Nigel Farage, vincitore morale del referendum sulla Brexit, ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del suo partito, l’Ukip. S’ignorano ancora le motivazioni ufficiali di questa scelta del politico inglese, che dopo il recente trionfo referendario sembrava sempre più sulla cresta dell’onda. Ad una conferenza stampa, poco fa, avrebbe dichiarato: “Continuerò a sostenere i movimenti per l’indipendenza in tutta Europa. Ho ormai ottenuto il mio obiettivo, non sono un politico di professione”. Ha poi aggiunto che non sosterrà nessuno fra i possibili candidati alla sua successione, auspicando che vinca il migliore.
Nigel Farage è stato per venticinque anni un sostenitore dell’uscita del Regno Unito dalla Unione Europea. È stato spesso protagonista di feroci battibecchi al Parlamento europeo, in particolare negli ultimi due anni, dove attaccava l’UE per le provocazioni nei confronti della Russia di Vladimir Putin ed aver scatenato la crisi in Ucraina. Prima di dimettersi ha detto: “Il Regno Unito non sarà l’ultimo paese a lasciare l’Unione Europea”, che si aggiunge al monito che Farage aveva lanciato appena dopo la vittoria del Brexit: “Il genio dell’euroscetticismo è uscito dalla lampada e non verrà rimesso al proprio posto“.
“Adesso – ha poi detto – abbiamo bisogno di una leadership forte del paese, un premier che non svenda il paese alle logiche del ‘business as usual’ e che faccia tornare il Regno Unito un’economia intraprendente. Adesso la pressione è tutta sulla Merkel e su Hollande, che hanno le elezioni il prossimo anno. Sono sicuro che questa situazione ci favorirà e ci farà ottenere un buon accordo con l’Unione Europea. Abbiamo infatti bisogno di un premier con un team di negoziatori e di esperti in grado di negoziare condizioni favorevoli con Bruxelles”.
Resta però il reale interrogativo: dopo ventitré anni da leader dell’UKIP quello di Farage è un reale ritiro a vita privata o è una nuova strategia per dare un volto più moderato al partito? Tuttavia promette: “tornerei se il Parlamento non rispettasse il referendum”. Staremo a vedere.