Crisi ucraina: nel donbass il MInskII è solo un ricordo

Il 24 luglio, i militari ucraini hanno sparato colpi di mortaio e artiglieria sulle postazioni della Milizia Popolare della LPR vicino al villaggio di Sokolniki Slavyanoserbsk. Due soldati della Repubblica Popolare di Lugansk sono morti. Il 1 agosto, il comando ucraino, che di solito nasconde le proprie perdite, ha annunciato la morte di 9 militari, 6 dei quali deceduti nella Repubblica Popolare di Donetsk e 3 nella Repubblica Popolare di Lugansk.

Nella serata del 2 agosto, alcuni sabotatori ucraini hanno tentato di sfondare le posizioni della Repubblica Popolare di Donetsk (DPR) nella sezione meridionale della linea di contatto. Eduard Basurin, rappresentante del comando operativo della DPR, ha riferito che due gruppi di sabotaggio e ricognizione nemici, per un totale di 26 persone, hanno cercato di entrare nel territorio della Repubblica presso il villaggio di Vodyanaya, ma “essendo passati sul proprio campo minato, sono saltati”. I militari ucraini hanno perso fino a 10 persone, tra morti e feriti.

A fine giugno, una commissione presieduta dal rappresentate del Dipartimento di Stato americano Kurt Volker, si è recata in visita nella parte del Donbass controllata dall’Ucraina. Le Repubbliche del Donbass credono che Kiev abbia deliberatamente mandato i propri soldati a morire in battaglia per fare impressione sul Volker. Secondo le DPR e LPR, l’Ucraina non avrebbe deliberatamente nascosto la verità sulle elevate perdite di un solo giorno, il 1 agosto, per provocare l’indignazione di Volker ed indurlo a credere alla versione ucraina, ovvero che la guerra contro l’Ucraina non sia condotta dalle milizie del Donbass, ma dall’esercito russo.

L’idea degli ucraini ha infatti avuto successo: tornando a Kiev, Volker ha detto che nel Donbass è la “guerra calda”, e ha accusato la Russia. Non ha voluto ascoltare l’altro lato e non ha accettato l’invito a visitare la DPR. Il 2 agosto, la testata americana The Wall Street Journal ha riportato che il Segretario della Difesa statunitense, James Mattis, ha approvato il piano della consegna di “armi difensive” all’Ucraina (missili anticarro Javelin e cannoni antiaerei, in sostanza armi offensive).

Secondo gli esperti, nel Donbass l’aggravarsi della situazione al fronte per Kiev sarebbe servita proprio a questo scopo: convincere gli Stati Uniti della minaccia russa ed ottenere il loro aiuto militare e finanziario. Se gli americani abbiano o meno creduto del tutto alla versione ucraina, non è risaputo.

Confermati i risultati iniziali, al momento è difficile sperare in un miglioramento della situazione nel Donbass, anche dopo l’incontro tra Trump e Putin e la nomina di Volker. Piuttosto, ci si potrebbe aspettare un peggioramento della situazione, soprattutto in concomitanza con l’aumento della pressione sulla Russia da parte degli USA.

Silvia Vittoria Missotti

UN COMMENTO

  1. …….quale differenza tra Hitler e la politica imperialista Americana???……Grazie Silvia per questo articolo che ci fa’ vedere ancora una volta la realta’ e la verita’……Opinione Pubblica avanti cosi’ non mollare…

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