienziati del pallone?) è probabile che l’ItalConte sarebbe potuta giungere a giocarsela fino in fondo.

L’Italia di Ventura: chiave tattica

Veniamo ai compiti tattici che attenderanno il nuovo CT. Giampiero Ventura ha sempre prediletto un calcio orizzontale e paludato e di conseguenza meno nervoso e verticale di quello mostrato da Conte. Negli ultimi anni al Torino Mister Libidine ha giocato con la difesa a tre e con il centrocampo a cinque, esattamente come Conte, ma con un’interpretazione radicalmente diversa.

Invece che con i classici due marcatori ai lati ed il regista difensivo al centro (un esempio banale? Barzagli e Chiellini ai lati, Bonucci al centro), Ventura ha giocato quasi sempre con uno stopper puro al centro (Glik) coadiuvato ai lati da due difensori dai piedi buoni come Maksimović e Moretti. Il motivo di questa trovata tattica va ricercata nel fatto che Ventura ami fare possesso palla facendo partire l’azione da dietro, due centrali “larghi” e dai piedi buoni diventano così indispensabili perché con la difesa a tre si ha un giro palla più efficace e veloce. Questo canovaccio Ventura dovrà per forza metterlo in soffitta perché a comandare il gioco ci sarà Bonucci e non l’intero reparto difensivo perché Barzagli e Chiellini sono più forti in marcatura che nell’impostare l’azione.

Veniamo a centrocampo, Ventura al Toro ha sempre giocato con un classico rubapalloni in mezzo al campo (il “rosso” Gazzi o Vives nel caso specifico) che aveva lo scopo di fare da tampone e di favorire il giro palla dei difensori. Probabile quindi che Ventura utilizzi De Rossi in questo ruolo con due interni più propositivi e di maggior dinamismo (Parolo e Verratti sono gli indiziati).

Le maggiori novità arriveranno sulle fasce: l’inedita coppia terzino d’attacco/centrocampista offensivo ammirata in Francia difficilmente sarà riproposta da Ventura che nel suo 3-5-2 ha sempre messo dei veri e propri difensori. Il CT ha inoltre spesso affermato di avere numerosi esterni di qualità (Candreva, Bernardeschi, Insigne, Berardi) e che nel modulo di Conte essi siano in un certo modo sprecati. Probabile quindi che contro avversari di minor grido come Israele, Liechtenstein, Macedonia, Ventura viri sul suo amato 4-2-4 (che in realtà è pur sempre un 4-4-2) anche se questa scelta potrebbe rivelarsi la classica coperta troppo corta. La nostra difesa infatti rende al meglio con tre centrali e giocando con un difensore in meno ci potrebbero essere dei problemi di tenuta; la storia recente ha dimostrato che è molto facile passare da una difesa a due centrali ad una difesa a tre centrali a che il percorso opposto sia più difficile e contorto, anche la Juventus pigliatutto in campionato non ha ancora messo in soffitta il caro vecchio 3-5-2 di Conte, se un cultore della difesa a quattro come Allegri non lo ha fatto ci sarà un motivo!

Per fare un esempio plateale, se contro l’Israele di turno ti becchi un golletto in contropiede, con i vari Pellé ed Eder ti diventa davvero difficile rimontare; tutti ci ricordiamo la grandissima fatica che ha fatto l’ItalConte nelle due partite contro Malta, vedrete che in questo girone di qualificazione il discorso non sarà molto diverso.

Stia dunque attento il prode Mister Libidine: cambiare qualche carta in tavola va bene ma le rivoluzioni lasciamole pure in cassettino ancora un po’ di tempo!

Francesco Scabar