Donbass

Da febbraio di quest’anno, in Russia, si è iniziato a parlare della possibilità di una nuova grande guerra nel Donbass. La guerra, seppur lenta e su scala minore, è in corso anche adesso.

Nella prima metà di marzo, molti politologi russi ritenevano che l’Ucraina avrebbe lanciato un’offensiva contro le repubbliche del Donbass per interrompere la condotta delle elezioni presidenziali in Russia (18 marzo). L’Ucraina ha fatto tutti i preparativi legali e militari per la guerra. Il 20 febbraio, il Parlamento ucraino ha approvato una legge in cui accusa la Russia di occupare il Donbass.

D’ora in poi, teoricamente, l’Ucraina potrebbe dichiarare guerra alla Russia in qualsiasi momento essa ritenga opportuno. Sulla linea di confine tra l’Ucraina e il Donbass sono stati radunati oltre 100.000 soldati dell’esercito ucraino e diversi pezzi di attrezzatura militare. Tuttavia, l’invasione non è avvenuta, forse a causa del maltempo – un’alternanza costante di gelo, neve e disgelo – e tutto ciò avrebbe notevolmente ostacolato le manovre delle attrezzature militari.

Nei mesi primaverili sono iniziati i bombardamenti a frequenza regolare dei territori delle repubbliche del Donbass da parte dell’esercito ucraino e una guerra tra cecchini. Sono state contate perdite da entrambe le parti. Tuttavia, al momento, la guerra nel Donbass assomiglia ancora alla guerra posizionale del 1914-1918: pertanto, su entrambi i lati del fronte si è iniziato a parlare di una svolta decisiva.

In primo luogo, è stato condotto un attacco propagandistico. Il ministro degli Interni ucraino, Arsen Avakov, che è vicino al reggimento neonazista Azov (il quale è soggetto al Ministero degli Interni dell’Ucraina), ai primi di aprile ha avuto un importante incontro con una delegazione del Consiglio americano per le relazioni estere (American Foreign Policy Council). Avakov ha detto agli americani che il Ministero degli Interni ucraino, che include le forze combattenti della Guardia Nazionale, si sta preparando ad appropriarsi del Donbass e del confine delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk con la Russia. Le informazioni relative a questo colloquio sono state pubblicate dal servizio stampa del Ministero degli Interni dell’Ucraina e poi ripubblicate dei media ucraini.

Pertanto, uno dei ministri chiave del governo ucraino ha chiesto il ritiro degli accordi di Minsk, che sono stati conclusi su richiesta dell’Ucraina stessa. Questa richiesta non è stata condannata dalla delegazione americana.

Il 5 maggio, il noto analista politico Sergej Markov, che in Russia è considerato vicino al Cremlino, ha detto che una nuova guerra nel Donbass potrebbe iniziare, molto probabilmente, ai primi di giugno. Markov ha legato questa constatazione a due eventi: l’inizio della Coppa del Mondo in Russia (14 giugno) e le esercitazioni della NATO su larga scala nel Baltico (dal 3 al 15 giugno). Secondo l’analista russo, la Russia dovrà affrontare una scelta difficile: il Donbass o la Coppa del Mondo. In ogni caso, l’Ucraina riporterebbe una vittoria. Il presidente Putin ha detto che non permetterà all’esercito ucraino di compiere il genocidio della popolazione russa del Donbass. La Russia non abbandonerà il Donbass al proprio destino – e questo è chiaro anche a Kiev e a Washington.

Uno degli scenari possibili di una guerra futura è che l’esercito ucraino attacchi il Donbass e metta in atto grandi bombardamenti sulle grandi città, per realizzare il maggior numero possibile di morti civili; allo stesso tempo, l’esercito ucraino cercherebbe di prendere il controllo del confine con la Russia, che ora è nelle mani delle repubbliche del Donbass. Nel Donbass si verificherebbe una catastrofe umanitaria, folle di rifugiati tenterebbero la fuga e si muoverebbero verso il confine con la Russia. Putin, a quel punto, non potrebbe fare altro che dare l’ordine all’esercito russo di attraversare il confine e fermare i bombardamenti e l’artiglieria ucraini contro le città del Donbass.

L’Ucraina e gli Stati Uniti otterrebbero in questo modo il proprio obiettivo, ovvero la prova di un’invasione militare russa del territorio ucraino. L’esercito ucraino uscirebbe sconfitto entro breve da un confronto con l’esercito russo, ma ciò non avrebbe conseguenze per gli USA. Sotto la minaccia di questi problemi non vi sono solo i mondiali di calcio, ma anche altri progetti con la partecipazione della Russia, innanzitutto le relazioni commerciali bilaterali tra la Russia e l’Unione Europea.

La Russia, fino alla metà di questa estate, sarà relativamente vulnerabile dal punto di vista della sicurezza perché vi si terranno i mondiali. Anche il programma delle esercitazioni della NATO ai confini della Russia avrà luogo nella prima metà di giugno. Questo è descritto, in particolare, dal portale ERR estone: “A giugno, una serie di esercitazioni militari dell’Alleanza Nord Atlantica si svolgeranno negli Stati baltici, in Polonia e nel Mar Baltico. Dal 3 al 15 giugno avrà luogo l’esercitazione internazionale Saber Strike, che si svolgerà in Lituania, Polonia, Estonia e Lettonia e vedrà la partecipazione di 18.000 soldati provenienti da 19 paesi NATO e dai partner dell’Alleanza.” Tra i partecipanti all’esercitazione vi sono anche militari italiani.

L’Ucraina sta rapidamente preparando le condizioni per un’invasione militare. La situazione descritta dai media ucraini sta peggiorando. Gli appelli per risolvere il problema del Donbass con un colpo rapido vengono ascoltate sempre più spesso. Allo stesso tempo, è cresciuto il desiderio di punire la Russia. Sono passati più di tre anni dalla sconfitta dell’esercito ucraino vicino alla città di Debaltsevo, in seguito alla quale il presidente Poroshenko aveva urgentemente richiesto una tregua. La sconfitta in Ucraina fu dimenticata e la sete di vendetta crebbe.

I più recenti reportage dalla linea del fronte raccontano che, il 4 maggio, le truppe ucraine hanno posizionato due sistemi missilistici “Tochka-U” a 30 chilometri dal confine con il Donbass, nonostante questo vìoli gli accordi di Minsk. “Tochka-U” è una potente arma offensiva, capace di portare a distruzioni colossali e a molte morti se colpisce grandi città. Il cratere lasciato da un missile di questo sistema ha un diametro di decine di metri. Il fatto che gli ucraini abbiano posizionato questi missili vicino al confine darebbe ragione alla versione di un’offensiva imminente.

Silvia Vittoria Missotti