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Gli affanni di Virginia, la partenza lanciata di Chiara

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Gli affanni di Virginia, la partenza lanciata di Chiara

Due donne, la stessa appartenenza politica ma due inizi decisamente opposti. Una è Virginia Raggi, molto mediatica e presenzialista, salita in Campidoglio tra lacrime di gioia e speranze di cambiamento ma già in affanno, nonostante le smentite di rito, per il varo della giunta, probabilmente anche per le pressioni del mini “Direttorio” di 5 parlamentari e consiglieri regionali che segue passo dopo passo le sue mosse. L’altra è Chiara Appendino, neo sindaco di Torino, riservata ma molto decisa, più autonoma da Grillo e dai vertici, abile ad individuare in poco tempo gli uomini giusti per la sua squadra di governo e pronta a destrutturare l’apparato di potere arroccato per anni attorno al Pd.

L’avvocato romano ha dovuto incassare già i primi stop di Beppe Grillo, dovuti alle forti polemiche interne ai pentastellati, esplose per le nomine di Raffaele Marra, ex uomo di Alemanno, e del “super-raggiano” Daniele Frongia.

Virginia, come vuole essere chiamata, continua a ripetere che “non ci sono tensioni all’interno del Movimento” ma i fatti dimostrano il contrario. Dopo una telefonata del fondatore del Movimento, la nomina di Marra è stata revocata ed è stato annunciato il passo indietro di Frongia, che potrebbe diventare vicesindaco. La Giunta dovrebbe essere presentata alle 15 del 7 luglio ma, al momento, si ragiona ancora sulle ipotesi. 

Le attenuanti non mancherebbero ma molti iniziano a chiedersi se si tratti solo di uno scotto dovuto all’inesperienza o se dietro i primi passi incerti, vi sia qualcosa di più politico, con lotte interne e controllori sullo sfondo. Il M5S non ha mai governato e non pare disporre, tra i “neofiti”, delle competenze necessarie per far ripartire Roma.

Il “nuovismo” a tutti costi, preteso dalla base e da buona parte dei vertici, potrebbe portare più danni che benefici.

Situazione diametralmente opposta sotto la Mole, dove Chiara Appendino, bocconiana con una laurea con lode in Economia internazionale e management e tesi di marketing sulle strategie di entrata nel mercato cinese, ha annunciato i primi 3 assessori già prima della sonante vittoria su Piero Fassino, precisamente il 10 aprile, fra i quali quello al Bilancio e quello all’Urbanistica. Poi ne ha scelti altri 6 prima del 19 giugno, con la procedura del bando pubblico.

Il suo debutto con la fascia tricolore, è stato scandito dalla cannonata sparata contro il vecchio establishment torinese, con la pubblica richiesta di dimissioni di Francesco Profumo, presidente della Compagnia San Paolo, prima azionista di Intesa San Paolo e fulcro del potere torinese.

Il neo sindaco ha anche annunciato di voler attaccare il debito attraverso risparmi di spesa, con il taglio del 30% di quel sistema di “staffisti” e dirigenti fiduciari in forza alla precedente amministrazione guidata dal Piero Fassino.

Decrescista la Raggi, più sensibile al richiamo di certe tematiche che vanno per la maggiore nell’ambiente grillino; sostenitrice di una “nuova industrializzazione” la Appendino, figlia di Domenico, vicepresidente esecutivo e responsabile per anni dello sviluppo internazionale di Prima Industrie che guida un Gruppo leader nello sviluppo, produzione e commercializzazione di sistemi laser per applicazioni industriali e macchine per la lavorazione della lamiera, oltre a elettronica industriale e sorgenti laser, a cui si deve l’apertura di vari stabilimenti in Cina.

Chiara ha già dato inizio alla sua “rivoluzione”. Adesso tocca a Virginia.