Putin-Trump: Ucraina e Donbass

Il 7 e 8 luglio, ad Amburgo, in Germania, ha avuto luogo il vertice del G20, durante il quale si sono tenuti importanti colloqui tra i principali leader mondiali. L’evento centrale del G20 è stato il primo incontro tra i presidenti di Russia e Stati Uniti. Altrettanto importante è stato anche l’incontro tra Putin, Macron e Merkel, che ha avuto luogo il giorno successivo. Questo incontro (che sarebbe stato un incontro tra i rappresentanti dei Paesi membri del “Formato Normandia”, se fosse stato presente anche il presidente ucraino Poroshenko) è stato dedicato esclusivamente alla situazione nel Donbass. Il giorno dopo, il 9 luglio, il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha visitato Poroshenko a Kiev.

In Ucraina, questi negoziati sono stati visti con malcelato disappunto: Poroshenko non era stato invitato al G20, ed il destino dell’Ucraina si è risolto senza la partecipazione del presidente del Paese. Questo è stato percepito come uno schiaffo all’autorità internazionale dell’Ucraina per mano di Angela Merkel, il capo del vertice del G20. Un sondaggio della stampa ucraina ha rivelato una vasta gamma di previsioni e stime, a partire quasi dal panico (“Gli alleati americani ed europei danno l’Ucraina a Putin!”) fino ad una lode, incline a degradare il G20 come un evento mediocre e ordinario.

I media ucraini hanno anche ricevuto commenti e stime, secondo i quali il colloquio a porte chiuse tra Putin e Trump (durato 2 ore e 15 minuti), sarebbe stato ridotto ad un monologo del presidente americano, che avrebbe fatto la morale alla controparte russa. Gli ultimi giorni prima del vertice, invece, l’incontro tra Petro Poroshenko e Donald Trump (durato circa mezz’ora) era stato entusiasticamente commentato dai media pro-governo ucraino.

Piuttosto, una diversa valutazione può essere data dalla maggior parte dei media russi. Essi sottolineano, per esempio, la posizione di Putin in un presunto scontro con Trump sull’intervento russo nelle elezioni degli Stati Uniti. Trump, tuttavia, sembrerebbe non credere nella serietà attribuita agli hacker russi per la propria vittoria. Secondo i russi, sarebbe improbabile che Trump abbia trascorso 40 minuti con Putin smentendo “Fake CNN”, fornendo una propria valutazione sulla notizia fornita da questa emittente. Le questioni più importanti per Russia e USA sarebbero, piuttosto, di politica estera: Siria, Corea del Nord, Donbass (ex Ucraina).

Degli accordi raggiunti sulla questione ucraina durante il G20 si sa molto poco, ma Trump ha definito “eccellenti” i risultati dei negoziati. Tillerson, che si era recato a Kiev il 9 luglio (accolto all’aeroporto da rappresentanti delle istituzioni del Paese), non ha esitato a dichiarare che l’Ucraina è uno strumento per stabilire le relazioni bilaterali tra Stati Uniti e Russia. Questa visione sarebbe una lieve svolta dall’“idealismo” obamiano a favore della “realpolitik”, verso la quale tende invece il Partito Repubblicano.

Al G20 è stata annunciata l’istituzione di un canale permanente di comunicazione, che lavorerà sulla questione ucraina tra la Russia e gli Usa. Dopo la visita di Tillerson a Kiev, si tratterrà in Ucraina per alcuni giorni Kurt Volker, ex analista senior presso la CIA, sostenitore della politica ultra-rigida nei confronti della Russia. Volker, nel 2014, aveva sostenuto fortemente sia l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, insistendo sulla necessità di fornire armi e altre forme di assistenza militare al Paese, sia il rafforzamento della presenza militare degli Stati Uniti nei Paesi confinanti con l’Ucraina. Aveva anche criticato i partner europei degli Stati Uniti, che avrebbero sottovalutato la “minaccia russa” ed avevano accettato di aiutare l’Ucraina, tra cui con mezzi militari.

Tillerson a Kiev ha espresso insoddisfazione riguardo l’attuazione degli accordi di Minsk, ma poi ha chiamato la Russia a dare il primo esempio, ritirando le armi pesanti e cessando di sostenere i “terroristi” (la popolazione del Donbass). Tuttavia, si potrebbero cogliere anche alcune sfumature critiche nelle parole di Tillerson, che suonerebbero come un malcontento nei confronti del presidente in carica Poroshenko, il quale imita l’attuazione delle riforme americane in Ucraina – tra cui, in particolare, la lotta alla corruzione. In questo caso, Tillerson sarebbe invece più propenso a volere vedere attuate le prestazioni di simulazione del contratto di Minsk. Secondo alcuni esperti in Russia, per l’amministrazione americana la sentenza sull’Ucraina sarebbe un mezzo ed uno strumento di pressione sulla Russia al fine di conseguire altri fini più importanti per gli Stati Uniti.

Per migliorare l’efficienza della pressione su Mosca, gli americani sarebbero disposti a rafforzare la presenza militare in Ucraina. Tra l’altro, il 9 luglio, presso il porto di Odessa (città in cui erano stati uccisi diversi filo-russi nel 2014), avevano volato aerei della NATO per condurre esercitazioni militari “See Breeze 2017”. Tuttavia, secondo i russi, più preoccupante sarebbe la tendenza di alcuni funzionari americani ad impegnarsi in un confronto con la Russia che risulterebbe potenzialmente pericoloso per l’Europa. E ora la NATO mirerebbe a schierare truppe anche in Ucraina, a rafforzamento di quelle già stanziate sul Mar Baltico.

Silvia Vittoria Missotti