Ieri abbiamo avuto la notizia della scomparsa, ad 89 anni, del grande attore e doppiatore cinematografico Paolo Ferrari, un volto noto a molti di noi per la sua simpatica e professionale teatralità, che l’aveva reso protagonista anche d’importanti sceneggiati RAI amati dal grande pubblico come “Nero Wolfe” e “Orgoglio”.

Oggi, invece, ci ha lasciati Ermanno Olmi, grande regista, colto ed anticonvenzionale, che coi suoi film aveva fatto vera cultura. Aveva 86 anni ed era stato un pioniere soprattutto nel campo dei documentari, ma anche nel cinema vero e proprio s’era sempre contraddistinto per quel suo stile molto personale ed innovativo, avvertibile già dalle sue prime opere come “Il tempo si è fermato”, “I recuperanti” e “La circostanza”. Ma non s’era fermato solo a questo, poiché nei suoi film aveva voluto portare anche il dialetto, nobilitandolo, come ne “L’albero degli zoccoli”, oppure la tradizione cristiana popolare, come in “Cammina cammina”.

Paolo Taviani, fratello di Vittorio anch’esso recentemente scomparso, ha così commentato: “Eravamo amici, più che amici. Ci dicevamo ‘siamo tre fratelli’. Ermanno e noi venivamo da formazioni culturali diverse eppure ci è sempre stato familiare il suo grande cinema tra documento e incantata religiosità. ‘L’albero degli Zoccoli’ è una delle poche opere che regge il confronto con quelle del cinema italiano del dopoguerra, il nostro secondo rinascimento. È un capolavoro del cinema italiano e non solo italiano”.

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Nato a Pisa nel 1983. Direttore Editoriale de l'Opinione Pubblica. Esperto di politica internazionale e autore di numerosi saggi.