Manuel Valls Benoit Hamon

Sette nomi a sfidarsi per un posto da cavallo perdente. Queste le premesse del primo turno delle elezioni primarie (1) del centrosinistra francese per la scelta del candidato che si presenterà alla elezioni presidenziali del prossimo 23 aprile. Al secondo turno che si terrà domenica 29 gennaio, Benoit Hamon, l’uomo del reddito di cittadinanza, e l’ex primo ministro Manuel Valls.

Cinque anni di Hollande hanno eclissato il sole del Regno di Luigi XIV che fu, lasciando in eredità ai francesi: morti per terrorismo, proteste per una controversa legge sul lavoro e crisi latente. Per questo motivo, la sfida decisiva per l’Eliseo senza al momento essere un affaire de droite, una contesa nel campo della destra francese tra François Fillon e Marine Le Pen. I cinque anni di presidenza Hollande ha sbiadito la grandeur francese privando di prospettive la sinistra socialista francese.

Al minimo della popolarità, il Presidente uscente ha deciso di fare un passo di lato per lasciare strada ad altri. In sette si sono presentati per il posto da candidato presidenziale del Partie Socialiste (PS): Jean-Luc Bennahmias, François de Rugy, Benoît Hamon, Arnaud Montebourg, Vincent Peillon, Sylvia Pinel e l’ex primo ministro Manuel Valls, dimessosi il 6 dicembre scorso proprio per concorrere alle primarie.

Le primarie

Il dibattito che ha preceduto il voto di domenica 22 era incentrato sulle prospettive e sulle proposte che ciascun candidato aveva su temi di attualità ed interesse quali l’economia e la società, per la lotta contro la disoccupazione, il terrorismo e le disuguaglianze. Su alcuni punti i sette candidati hanno dimostrato di avere posizioni piuttosto simili, ma diverse risposte hanno messo in risalto le loro differenze, soprattutto su un argomento: l’istituzione di un reddito universale, un reddito di cittadinanza a base mensile per tutti i francesi, proposta avanzata da Benoit Hamon, dai media considerato l’equivalente francese di Bernie Sanders.

I candidati hanno dovuto definire il quinquennio presidenziale di Hollande e Valls: incompiuto per Hamon, difficile da difendere, per Arnaud Montebourg. Solo Manuel Valls alza la testa e dice fierté, fierezza.

Valls si trova in una posizione scomoda che lo vede tra l’incudine e il martello, difendere gli anni del suo operato governativo e, al contempo, avanzare nuove proposte e credibili per rilanciare la Francia.

Risultati

A sorpresa, il primo per voti è stato Benoit Hamon che ha ottenuto il 36% dei consensi, precedendo Manuel Valls – che si è fermato al 31% – e l’outsider Arnaud Montebourg (17,52%) il quale pochi minuti dopo l’annuncio dei risultati ha invitato i suoi a votare per Hamon.

Candidat(e)
Voix
%Voix
B. HAMON
596 647
36,03%
M. VALLS
521 238
31,48%
A. MONTEBOURG
290 070
17,52%
V. PEILLON
112 718
6,81%
F. de RUGY
63 430
3,83%
S. PINEL
33 067
2%
J-L. BENNAHMIAS
11 766
0,70%

Nella tabella sono riportati ai risultati finali dello scrutinio (3). A mettere la freccia e l’obiettivo nel proprio mirino è, quindi, la sinistra del Partie Socialiste con Benoit Hamon ha spiazzato tutti portando all’attenzione degli elettori e poi al centro del dibattito politico imponendolo ai challengers il reddito di base universale, 750 euro al mese per tutti i cittadini, ma per un periodo limitato (4).

I risultati della consultazione primaria fotografano i disagi elettorali della base della sinistra francese, divisa tra il voler a sinistra per arginare il populismo di Marine Le Pen e del suo Front National e coloro che vorrebbero il PS tendente a posizioni più centriste per dare un’opportunità (difficile) di vittoria al suo candidato.

La destra del partie si trova quindi a rincorrere con un Valls che è diventato emblema stesso del fallimento dell’esperienza Hollande, un nome che porta alla mente l’adozione di misure anti-democratiche, come l’avvento governativo sulle prerogative del Parlamento e lo stato di emergenza tuttora in vigore destinato a combattere la minaccia di attentati terroristici.

Nonostante le preoccupazioni della vigilia, seppur in diminuzione, l’affluenza ai seggi e la partecipazione alla consultazione si è assestata intorno al milione e 650 mila di persone.

La fragilità del PS rischia di aggravarsi dopo il secondo turno di domenica prossima. Un’eventuale vittoria di Hamon acuirebbe le divisioni interne, nascoste a malapena negli ultimi cinque anni dal timore di riconsegnare il governo alla destra.

Le posizioni dei due contendenti al ballottaggio appaiono inconciliabili e le posizioni da cui parono prospettano condizioni di diverse: Hamon, infatti, potrà contare su un numero nettamente superiore di sostegni degli altri candidati, su tutti Arnaud Montebourg che detiene un notevole pacchetto di voti da dirottare. A Valls, invece, non è arrivato neppure l’appoggio “sperato” di François Hollande.

Il secondo turno di domenica 29 gennaio deciderà il candidato socialista alla corsa all’Eliseo.

NOTE AL TESTO
  1. Le primarie sono aperte alla “sinistra di governo”: oltre al Partito Socialista, infatti, i partiti che stanno collaborando alla macchina organizzativa e che possono partecipare sono l’Unione dei democratici e degli ambientalisti, il Fronte Democratico e il Partito dei Verdi.
    Alle primarie potranno votare tutti i cittadini e le cittadine francesi iscritti nelle liste elettorali i quali dovranno versare un euro al seggio e sottoscrivere un documento con il quale si riconoscono nei valori della sinistra.
  2. Oltre a Valls, i candidati più noti all’elettorato francese sono Benoit Hamon e Arnaud Montebourg, entrambi ministri nel primo e brevissimo governo Valls, nel 2014, il primo come ministro dell’istruzione, il secondo al dicastero economico.
    Rappresentanti dell’ala più a sinistra del partito, sono critici dell’amministrazione di Valls e di Hollande.
    Vincent Peillon (56), candidato in quanto oppositore di Valls è un ex ministro dell’Istruzione.
    Jean-Luc Bennahmias (62) rappresenta l’Union des démocrates et des écologistes, mentre François de Rugy, 43 anni, è vice presidente dell’Assemblea nazionale e presidente di un piccolo partito ecologista.
    Sylvia Pinel, unica donna del lotto di candidati, è stata ministro nei governi Ayrault e Valls tra il 2012 e il 2016 ed è presidente del Parti radical de Gauche.
  3. https://www.linternaute.com/actualite/politique/1294970-primaire-a-gauche-ps-un-debat-qui-preserve-l-unite-dans-l-attente-du-resultat/#primaire-resultat
  4. Hamon ha proposto anche misure a favore dell’istruzione, una riduzione dell’orario lavorativo settimanale da 35 e 32 ore e inserito nel programma un’idea alternativa di sviluppo economico. L’outsider aggiunge una serie di proposte originali, come un sistema di partecipazione democratica, che consentirebbe all’1% della popolazione, mediante petizioni, di imporre una proposta di legge al Parlamento e pretende tasse sui nuovi robot introdotti dalle industrie, per le perdite conseguenti di posti di lavoro.