L'arrivo di Donald Trump a Davos.

Arrivato a Davos, Donald Trump s’è subito messo a scherzare un po’ con tutti, giornalisti in primis, assicurando che il suo discorso sarà “molto ben accolto” e che gli Stati Uniti “stanno facendo incredibilmente bene, meglio di quanto fatto in decenni”. Insomma, un’apparizione cordiale ed accattivante, tipica dell’istrione Trump che ormai siamo abituati a conoscere fin dai tempi della campagna elettorale quando, da semplice outsider, arrivò a spiazzare tutti fino a conquistare imprevedibilmente anche la Casa Bianca.

Ieri a Davos Trump è arrivato parlando di “pace e prosperità”, un messaggio quasi ecumenico. Ma, al di là di tutto, il vero intento del presidente statunitense è quello di perorare la causa della sua politica protezionistica nel tempio del libero commercio, il World Economic Forum di Davos. La platea del forum, composta dall’aristocrazia finanziaria mondiale, è già stata messa davanti al fatto compiuto: prima di partire per la Svizzera, infatti, Trump ha varato nuovi dazi contro numerosi prodotti che non sono “made in USA”. Non solo pannelli e lavatrici made in China e South Corea, ma anche acciaio ed alluminio, che potrebbero presto conoscere una forte stretta nelle importazioni.

Su Twitter ha anticipato che il suo scopo a Davos, comunque, sarà anche quello di “convincere la gente ad investire negli Stati Uniti”, mentre in serata, in un’intervista alla CNBC, ha spiegato come “Il livello del dollaro dovrebbe essere basato sulla forza dell’economia americana. Il dollaro si rafforzerà e io voglio vedere un dollaro forte”.

Ieri sera, intanto, c’è stata un’anteprima a cena coi grandi manager europei appartenenti a vari settori economici e produttivi di primaria importanza (industria, farmaceutica, energia, servizi finanziari, tecnologia, alimenti). Nella sua prima giornata svizzera Trump ha incontrato anche il premier israeliano Benyamin Netanyahu, lanciando ai palestinesi l’avvertimento che non riavranno i fondi americani se non torneranno al tavolo dei negoziati con Israele. Allo stesso tempo, ha puntualizzato che anche gli israeliani dovranno fare delle concessioni, come prezzo per aver ottenuto il riconoscimento di Gerusalemme come loro capitale. Tra gli altri incontri bilaterali, anche quello con il presidente svizzero Alain Berset. In programma c’era anche un faccia a faccia con il presidente ruandese Paul Kagame.

Nel frattempo gli altri leader, in particolare quelli europei, cercano di fare fronte comune contro un Trump visto come troppo “protezionista”. La speranza è che il discorso di oggi possa smorzare la tensione e rilanciare la fiducia reciproca.