Riceviamo e pubblichiamo

di G.A

Non è un caso se inizio il testo con un titolo di una canzone, reso domanda: una canzone usata spesso negli ambienti di destra che, volente o dolente per loro, hanno dato vita all’attuale classe dirigente regolarmente eletta. È una canzone che ha ereditato dalla sua versione originale in inglese, tratto dal musical Cabaret, ben poco del fine senso patriottico (che nell’opera faceva da monito sul come certi sentimenti sani potessero essere travisati), spingendo più su un lato romantico e naturalistico.

Due aggettivi che pienamente si legano all’attuale governo italiano: romantico e naturalistico. Romantico, perché si crede di essere nella NATO come soci alla pari. Naturalistico, perché si abbraccia la distorta visione anglosassone di Italia come base navale altrui, carina per le vacanze.

Trieste è un po’ se vogliamo la rosa concettuale ideale di come l’attuale classe dirigente, ma anche le precedenti, vedano la situazione: su di essa fanno perno due progetti ben precisi, cioè l’Imec (India-Middle East-Europe-Corridor) e la 3SI (Three Seas Initiative), alias Trimarium.

Per citare l’ottimo Konrad Nobile, che ha ben riassunto la questione in un suo recente scritto1: Questi piani, sistematicamente presentati al pubblico come opportunità commerciali, hanno in realtà finalità prettamente strategico-militari e coinvolgono in pieno il porto di Trieste, rendendolo il possibile perno di una rete di infrastrutture e di tratte strategiche ideate negli ambienti euro-atlantici per rafforzare i fronti della Nato ed efficientare l’interconnessione militare tra i paesi del patto atlantico, tra le basi americane dislocate sul suolo europeo e mediorientale e ottimizzare il collegamento con Israele.

Tutto ciò, ovviamente, in barba ai trattati internazionali che vorrebbero Trieste come porto smilitarizzato.

Nei dati più aggiornati2, al primo semestre del 2025 il traffico passante per Trieste si è chiuso con la movimentazione di 28.747.489 tonnellate di merce (–0,21%) rispetto al 2024, mantenendo i livelli dell’anno precedente, in un contesto segnato da una congiuntura internazionale complessa e dalla rimodulazione del comparto container legata alla cessazione dell’alleanza 2M. Una quantità decisamente alta di traffico di merci che già rappresenta, ma potrebbe sempre di più in futuro, rappresentare un’arteria fondamentale per rifornire l’occupazione sionista e le varie guerre di procura mandate avanti dalla NATO.

La manifestazione del 15, seguita dal rilancio del 22, che ha visto circa cinquecento persone nella prima mobilitarsi di lunedì, e diverse migliaia nella seconda con un’azione al direttamente al porto, ha dato un segnale preciso sul sentimento popolare in merito a queste manovre. Seppur il richiamo principale resti una questione che sta a cuore molto anche al sottoscritto, la liberazione del popolo palestinese, sono poco convinto che la massa colto dalle mobilitazioni gli strumenti ideologici e critici necessari per non fermarsi a singole azioni, quanto strutturarle nel tempo.

La messa in discussione delle situazioni a cui è sottoposto il nostro paese, così come tutti i paesi mediterranei, è un processo di logoramento: è il compito di una nuova generazione di cittadini farsi strada attraverso i preconcetti che attanagliano il proseguire della storia.

Lasciare cadere nel disinteresse la questione portuale e l’importanza dei suoi snodi, fuori dalla questione Palestina, sarebbe un errore imperdonabile nella futura strategia geopolitica italiana: come accennavo in una precedente analisi, noi nel Mediterraneo ci siamo immersi. L’importanza geostrategica dell’Italia è sempre stata indubbia nell’alternarsi di epoche storiche e regimi politici. Nella fase attuale, in cui si riapre il riordino capitalista3 del multipolarismo, che va visto come una possibilità di progresso storico e un’occasione per un ritorno della preminenza di un movimento socialista in Occidente (come frutto delle inevitabili contraddizioni sociali generate), non certo in modo messianico, l’Italia torna sotto ai riflettori.

Snodo commerciale per una lunga fase di assestamento geopolitico, appena iniziata, o snodo per le occupazioni atlantiche? Potenza emergente o vassallo?

Questo domani, che a detta di qualcuno ci appartiene, come vogliamo che sia?

1 https://comedonchisciotte.org/fuori-la-guerra-dal-porto-di-trieste-no-ai-piani-bellici-di-nato-ue-e-israele

2 https://www.adspmao.it/it/notiziecomunicati/dati-di-traffico-del-i-semestre-2025-porto-di-trieste-volumi-stabili-0-21-e-ro-ro-in-aumento-5-28-monfalcone-in-forte-crescita-sui-traffici-complessivi-37-89

3 https://www.ifattieleopinioni.com/attualita/da-tianjin-a-vladivostok-passando-per-pechino-il-mondo-e-ormai-prossimo-al-multipolarismo

UN COMMENTO

  1. Riflessione lucida e sensata, fattualmente al netto della traduzione monca della canzone, la contraddizione di senso tra il rivendicare i vecchi simboli militanti missini e la proiezione pienamente neocon della classe dirigente è uno dei sintomi di un problema più grande che affligge il governo: il LARP politico. Perché di gioco di ruolo si tratta quando ci si reimpasta in ciò che si è combattuto da giovani e si nega a sé stessi di essersi venduti l’anima fingendo una finta comunanza romantica con simboli ormai ammuffiti. Chi è cresciuto con Pound e con il romanticismo dell’idea che diventa azione, ha creduto nella minoranza di idealisti che sfidano il mondo e oggi per quattro navi che tentano un’avventura raglia di “irresponsabilità” probabilmente non ha tradito niente, perché in realtà non è mai stato nulla se non un burattino di plastilina disposto a prendere la forma del contenitore più conveniente in base al periodo.

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