Gli antichi romani, persone molto razionali, ci hanno insegnato a porci questa domanda, quando vogliamo conoscere i reali attori e i veri scopi di una qualunque vicenda: «Cui prodest?»

A maggior ragione, il discorso vale quando si parla della «Questione greca» che ha scoperchiato il Vaso di Pandora: migliaia di persone, alcune delle quali incapaci di trovare su una cartina geografica perfino l’Italia, hanno sentito il bisogno di delirare sulla vicenda greca. Poco male, se non fosse che fra i tanti improbabili esperti, c’erano anche numerosi «giornalisti» gente cioè che, a sentir loro, dovrebbero fungere da barriera, da filtro, fra le false notizie che girano sul perfido web, e quelle vera appunto trasmesse, quasi in modo eucaristico, dai sacerdoti del Vero e del Giusto. La prova, l’ennesima, di quanto siano inaffidabili i media occidentali, italiani fra i primi, è stata la vicenda del referendum greco, quando i giornalisti di cui sopra, in preda alle doglie da wishful thinking e da servilismo obamerkeliano, hanno pronosticato la schiacciante vittoria del «Sì.» Ovviamente, se fossero andati a intervistare i greci (quelli veri, non il ceto medio cosmopolita, le cui idee sono identiche, abitino a New York, a Kiev o ad Atene) non avrebbero sbagliato in maniera così fragorosa.

D’altra parte, non c’erano solo gli obamerkeliani a gufare contro il referendum, ma anche i cretinetti, gli utili idioti delle potenze straniere, vale a dire gli estremisti del KKE (fuffocomunisti) e di Alba Dorata (neonazisti). Sebbene questi ultimi formalmente abbiano appoggiato il «No» poi ne hanno approfittato per unirsi al KKE e ai pro-Troika contro il governo Tsipras. Il referendum, nonostante il dubbio sostegno di AD, il solito astensionismo del KKE e la propaganda martellante a livello mondiale in favore del «Sì», ha visto il trionfo del «No.» E questo ha scatenato rabbia e paura nelle stanze del potere di mezzo mondo.

Ma «No» a cosa?

Il «No» era relativo al diktat europeo che prevedeva la sostanziale distruzione dell’economia greca, condita da umiliazioni gratuite, in cambio di poche concessioni. Il referendum ha sancito che il popolo greco non era disposto ad accettare senza discutere, che in sostanza voleva dire la propria sul proprio Destino.

In ogni caso, la questione era (ed è) molto più complicata, innanzitutto per il ruolo giocato dagli americani, lacerati da opposte esigenze: da una parte blindare la UE, ottimo strumento per attirare i paesi dell’est nell’orbita occidentale, costituendo l’adesione una vera e propria carota, necessaria a far dimenticare il bastone (ideologia gender, impoverimento, presenza di truppe americane sul suolo di questi paesi). Dall’altra, la volontà di impedire che la Grecia finisse nell’orbita russa e cinese, cosa più che possibile in caso di Grexit.

Un tale evento sarebbe una catastrofe geopolitica per gli americani, sopratutto per il loro desiderio di trasformare i Balcani in una provincia dominata dalla Pax statunitense.

Gli Stati Uniti vogliono presentare i Balcani come una vetrina per i mercati la democrazia e la libertà ai paesi dell’Europa orientale, come l’Ucraina, e anche a quelli mediorientali.“

Questa la fragorosa dichiarazione di Victoria Nuland (sì, quella di “fuck the UE!”, N.d.a.) Assistente Segretario di Stato per gli affari europei ed euroasiatici. La Nuland ha anche lanciato un violento attacco ai governanti dei paesi balcanici, definiti squallidi autocrati.

La minaccia velata è evidente, così come il proposito che si cela dietro tali affermazioni: o (paesi balcanici) vi americanizzate, abbracciando la russofobia, l’ideologia gender, il turbocapitalismo, e tutto il resto, oppure solleveremo in modo serio la questione della rappresentanza politica. E questo vuol dire solo una cosa, quando a parlare sono gli americani: un regime change. Può cambiare la forma, dalla rivoluzione colorata, al golpe stile Ucraina, all’intervento terroristi+bombardamenti aerei come in Libia alla guerra per procura come in Siria. Ma la minaccia è nell’aria come chiariscono le parole successive:

“Con le gravi sfide alla sicurezza a sud ed est dell’Europa, questa regione si trova in bilico. Se si effettua tale scelta, altre nazioni lacerate da lotte intestine simili, dalla Tunisia all’Ucraina, guarderanno a tale modello, e noi potremo aiutarle.”

Il riferimento all’Ucraina non è casuale, anzi: indica proprio il tipo di aiuto che si vuole dare, anzi imporre. A ogni modo, poiché della questione Ucraina abbiamo parlato più volte, passeremo oltre. Ovviamente, nella strategia americana di cui sopra, la Grecia è una pedina fondamentale, per non rendere monca la conquista dei Balcani, sopratutto, bisogna rendere impossibile alla Russia la creazione di basi militari in quel paese.

Ecco perché gli USA si sono divisi fra il supporto alla Merkel e quello alla Grecia. Ovviamente, a loro piacerebbe ottenere la botte piena e la moglie ubriaca, ma non è detto che vi riescano.

Sul fronte europeo, Varoufakis, l’ex ministro delle Finanze greco ha accusato la Germania di volere la Grexit per terrorizzare la Francia, allo scopo di imporle una Europa blindata sulle questioni del debito. Varoufakis, in particolare, ha accusato il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble.

Forse è proprio a causa di un simile sospetto, che la Francia, secondo fonti autorevoli, starebbe preparando un colpo di scena: un ribaltamento degli schieramenti, che porterebbe Parigi a sostenere Atene contro Berlino.

Il primo ministro Tsipras è stato contattato da Hollande dopo il referendum e gli ha detto “Aiutami a aiutarti.”

Adesso i funzionari francesi insistono sulla cancellazione del debito per il governo con sede ad Atene. Manuel Valls, il primo ministro francese, ha sottolineato che la Francia “rifiuta un’uscita della Grecia dalla zona euro.”

La situazione rimane tesa, ma chiaramente la Francia è fermamente convinta che la Grecia debba restare nella sua casa comune europea.

In tutto ciò s’innestano le dichiarazione, a volte smentite, a volte no, sulla possibilità che uno (o più) fra Russia, Cina e Banca dei BRICS intervengano in sostegno della Grecia, subito, o in seguito a sostanziali miglioramenti dell’economia.

È presto per azzardare pronostici, tuttavia pensiamo di aver detto a sufficienza da dimostrare quanto la partita sia complicata, e quanto siano i ridicoli i vari guru duri e puri, di destra o di sinistra, che in questi giorni trattano la questione come se fosse una partita di scapoli contro ammogliati, dando a Tsipras del traditore, e del filoamericano/Troika/banche/massoni/rettiliani solo perché non avrebbe il coraggio di urlare, ciò che essi temono anche solo di sussurrare (se non quando la questione è rilevante). Sono spesso gli stessi guru che poi sostengono il golpe americano in Ucraina, o direttamente, o parlando di uguale imperialismo russo-americano.

Alla luce di quanto detto sopra, a cosa servono i cretinetti scesi in piazza (poche centinaia, come ci assicurano i nostri collaboratori greci, vedi sotto) per contestare il governo greco? Ovviamente a indebolirlo, per poi consentire, a seconda di come si metteranno le cose, ai tedeschi o agli americani di portare a casa la vittoria. In entrambi i casi, la Grecia verrebbe ridotta al rango di colonia, e state pur certi che le farebbero pagare carissimo il gesto di ribellione, peggio di come abbiano punito il gesto di Craxi a Sigonella (e in generale la politica equidistante in medioriente).

Ormai per la Grecia non esiste ritorno: o riusciranno a resistere e a strappare un buon accordo, o verranno annientati, forse peggio persino di come lo siamo stati noi.

Ecco le parole di Michael Kouris, nostro collaboratore greco:

«Le manifestazioni, strombazzate dai media occidentali, sono poca roba. Sono scese in piazza solo poche persone. Il fatto che molti greci siano delusi da Tsipras è vero, però. Si aspettavano che con il mandato referendario ottenesse condizioni migliori.»

Cosa comprensibile, ma certo non si tratta dell’apocalisse di cui blaterano pennivendoli e isterici nostrani.

Ecco cosa ha commentato il professor Daniele Macris, responsabile della Comunità Ellenica dello Stretto (Messina):

«Frange estremistiche ci sono sempre, ma sono fisiologiche. Solo un popolo di eunuchi non si muove.»

Ecco, possiamo dire che, invece, da noi l’agitazione è sempre fuori luogo: milioni di persone corrono a votare il PD, per poi scendere in piazza a protestare quando i tagli colpiscono la propria categoria. In Grecia si è scelta la Grecia. Quando anche da noi la nazione e il suo bene sovrasteranno la politica tribale delle fazioni, degli interessi di bottega, e del familismo amorale, anche noi potremo ottenere qualcosa di più. Non tutto, non tanto: solo qualcosa di più.

Fonti:

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