
Sin da bambino ho amato il calcio. Già dai tempi delle elementari compravo, oltre alle figurine Calciatori Panini, il Guerin Sportivo che all’epoca usciva settimanalmente. Non c’era Tele+, in televisione passavano le coppe e la sintesi su Raitre alle 19.00 di domenica di un match di campionato, quasi sempre commentato da Pizzul. C’erano 90° minuto, c’era Dribbling, Domenica Sprint, Pressing e La Domenica Sportiva. Era un prodotto di qualità, un prodotto che ancora sapeva di romantico, una caratteristica che oggi ritrovi in pochi (Buffa, Adani, Borghi, Cattaneo, Bergomi, Repice…). Il calcio internazionale però per un bambino era difficilissimo da seguire ma il Guerin Sportivo seppe in qualche modo essere decisivo nella nascita di questa mia passione. Le storie e le pagine di calcio internazionale erano dopo i tabellini di A, B, C, D e dopo il film del campionato, a poche pagine dalla fine. Si parlava di Stella Rossa, di Steaua, di Marsiglia a quei tempi. Il paginone con i risultati dei campionati esteri era molto sintetico e solo in alcuni casi avevi il privilegio di leggere oltre al risultato anche i marcatori. C’erano dei giocatori che mi rimanevano impressi, molti forse insignificanti ma per me buffi perché impronunciabili o comunque semplicemente strani. La vita dei bimbi non era come quella di oggi; si usciva di casa finiti i compiti e si rientrava quando ci chiamava la mamma, dal balcone, urlando per fare in modo di essere udita. Zuppi di sudore, con le ginocchia sbucciate e spesso col pallone bucato dalle spine di una rosa o di una siepe. Quando non si giocava a pallone capitava di andare al bar o in sala giochi e lì, anche se non sapevi una mazza di inglese, qualcosa riuscivi a comprendere perché la Konami in italiano non scriveva niente! Imparavi ‘Score’, ‘Fighter’, ‘Start’, ‘Insert Coin’, ‘Speed’…… già ‘Speed’. ‘Speed’ è una delle prime parole che un bimbo impara in inglese, forse ancora prima di ‘Hello’ e ‘Thank you’ perché la vede nei videogiochi, nei film, nelle trasmissioni. ‘Speed’, lo sapete, significa ‘Velocità’ ed è una parola, un cognome, che mi è rimasto scolpito nella mente sin dal primo momento in cui l’ho letto nel Guerin Sportivo. Tra i marcatori del Leeds United c’era un giocatore che si chiamava ‘Velocità’ e ogni martedì appena comprato il Guerin Sportivo andavo a controllare se ‘Velocità’ avesse segnato. Era l’unico modo per avere notizie su di lui. Con Tele+, con Internet, con l’evoluzione della carta stampata, è diventato sempre più facile avere notizie sul calcio internazionale e quindi anche la passione per il Signor Velocità è cresciuta ulteriormente. Gary Andrew Speed era un calciatore straordinario, a quanto pare un uomo ancora più straordinario. Meritava un altro palmarés per come giocava, per quello che era in grado di dare e rappresentare. Tutti parlano di Ryan Giggs, tutti parlano di Gareth Bale, un po’ meno di Aaron Ramsey e, purtroppo, fuori dai confini gallesi, britannici, molti si dimenticano di Gary Andrew Speed. Ok, ha un palmarés scarso ma non aveva niente da invidiare ai colleghi più illustri.
Provate a chiedere a un tifoso del Manchester United, dell’Arsenal, del Tottenham, dei Rangers, dei Celtic, del Cork City, chi era Gary Speed; vi risponderanno tutti allo stesso modo, cioè un grandissimo calciatore, uno dei più belli da vedere, uno degli esterni più forti della storia del calcio britannico. Ho citato solo alcune squadre, peraltro dove non ha militato. Sebbene fosse tifoso dell’Everton siamo pronti a giurare che anche dalle parti della Kop vi parleranno bene di lui. Era fantastico, era forte, era un giocatore, era un atleta dall’inizio alla fine della partita, dall’inizio alla fine della stagione. E’ il giocatore che tutti avrebbero voluto nella propria squadra. Leeds United, Everton, Newcastle United, Bolton Wanderers e Sheffield United sono i club fortunati. Il Galles è la nazionale fortunata. Il 27 novembre 2011 però hanno pianto tutti, non solo i suoi tifosi. Il calcio britannico rimase in ginocchio da quella notizia proveniente dal Cheshire. Il calcio internazionale rimase attonito, quello italiano non troppo. Dispiace dirlo ma da noi una figura come Speed non ha avuto il giusto risalto e non lo ha nemmeno adesso che di gente con dei valori e delle storie da raccontare ce n’è bisogno. A distanza di quasi quattro anni dalla sua scomparsa il mondo del calcio britannico non si è abituato a stare senza di lui e ne sono fede i continui attestati che giungono da ogni tifoseria, ogni società, da ogni sportivo in generale. Nemmeno il sottoscritto si è abituato e infatti sto tentando con le mie poche capacità narrative di potervi rendere partecipi di quel vuoto che ‘Velocità’ ha lasciato nel calcio. Alan Shearer ha dichiarato che, durante le vacanze estive del 2011, Gary si era confidato dicendogli che il suo matrimonio con Louise era in crisi. Chiaramente l’ex bomber di Blackburn e Newcastle lo rincuorò dicendogli frasi che probabilmente tutti avremmo pronunciato in quel momento: ‘sono cose che capitano’, ‘in ogni matrimonio ci sono alti e bassi’ e così via. Tentativi inutili, Gary chiuse il discorso facendo intendere di voler chiudere la storia: ‘I’m going to give it a go and stick in there’. Chi lo conosceva giura però che nonostante i litigi la coppia era unita e l’amore per i figli contribuiva a renderla tale. Il 26 novembre 2011 Gary partecipò alla trasmissione della BBC ‘Football Focus’ e apparve quello di sempre, sorridente e cordiale. Uscito dagli studi è andato con la moglie ad una festa a casa di un amico che abitava vicino a loro. Serata piacevole, addirittura Gary si era fatto il bagno in piscina con i vestiti addosso. Una serata di quelle che ridi tutto il tempo. Finita la serata, nel tragitto in taxi verso casa i coniugi Speed hanno una lite per motivi futili e una volta rientrati Louise decide di prendere la macchina per andare a fare un giro. Uscire da casa non è semplice, Gary non vuole che esca ma alla fine Louise ci riesce, passando da una porta laterale. Il problema è rientrare, la porta laterale non si apre dall’esterno e a notte fonda tutti dormono. Louise resta in macchina e alle sette del mattino mentre si dirige verso il portone passa davanti al garage e dalla finestra nota Gary, impiccato. I figli corrono giù ad aprire la porta del garage ma ormai non c’è più niente da fare. Al loro arrivo i paramedici possono solo constatare il decesso per ‘autosospensione’.
La polizia però vuole vederci chiaro e decide comunque di aprire un’inchiesta e, sebbene sia ovvio sin da subito che nessuno ha aiutato Gary a compiere il tragico gesto, ci sono alcuni aspetti da chiarire. Probabilmente Gary si è sentito abbandonato quando Louise è uscita con la macchina e ha perso la testa. In quei momenti si reagisce in modo strano e il gesto della moglie non va stigmatizzato perché magari era solo un modo per smaltire la rabbia. Siamo sicuri che il suicidio sia volontario? Gli inquirenti non tanto e non è assolutamente una visione paradossale delle cose. Sulle scale del garage sono state rinvenute delle tracce di umido, segno che Gary era seduto lì. Ricordate il tuffo in piscina? Il vestito probabilmente non si era ancora asciugato. Inoltre quando il corpo è stato rinvenuto è stato notato come le dita dei piedi sfiorassero gli scalini. Non si esclude quindi che quello che poi si è trasformato in tragedia non voleva essere altro che un gesto dimostrativo; infatti il medico legale ritiene che ci possa essere la possibilità che Gary si sia seduto con il laccio intorno al collo e che magari stesse aspettando la moglie (ignaro che si fosse scordata le chiavi). Nell’attesa si potrebbe essere addormentato e di conseguenza si sia sbilanciato in avanti rimanendo soffocato. Sembra una forzatura alla quale però mi sento di voler credere. Louise racconta di un sms ricevuto quattro giorni prima dove il marito prima allude al suicidio nel caso non si sistemassero le cose ma poi si rimangia tutto facendole capire quanto tiene a lei e ai figli. La madre parla del figlio come di un uomo legatissimo alla propria famiglia anche se in quegli ultimi giorni lo aveva visto soltanto in TV e aveva notato qualcosa che non andava. Non era il sorriso di Gary quello e quella barba incolta non era da lui. Tutti amavano ‘Mr Nice Guy’, com’era soprannominato Gary Speed. Craig Bellamy, non uno molto incline a fare complimenti dichiarò: ‘Speedo was my idol in football. He was everything I tried to become.’ Speedo era il mio idolo, lui era quello che sarei voluto diventare’. Un tifoso ha riportato la frase: ‘Go on Gary Speed, get one yourself son’, risalente alla prima stagione col Leeds. Gli stadi di mezza Inghilterra furono riempiti di sciarpe, fiori, messaggi per Gary. A Leeds, fuori da Elland Road la statua del leggendario Billy Bremner era circondata da migliaia di maglie, sciarpe, fiori, lettere, tutte per Gary Speed. Un mito. Beckham da Los Angeles trasmise il suo dolore anche attraverso gli organi di stampa. I politici di tutto il Regno Unito lasciarono un messaggio per il campione gallese. Alcuni inviati delle testate sportive non sono riusciti a terminare il loro pezzo in diretta Tv, lasciandosi andare in pianti disperati. Era, è, e sarà sempre amato Gary. Era nato l’8 settembre 1969 a Mancot, nel Flintshire al confine tra Galles e Inghilterra. E’ cresciuto tra Mancot, Deeside e Aston Park. A Deeside ha frequentato la Primary School, la stessa di un certo Ian Rush, di un certo Barry Home e di un certo Michael Owen. Si divideva tra calcio e cricket e racimolava qualche spicciolo facendo il ‘paperboy’, il ragazzo che consegna i giornali.
Nel suo quartiere di pertinenza consegnava il giornale anche a Kevin Ratcliffe, all’epoca capitano dell’Everton, la squadra del cuore di Gary. Finite le scuole si trasferisce a Leeds perché quel sinistro lì ce l’avevano in pochi. E’ stato fondamentale andar lontano da casa perché comprese veramente il significato della parola ‘sacrificio’. Casa popolare, allenamenti e lavoretti per arrotondare. A casa riusciva a guardare un po’ di Tv prima di andare a dormire. Ogni tanto gli capitava di passare davanti al Burger King che c’era nel quartiere e un giornò di questi notò Gordon Strachan che era già in prima squadra, che mangiava una banana e delle alghe. Rimase scioccato il giovane gallese: “ma che diavolo mangia?” Eppure gli servì anche quello perché imparò a non lasciare nulla al caso e a curare i dettagli. Un anno dopo, il 6 maggio 1989 il ‘Sergente Wilko’ Howard Wilkinson lo fece esordire in prima squadra in Leeds – Oldham 0-0, match di Second Division (serie B inglese).. Diventò una pedina fondamentale già dalla stagione successiva che riportò il Leeds in First Division (l’odierna Premier League). Nell’annata 91-92 centra il titolo di campione d’Inghilterra. Era una squadra stellare quella allenata da Wilkinson che schierava un 4-4-2 con Lukic; Sterland, Fairclough, Whyte, Dorigo; Strachan, McAllister, Batty, Speed; Chapman, Wallace. Centrocampo da sogno, il lusso era Cantona in panchina. Speed collezionò 42 presenze e 7 gol giocando come esterno sinistro di centrocampo, il suo ruolo naturale. Lascerà l’Elland Road nel 1996 dopo la sconfitta in finale di FA Cup contro l’Aston Villa. Quell’estate passerà all’Everton per 3,5 milioni di sterline. Gioca per la sua squadra del cuore e al primo derby contro il Liverpool dà il suo contribuito segnando un gol. La stagione successiva è addirittura capitano ma durante il campionato qualcosa non va e la tifoseria non la prende bene. In estate passerà al Newcastle ma la stampa e i tifosi continuano ad interrogarsi sul perché abbia lasciato il club che amava sin da piccolo. Ad un’intervista al ‘Liverpool Echo’ ribadirà che i motivi non può renderli noti perché ha paura di far male ai tifosi e a tutto l’Everton Football Club. Indiscrezioni danno come responsabile di tutto l’allenatore Howard Kendall, non un carattere facile. A Newcastle incontra Sir Bobby Robson con il quale nasce un feeling incredibile. C’è anche Shearer in quella squadra. In termini di risultati non andò benissimo sebbene furono delle stagioni più che buone. I Magpies si sono fermati sempre ad un passo dall’obiettivo perdendo le finali di FA Cup con Arsenal e Manchester United. Sir Bobby Robson definirà lui e Shearer due campioni e due uomini unici, un esempio per tutti. A 35 anni passa al Bolton e anche lì l’affetto dei tifosi è subito grande. Il Bolton deve salvarsi e l’obiettivo con Gary Speed in squadra è alla portata. Il 9 dicembre 2006 in Bolton-West Ham 4-0 Gary colleziona la presenza numero 500 in Premier League. E’ il primo calciatore a raggiungere questo traguardo. Avrà anche una parentesi come allenatore nel maggio 2007 ma poi decide di tornare subito a giocare. E’ ancora presto per la panchina. Lo farà a Sheffield, sponda United, non prima però di aver giocato due campionati tra il 2008 e il 2010. La stagione 2010-2011 comincia male per i Blades che in Championship (così è stata rinominata nel frattempo la serie B inglese) partono frenati pareggiando col Cardiff e perdendo 3-0 con il QPR. Come se non bastasse vengono eliminati dalla Coppa per mano dell’Hartlepool (serie C inglese). E’ in quel momento che la dirigenza decide quindi di affidargli la panchina. E’ la prima esperienza per lui e non è semplice. Nelle prime 17 partite ottiene 6 vittorie rimanendo nella parte bassa della classifica. Nel frattempo Toshack si dimette da commissario tecnico del Galles e la Federazione tra i tanti papabili inserisce anche Speed, sponsorizzato da Mark Hughes. Le trattative si concludono il 13 dicembre 2010 con la firma sul contratto di tre anni e mezzo di durata. Nonostante la carriera da giocatore sia piena di riconoscimenti importanti in molti non sono convinti della scelta fatta. Troppo giovane, non è motivato, è venuto solo per liberarsi dallo Sheffield, i commenti più teneri. Bale, Ramsey, Bellamy hanno bisogno di uno giovane, la rosa del Galles è zeppa di ventenni e serve programmazione. Lascia consensualmente lo Sheffield United e accetta. L’esordio non è dei migliori: sconfitta per 3-0 a Dublino contro l’Irlanda di Trapattoni. Dopo un primo tempo equilibrato gli uomini di Speed cedono di schianto facendo largo a Gibson, Duff e Fahey. La volta dopo tocca ad un altro italiano, Fabio Capello, mettere alla prova il giovane collega e l’Inghilterra si impone 2-0 tra le mura amiche. La nazionale gallese precipita al 117° del ranking FIFA ma da lì nasce la scalata fino al 45° posto, dove non era mai stata, grazie al lavoro di Gary. L’ultima panchina è stata il 12 novembre 2011 in amichevole: Galles-Norvegia 4-1. E poi? E poi niente, ho deciso di raccontarvi questa storia partendo dalla fine per poi mostrarvi la sua carriera, le sue gesta e penso che sia giusto lasciarla così come se non fosse mai finita perché chi adora Gary Speed ancora non riesce ad essere consapevole al 100% di quello che è successo il 27 novembre 2011. In un’intervista di poco tempo prima Gary fece un riassunto della sua carriera. Più volte mette in risalto l’orgoglio di essere stato il secondo gallese di sempre per numero di presenze in nazionale (85) molte delle quali con la fascia di capitano. Rimpianti? Ce ne sono, a cominciare da quel Galles-Romania 1-2. Chi vinceva andava ad USA 94; al 63’ sull’1-1 Bodin sbaglia il rigore che poteva dare ai britannici il pass per i mondiali. Gary si è sempre chiesto ‘chissà se lo avessi tirato io…’. 841 presenze ufficiali con squadre di club, 136 reti, terzo per presenze in Premier League dietro a David James e Ryan Giggs. Non so se sono riuscito a farvi capire chi era Gary Speed. Vi lascio con una lettera di Robbie Savage, storico giocatore del Galles, amico e compagno di Gary…
Sto guardando i titoli e non riesco ancora a crederci. Il mio capitano, il mio eroe, il mio compagno se n’è andato e io non riesco a capire perché. Aveva il mondo ai suoi piedi, eppure era la persona che chiunque avrebbe voluto al suo fianco se ci fosse stato un problema. Da quando partecipo a Strictly (trasmissione inglese stile ‘Ballando con le stelle’) mi ha telefonato ogni sabato mattina per augurarmi buona fortuna e ci facevamo un sacco di risate. Ci prendevamo in giro come al solito, parlando di calcio e danza. Una delle ultime cose che mi ha detto era, “Non si può lasciare fuori per due volte Craig”. Poi alle 10 di questa domenica ho scoperto che non avrò più telefonate da Gary. Ero cresciuto molto vicino a lui nel corso dell’ultimo anno. Era sempre stato un amico. Ma in quel momento eravamo diventati migliori amici. Ci sono persone nel mondo del calcio che vi tirano pietre anche quando andrete in pensione ma non è il caso di Gary. Ha avuto tempo per tutti, sempre. Era un ragazzo eccezionale. E’ stato un onore conoscerlo e un onore giocare con lui. La prima volta che l’ho incontrato è stato quando sono stato convocato in nazionale per la prima volta. I veterani mi guardavano male perché ero uno smilzo che giocava nel Crewe, tutti tranne lui. Mi ha trattato come se fossi Ian Rush o Mark Hughes e mi ha fatto sentire a 10 metri di altezza. Come un leader e un capitano, era imbattibile. Era forte, ma c’ha messo anche tanto cuore. Era in forma come un violino, quello che si potrebbe definire un modello di professionalità. Era un leader nello spogliatoio e in campo era l’uomo che si desidera avere a fianco quando si è in trincea. Da quando ho appreso della sua morte, ho pensato a tutte le cose che abbiamo condiviso. Come compagni di squadra, quando battemmo l’Italia 2-1 al Millennium nel 2002. Ha giocato terzino sinistro quella notte, ma fece quello che doveva fare per la squadra come sempre. E‘ stata una vittoria meravigliosa, una delle più grandi nella storia del Galles, e io non la posso dimenticare, eravamo felici, saltavamo dalla gioia. Ricordo anche un Everton-Leicester da avversari. Eravamo amici e i nostri padri giunsero insieme dal Galles per vedere la partita. Ho colpito Gary con una gomitata involontaria nel naso e dopo è venuto dritto verso di me e mi ha fatto l’occhiolino mentre venivo ammonito. Dopo la partita gli altri giocatori ci guardarono stupiti mentre parlavamo con i nostri genitori. Ci siamo fatti una grande risata dopo. Abbiamo riso anche quando Gary venne chiamato ad allenare il Galles e pensai che forse sarei tornato in nazionale. “Che bello, perché sto cercando un autista di autobus” disse Gary. Poi gentilmente mi spiegò come mai non mi avrebbe convocato: “Se tu fossi 10 anni più giovane, Sav… ma non lo sei” disse. Era sempre così onesto e così sincero. L’ultima volta che l’ho visto è stato tre o quattro settimane fa, quando è venuto giù a Strictly con la moglie. Dopo che avevo completato la mia esibizione gli ho fatto l’high-fived e posso ancora vederlo seduto lì adesso, con un grande sorriso sul suo volto, così felice e così orgoglioso della sua compagna. È così che io penso sempre a lui. In allegria con un gran sorriso, godendo della sua vita e dei suoi amici. Quanto è successo è molto più di scioccante. Non c’è mai stato un accenno di questo, mai. Aveva una bella moglie, due figli splendidi. Aveva un ottimo lavoro e una grande squadra ed era sul punto di fare qualcosa di grande. Non so il motivo per cui questo è successo e non credo lo saprò mai, ma so che è stato un onore essere il suo compagno di squadra e il suo amico.
“We can’t replace Gary Speed. Where do you get an experienced player like him with a left foot and a head?” (Sir Bobby Robson)
