
Il premier turco avrebbe espresso la propria contrarietà al fatto che la Turchia debba scusarsi con la Russia, in merito a quanto accaduto la settimana scorsa con l’abbattimento del su-24 russo. “Abbiamo fatto il nostro dovere” avrebbe detto il premier turco in margine ad una riunione al consiglio generale della NATO in corso con Jens Stoltenberg a Bruxelles. Un altro episodio, che si aggiunge alla spirale autoritaria che sta assumendo la presidenza Erdogan, dopo le ultime elezioni, sia sul fronte interno che in politica estera.
È stato un week-end molto movimentato quello appena conclusosi ad Ankara. La crisi deflagrata con la Russia ha prodotto una serie di escalation tra Ankara e Mosca: da parte di Putin sono state varate delle severe sanzioni. Sono stati infatti espulsi diversi operatori economici di cittadinanza turca presenti in Russia e varato il divieto di assumere lavoratori proveniente dal paese anatolico. Inoltre è stata vietata l’importazione di prodotti turchi, se non di estrema necessita in tutta l’area della Comunità Economica Eurasiatica. Erdogan si è limitato a dire che sarebbe stato meglio che non fosse successo, ma ciò non è bastato a Mosca, che tramite il portavoce del Cremlino ha rilasciato delle dure dichiarazioni. Dimitri Peskov fa infatti sapere che “il comportamento Turco è assolutamente folle.”
Sul fronte interno è notizia di Giovedì sera il mandato di arresto per il caporedattore ed il direttore del giornale laico Cumhuriyet, Erdem Gul e Can Dundar, per aver diffuso la notizia del traffico d’armi di Ankara con i ribelli siriani. Mentre Sabato ha fatto il giro del mondo la morte dell’avvocato leader dei turchi Tahir Elci durante una sparatoria a Diyarbakır, città roccaforte del PKK e vicina al confine meridionale con la Siria.
Questioni interne che si intrecciano con la questione siriana, dunque, dove i curdi sono tra i maggior oppositori dell’avanzata del fondamentalismo e dove lo schieramento degli S-400 russi nella base di Latakia ha costretto la Turchia a rinunciare ai voli sulla Siria ben poco ostili all’ISIS. Intanto oggi alla Conferenza di Parigi sull’ambiente, Putin ha rifiutato di incontrare il Presidente Erdogan per un summit di distensione. Una Turchia che fino ieri sembrava disposta a tutto pur di difendere le proprie posizioni e vantaggi nel conflitto siriano, tenta di buttare acqua sul fuoco con Mosca, ma la coperta è troppo corta affinché Ankara ne esca senza compromessi in entrambi i fronti, mentre la situazione politica sul fronte interno può diventare, adesso, ingestibile.
