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Balliamo con Ado(lf) Hynkel1,
Benzino Napaloni2
Balliamo con Schickelgruber3
e balliamo con Maitreya4
Col TOTALITARISMO
e la DEMOCRAZIA
Balliamo col FASCISMO
e con la ROSSA ANARCHIA
[…]
Amico ‘AMERIKANO’
e tedesco ‘KAMARAD’
Balliamo bene insieme
Balliamo per BAGHDAD
[…]
(Laibach – “Tanz mit Laibach”)5
Cosa dire di una band di musica elettronica, marziale e industriale che si presenta sul palco in uniformi modificate del Terzo Reich (ma anche dell’Esercito USA), che propone versioni coverizzate e distorte di hit pop degli anni ’80 (Life is Life, The Final Countdown, One Vision) dove grazie al ritmo percussivo e ‘autoritario’ e all’iconografia militaresca il tiepido peana alla ‘volemose bene’ dei Queen, recitato in Tedesco (“Ein Herz, Ein Geist, NUR EINE LÖSUNG”) assume un ‘connotato’ diciamo…molto particolare?
Tutto questo sono i Laibach, combo sloveno che all’insegna della sfida semantica e melodica, attraverso un costante e turbinoso cambio di formazione (pur dichiarando pubblicamente che i Laibach sono sempre e soltanto ‘quattro persone’) portano avanti sotto il nome di NSK (Neue Slowenische Kunst – Nuova Arte Sloven) le insegne della ‘Croce di Maleviç’ una particolarissima campagna (crociata?) di provocazione, dissacrazione e probabilmente anche ‘terrorismo’ (perlomeno nella versione musicale del termine).
Nati nel giugno del 1980 nella cittadina mineraria di Trbovlje (allora nella ‘Repubblica Socialista di Slovenia’, all’interno della Repubblica Federale Jugoslava) i Laibach si fecero subito notare con reazioni anche extra-musicali alle loro scelte (l’uso del nome tedesco per ‘Lubiana’, l’iconografia delle croci di Maleviç portate su fasce da braccio e labari) che causarono la cancellazione di molti dei loro primi concerti.
Una volta chiarito che le loro motivazioni erano completamente artistiche ed estetiche e non politiche anche i Laibach godettero di quel ‘rispetto’ il Governo di Belgrado concedeva a forme di espressione meno ben accette in alti paesi dell’Est Europa, tenendo il loro primo concerto nel 1982 a Lubiana e replicando poi a Zagabria e nella stessa capitale dove si guadagnarono buone recensioni dalla critica che li accettò come versione locale degli artisti elettronici e industriali che già da diversi anni erano alla ribalta in Germania e Inghilterra; ma i Laibach non erano tipi da accettare una comoda ‘riserva’ di tolleranza culturale e nel 1983 riuscirono a fare interrompere dalla polizia un loro concerto (per un montaggio video troppo ardito) e a farsi interdire dall’esibirsi in patria in seguito a un’apparizione a ‘TV Tednik’ dove il loro continuo uso di iconografie socialiste, naziste e futuriste provocò vibrate proteste e rimostranze.
I Laibach si concentrarono sulla loro crescente fama estera, con un tour europeo (che toccò paesi occidentali e del Patto di Varsavia) e trasferendosi per alcuni anni in Inghilterra e Irlanda, dove alcuni di loro apparvero persino come comparse nel film ‘Full Metal Jacket’ come G.I. nel Vietnam kubrickiano. Da quel momento in poi la loro fama esplose anche in seguito all’interesse che suscitarono nel DJ inglese John Peel (‘guru’ della musica alternativa e ‘pesante’ nella Londra thatcheriana) e alla pubblicazione dell’album “Opus Dei” che riuscì nuovamente a fare scandalo per l’associazione tra il titolo e la copertina (ripresa da un’opera di John Heartfield/Johann Herzfeld).
L’indipendenza della Slovenia li privò dello status (o della nomea) di ‘dissidenti’, ma loro fecero presto a lanciare i loro strali artistici anche sul processo di disgregazione violenta della Jugoslavia pubblicando un album intitolato “NATO” e battezzando il loro seguente tour “Occupied Europe 1994-95”. Insomma, i Laibach sono stati così a lungo ‘contro’ e ‘oltre’, che dopo 35 anni di carriera sembrava veramente impossibile trovare per loro una nuova barriera da infrangere, un nuovo confine da superare…a meno che magari non si arruolassero nell’ISIS…eppure, Eber, Saliger, Dachauer (dal secessionista Wilhelm Dachauer! Cosa avevate capito?) e Keller sono riusciti nell’impresa, e senza nemmeno mettersi il turbante.
I quattro (più o meno) sloveni si sono infatti esibiti ieri e avantieri in una duplice data a Pyongyang, capitale della Repubblica Democratica Popolare di Korea, al Teatro delle Arti di Ponghwa di fronte a un pubblico selezionato di circa mille persone che hanno compostamente e attentamente seguito le loro performance: una successione dei loro maggiori successi introdotti da un medley (accuratamente ‘Laibach-izzato’) di temi e refrain dal musical “Tutti insieme Appassionatamente” (scelta che definire ‘geniale’ é dire poco).

L’esibizione si é inserita nelle celebrazioni ufficiali che il Governo ha indetto per ricordare l’anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale e dell’occupazione giapponese, portavoce dell’agenzia stampa ufficiale KCNA hanno lodato l’esibizione del combo industriale con le seguenti parole: “Gli artisti hanno messo in mostra tutta la loro abilità musicale tramite il loro particolare stile vocale, la ricchezza scenografica e l’abilità esecutiva”. Il regista norvegese Morten Traavik, che ha supervisionato l’esibizione della band ha aggiunto: “In Occidente esiste la tendenza a dipingere la Korea Democratica come uno stato chiuso e retrogrado, quando invece essa é molto più aperta di quanto vogliano mostrare le narrative prevalenti”.
Per coloro che sono disperatamente attaccati ai dettagli, i musicisti sul palco hanno indossato pantaloni e giacche grige leggermente reminescenti degli indumenti portati abitualmente da Mao, Sun Yat-Sen, ma anche dai leader coreani.
Paolo Marcenaro
1. Nome del ‘Grande Dittatore’ nell’omonimo film di Chaplin
2. Nome del ‘dittatore bataliano’ interpretato da J. Oakie nello stesso film
3. Originale cognome di Alois Hitler, padre di Adolf
4. Il ‘Budda Futuro’, che succederà al Budda storico Gautama
5. Traduzione del redattore


