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Crimea: Storia di un’autodeterminazione

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Crimea: Storia di un’autodeterminazione

Il 16 marzo scorso è stato il secondo anniversario dell’adesione della penisola di Crimea alla Federazione Russa.

La penisola di Crimea presenta da sempre un miscuglio di popolazioni di lingua ed etnia diverse. Sul suo territorio infatti, nel corso dei secoli, oltre a russi e ucraini, hanno abitato sciiti, greci, goti, unni, bulgari, bizantini, italiani e tartari. Questi ultimi rappresentano tutt’ora una minoranza sul territorio.

L’importanza della Crimea per la Russia fu sancita dal battesimo sulla penisola del principe Vladimir, che fu il primo sovrano russo a convertirsi al Cristianesimo nel decimo secolo e che fu successivamente santificato. In seguito, la Crimea rimase un punto importante per l’Impero Russo per via della posizione geografica e dei ponti culturali tra i vari popoli vicini.

Nel 1954 la penisola fu attribuita dall’URSS alla Repubblica Socialista Sovietica Ucraina senza previo consulto della popolazione. Nel 1991 divenne Repubblica autonoma di Crimea, pur rimanendo parte dello Stato ucraino.

Il 16 marzo 2014 in Crimea si era tenuto un referendum per il ricongiungimento della penisola alla Russia, con il risultato che più del 90% della popolazione si era espressa favorevole. Secondo un censimento del 2014, il 65,3% della popolazione presente sul territorio era di etnia russa. Favorevoli al ricongiungimento sono stati anche gran parte degli abitanti di etnia tartara.

Le ragioni che hanno portato alla decisione di effettuare un referendum sono state molteplici. In primo luogo, l’espressione della volontà del governo di Kiev di associarsi all’Unione Europea; diversi abitanti di Simferopol, durante l’istituzione del Concilio supremo di Crimea, avevano annunciato il 21 febbraio 2014 una protesta a tempo indeterminato contro questa decisione. La popolazione era contraria alla politica perseguita dallo Stato ucraino, manifestando la mancanza di un’adeguata protezione sociale e di assistenza. I manifestanti avevano avanzato richieste per ritirare la Crimea dalla giurisdizione di Kiev.

Crimea

Inoltre, il governo di Kiev aveva manifestato l’intenzione di rimuovere la flotta russa dal porto di Sebastopol in Crimea per cedere il posto alla NATO. Questo avrebbe significato lasciare il confine russo scoperto sul Mar Nero, mossa rischiosa se si considera l’attuale situazione in Medio Oriente.
Infine, il governo ucraino aveva cercato di imporre degli eroi e degli idoli comuni in tutto il territorio nazionale, che includevano anche elementi che avevano collaborato con i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale — decisione non gradita in Crimea ed in altre zone dell’Ucraina orientale, dove la maggioranza della popolazione è russa.

Nel novembre 2015 il governo di Kiev aveva sospeso le forniture di beni, tra cui alimentari, alla Crimea, mentre le linee elettriche della penisola erano state fatte saltare in aria, lasciando senza elettricità tre quarti della popolazione. Inoltre, i media russi riportano che, da quando la Crimea è stata riunificata con la Russia, l’Ucraina ha messo al bando più di due dozzine di stazioni televisive e radiofoniche russe, 368 tra film e serie TV russi e 38 libri di autori russi. È stata inoltre compilata una “lista nera” di politici russi e occidentali filo-russi, di esperti, di personaggi pubblici ed operatori culturali a cui è vietato l’ingresso nel territorio dell’Ucraina. Le autorità ucraine hanno minacciato la privazione della licenza televisiva per la proiezione di film e concerti con la partecipazione di artisti della “lista nera”. In Crimea, come nel resto del territorio della Federazione Russa, non è invece applicata nessuna restrizione a film, programmi televisivi, libri e artisti provenienti dall’Ucraina.

Questo referendum non è tutt’ora riconosciuto dall’Ucraina, dall’EU, dagli USA e dalla NATO. Il motivo del mancato riconoscimento è che, come riportato dai media occidentali, nella votazione la popolazione sarebbe stata influenzata dalla paura per le truppe russe presenti. Esistono tuttavia fotografie e video che mostrano una popolazione festante che sorregge bandiere russe e striscioni che recitano “Per sempre con la Russia”.

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Nell’annunciare l’indipendenza istituendo il referendum, il Consiglio supremo della Crimea ha fatto riferimento alla Carta delle Nazioni Unite, in cui si afferma il diritto delle nazioni all’autodeterminazione.

Secondo i media russi, a due anni da quel 16 marzo 2014 si riconferma il ricongiungimento dei russi di Crimea alla loro madre patria. L’Occidente avrebbe commesso un errore nel non riconoscere il referendum in un momento tanto importante per la Russia — la ripresa finale dopo il crollo dell’Unione Sovietica e l’integrazione del Paese nell’economia globale. Con questo referendum, gli abitanti della Crimea avrebbero deciso autonomamente, per la prima volta nella loro storia, il proprio destino.

Silvia Vittoria Missotti