Un padre e un figlio sono rimasti feriti ieri a Gerusalemme, all’ingresso del sito archeologico della Città di Davide, da un uomo che ha sparato loro “nella parte alta del corpo”. I fatti sono avvenuti a meno di 24 ore dopo l’attacco terroristico alla sinagoga nel quartiere di Neve Yaakov.

L’aggressore, un 13enne palestinese, è stato ucciso. Lo ha riferito la polizia dello Stato ebraico, secondo cui il ragazzino è stato ferito a colpi d’arma da fuoco da civili armati. L’emittente Kan lo ha identificato in Muhammad Aliyat, proveniente dal sobborgo di Silwan a Gerusalemme est.

Il portavoce del movimento islamico palestinese Hamas, Hasem Kassem, ha elogiato l’attacco, definendolo una “azione eroica” che è “una conferma” del fatto che continuerà “la resistenza in tutti i Territori occupati”.

Ventidue palestinesi affiliati alla Jihad Islamica detenuti in un carcere nel nord di Israele sono stati trasferiti in isolamento dopo aver festeggiato l’attentato compiuto davanti alla sinagoga.

La leadership palestinese ritiene “il governo dell’occupazione israeliana pienamente responsabile per la pericolosa escalation che ha portato a due crimini”. E’ quanto si legge in una nota diffusa al termine di una riunione guidata dal presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp) Mahmoud Abbas a Ramallah.

“Queste politiche sono il risultato del mancato rispetto delle risoluzioni internazionali da parte del governo israeliano dell’occupazione”, aggiunge l’Anp.

Le autorità palestinesi fanno appello “alla comunità internazionale e all’amministrazione americana” affinché chiedano “al governo israeliano di mettere fine alle sue azioni unilaterali”.

Ernesto Ferrante
Giornalista professionista, editorialista, appassionato di geopolitica