La trattativa in atto tra il governo greco e i vertici europei si presta a molteplici interpretazioni, molte delle quali già approfonditamente vagliate dai vari e numerosi osservatori ed esperti della materia. C’è chi dice che Bruxelles e soprattutto i paesi creditori, Italia compresa ma non solo, vogliano scongiurare a qualsiasi costo un’uscita di Atene dall’Eurozona, perché ciò metterebbe a repentaglio o manderebbe comunque in dissesto i sistemi bancari dei paesi cardine dell’Europa, suoi fondatori. I crediti tedeschi, francesi ed italiani, infatti, si tramuterebbero in carta straccia di fronte ad una Grecia che, uscita dall’Euro, potrebbe a quel punto mettersi ad imitare l’Argentina e l’Ecuador. Qualcun altro, più maligno, e per questo forse anche più ostracizzato dal cosiddetto “mainstream”, dice invece che alla Germania, sotto sotto, l’idea di mettere la Grecia di fronte a condizioni impraticabili e non onorabili non dispiaccia più di tanto. Atene, infatti, sarebbe costretta a quel punto a far fallire qualunque accordo, accollandosi così la responsabilità del tracollo di un’Unione la cui fine invece starebbe a cuore soprattutto ai tedeschi. Liberatasi dai lacci e dai lacciuoli dell’Euro, la Germania si potrebbe sbizzarrire lasciando galoppare liberamente la propria economia, ed il lavoro sporco di questa sua liberazione, della distruzione dell’Europa monetaria, verrebbe comunque tutto addebitato a Tsipras, a Varoufakis e alla Grecia. Anche l’ipotesi che la Germania voglia costringere la Grecia a fare il “lavoro sporco” non è del tutto peregrina, ma in tal caso andrebbero considerate anche le contropartite, cose per le quali occorrerebbero i pareri di numerosi economisti, ed un ulteriore fattore rappresentato dal coraggio della signora Merkel di praticare una simile strada. Angela Merkel s’è sbracciata molto per darsi l’immagine di “Lady di Ferro”, ma certi eventi come la crisi ucraina hanno invece dimostrato una sua sostanziale passività o paura di fronte all’iniziativa altrui, quasi una tendenza a mettersi sulla difensiva e a rinchiudersi in un ideale ridotto costituito dalla vecchia tradizionale politica ereditata dalla Germania Occidentale. Insomma, non può essere lei il leader in grado di fare la differenza in una situazione tanto complicata.
Che ci piaccia o meno la differenza, oggi come del resto anche in passato, è data soprattutto da politici in grado di rompere intelligentemente i vecchi schemi e soprattutto i vecchi stereotipi. Schroeder, da questo punto di vista, era indubbiamente graziato da una superiore maestria. Disse di no a Bush, avvicinò Berlino a Mosca, riformò lo Stato sociale che mostrava le prime crepe scongiurando così interventi più tardivi e penalizzanti, investì enormemente sull’Est che Kohl s’era limitato ad assorbire e diciamo pure a razziare. Fu il cancelliere che, al netto di tante e doverose critiche, seppe comunque trascinare la Germania fuori dalla crisi consecutiva alla fine dell’edonismo degli anni di Kohl e del post-riunificazione, preparandola ai grossi successi di questi ultimissimi anni. Successi di cui ha beneficiato il cancellierato Merkel, ma sui quali quest’ultimo non può vantare importanti meriti.
Ecco, forse Schroeder avrebbe tenuto un differente approccio nei confronti della Grecia, più costruttivo e colloquiale, oppure, giungendo al governo adesso, a cose ormai fatte e compromesse, avrebbe trovato anche il coraggio per indurre i greci a fare il succitato lavoro sporco, in cambio magari di un trattamento economico di favore. Ma, prima ancora di una situazione tanto estrema, si sarebbe di certo adoperato con maggiore cautela ed intelligenza nel cercare di salvare l’Unione Europea, intuendone l’urgente necessità di una riforma.
Il problema è che, come recita quel proverbio siciliano, “il pane si fa con la farina che si ha”. Un tempo c’erano Schroeder, Chirac, Prodi o Berlusconi, Papandreou, e così via. Il concerto europeo era molto più uniforme e le menti al governo decisamente più brillanti. Oggi la situazione è molto più polarizzata, con un’Europa lacerata fra “euro-entusiasti” ed “euro-scettici”. Di fronte ad un certamente valido, capace e brillante Alexis Tsipras, c’è un’Angela Merkel cupa e mogia, sulla cui fermezza e scaltrezza direi che credano ormai soltanto i fans più accaniti, ed un François Hollande che appare come una versione tragica e per nulla comica di Monsier Hulot o dell’Ispettore Clouseau. Quanto a Renzi, questa specie di giovane Paolo Bonolis prestato alla politica, non vale nemmeno la pena di parlarne, anche perché in questo editoriale parlavamo di Europa e non di Bim Bum Bam.
Insomma, se questi sono i leader, difficilmente possiamo sperare in grandi colpi di genio. Come andrà a finire? La Grecia seguirà il suo destino, la Germania starà a guardare cercando di guadagnarci il più che può, e i “latini”, francesi ed italiani, continueranno ad incassare come sempre è avvenuto. Di questi tempi, anche solo cadere in piedi come succede ai tedeschi è un grosso successo: che però a noi non è dato.
