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Golpe in Zimbabwe. Mugabe e la moglie sotto la custodia dei militari

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Golpe in Zimbabwe. Mugabe e la moglie sotto la custodia dei militari
Il Presidente Robert Mugabe e la moglie Grace.

Sono ore convulse ad Harare, la capitale dello Zimbabwe. Dopo aver preso il controllo dell’edificio che ospita la TV pubblica, i militari hanno ufficialmente dichiarato d’aver assunto il potere, confermando così quanto già da diverso tempo veniva ipotizzato da molti osservatori. “L’esercito dello Zimbabwe prende il potere”, è stato infatti il laconico ma significativo comunicato subito emesso dalla TV nazionale.

Ad avvalorare ulteriormente la tesi del golpe, è la notizia che il novantenne Presidente Robert Mugabe e la moglie siano adesso in custodia, sotto il controllo degli stessi militari. Così almeno dicono il Financial Times e il New York Times, giornali solitamente molto attenti alle sorti dello Zimbabwe, ma sul cui conto hanno sempre diffuso anche molte notizie spazzatura o “fake news” che dir si voglia.

Il portavoce dei militari che ha letto il comunicato alla TV pubblica ha dichiarato che la sicurezza di Mugabe e della moglie è “garantita” e che le forze armate in questo momento stanno proteggendo anche gli uffici governativi e le strade della capitale. Ufficialmente, sempre secondo i militari, saranno presi di mira unicamente i “criminali” intorno all’anziano Capo dello Stato e una volta che il tutto sarà stato espletato la situazione ritornerà alla normalità. Il messaggio è rivolto anche alla magistratura: “Quale braccio indipendente dello Stato siete in grado di esercitare la vostra autorità indipendente senza timore di essere ostacolati come è avvenuto con questo gruppo di individui”. Ma ci sono parole anche per “gli altri servizi di sicurezza”, a cui si chiede di “cooperare per il bene del nostro paese essendo chiaro che intendiamo affrontare” le “minacce per la sicurezza nel nostro paese perciò ogni provocazione avrà un’appropriata risposta”.

Secondo il sito locale dell’Huffington Post, anche questo da prendere decisamente con le pinze, i militari avrebbero poi arrestato il Ministro delle Finanze Ignatius Chombo, considerato uno dei principali “criminali” che avrebbero inferto sofferenze al paese. Chombo è un personaggio di punta della fazione “G40” (Generation 40) del partito di governo ZANU-PF, guidato dalla consorte di Mugabe, Grace, che secondo varie indiscrezioni stava lavorando per impedire la salita al potere della fazione rivale, quella della “Lacoste Faction”, ossia i sostenitori del vicepresidente defenestrato Emmerson Mnangagwa (detto “il coccodrillo”). Il G40 voleva Grace come nuovo Presidente dopo l’intuibilmente vicina morte di Mugabe.

L’ex vicepresidente dello Zimbabwe, defenestrato la scorsa settimana dall’entourage di Mugabe ed immediatamente fuggito all’estero, Emmerson Mnangagwa, ha prontamente lodato l’azione dei militari rivelando l’esistenza anche di una trattativa fra questi ultimi e lo stesso Mugabe, che cercava di fermarli. “Salutiamo e applaudiamo il coraggio della nostra Zdf che, in maniera decisiva ha respinto concessioni dell’ultimo da parte di un dirigente il cui unico obbiettivo era di creare una dinastia familiare”, ha scritto l’ex vicepresidente su Twitter, che ha poi precisato come “Una fase di transizione guidata dall’esercito spianerà ora la strada a un’elezione libera, corretta e democratica”.

Mnangagwa, per cinquant’anni al fianco di Mugabe e da tutti visto fino ad una settimana fa come il suo delfino, era stato silurato con l’accusa di tramare contro l’anziano Presidente anche con l’ausilio di stregoni. Quel che è certo è che, stregoni o no, adesso per lo Zimbabwe cambieranno molte cose. Il paese, legato a doppio filo con la Cina, con la sua futura dirigenza potrebbe molto rapidamente cambiare indirizzo, o quantomeno riequilibrare le proprie posizioni in politica interna ed estera, così come in economia, riavvicinandosi significativamente agli Stati Uniti e all’Inghilterra. Da questo punto di vista, non a caso, Mnangagwa è già in trattative per prendersi i voti e le simpatie delle discutibili opposizioni filo-occidentali dello Zimbabwe.