Home Politica Il futuro del centro-destra tra continuità e rinnovamento

Il futuro del centro-destra tra continuità e rinnovamento

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Silvio Berlusconi presidente a vita di Forza Italia, sua creatura politica. Questa la sua ultima dichiarazione, e chiaramente, ne è lui il fondatore. Tuttavia, l’ex Cavaliere è classe 1936. Non un giovane. Non almeno quell’imprenditore che si affacciava nella scena politica italiana negli anni 1992 – 1994, rappresentante la novità, non membro dei partiti tradizionali, propugnatore della “rivoluzione liberale”, mai attuata.
Pertanto, non potendo un leader rimanere a vita (anche per lucidità di visioni), nel caso del centrodestra, da qualche anno, ci si sta interrogando sul successore di Berlusconi. In un’intervista concessa al Corriere della Sera qualche tempo fa, Giuliano Ferrara, direttore del quotidiano “Il Foglio”, ci ha illuminato sulla questione: «Il Successore di Berlusconi? Renzi, è chiaro! Perché è Renzi il capo della nuova generazione che si riconosce nel trasversalismo inventato da Berlusconi medesimo. Staffetta perfetta». (1)
Se questo fosse vero, e in parte ovviamente lo è, il centrodestra e il centrosinistra sarebbero due blocchi che si alternano. Senza alcuna sostanziale differenza ideologica (anzi, solo punti d’incontro), vi sarebbe stata uno scambio di leadership senza grossi trapassi.
Negli ultimi anni, il centrodestra non ha maturato alcun leader significativo. Il cosiddetto Führerprinzip alla brianzola di Berlusconi ha impedito il nascere di un erede vero e proprio. I vari tentativi di progetti come Futuro e Libertà per l’Italia, (eterodiretti da Washington per destabilizzare il Governo) o Nuovo Centro Destra, hanno portato solamente alla nascita di gruppuscoli, o scomparsi, o facenti la stampella al governo attuale. Berlusconi è sempre stato, dal canto suo, un ottimo comunicatore, e forse anche un grande leader, ma non ha mai acconsentito a correnti diverse nel suo partito. Questo ha portato ad un grande potere accentrato in un’unica persona, oggetto, tuttavia, il più delle volte, di indagini e di indebolimenti partitico – governativi.
Il difetto di legare tutto ad un unico leader è sempre stata caratteristica di una certa destra. Tuttavia, la stessa cosa si può dire della “sinistra” di oggi. Il Partito Democratico, senza la leadership di Renzi, sarebbe spacciato. Anche questo è un elemento di assonanza con il vecchio PDL di Berlusconi. O Matteo Renzi designerà un leader, in futuro, oppure commetterà lo stesso errore berlusconiano.
Si può riassumere che il centrodestra è stato solo Berlusconi in questi ultimi 20 anni? Vero in parte. La destra fascista, è stata sdoganata proprio dall’ex Cavaliere di Arcore. Gli ex missini, confluiti in Alleanza Nazionale sono divenuti in breve forza di Governo. Altro soggetto in cerca di una ridefinizione politica è la Lega Nord. Attore di Governo, braccio destro di Berlusconi sotto l’egida bossiana, la Lega Nord ha finito un ciclo travolta da scandali di stampo familistico: dai diamanti in Tanzania alla finta laurea del figlio di Bossi in Albania, incapace di aver compreso la protesta del Nord e incurante del vasto successo popolare avuto in passato. Ritirato Umberto Bossi, è subentrato Matteo Salvini, fautore di uno sfondamento leghista verso il sud Italia, cavalcando i grossi problemi del momento, ponendosi in posizioni: antieuropeiste, contro l’immigrazione e anti – euro. Scegliendo le posizioni più radicali, ha realizzato un’alleanza con CasaPound, movimento di ispirazione fascista, che condivide parte delle nuove battaglie della Lega Nord. Il nuovo ciclo leghista sembra più di destra radicale, che moderato. Se il futuro del centro destra è questo, la deriva è molto più populista che mai.
Non si può non citare il partito di Berlusconi. Dopo una certa batosta elettorale, è chiaro che anche il Cavaliere, deve ridefinire la sua strategia. Al di là della sua candidabilità o meno, compromessa dalla Legge Severino e dai numerosi processi, il partito ha bisogno chiaramente di una forte base giovanile e della “caduta” di tutta quella vecchia guardia che oramai non ha più alcun seguito popolare. Probabilmente, a quel punto, dopo aver azzerato i vertici potrà avere qualche possibilità di ripresentarsi sulla scena. Al momento, può solo accontentarsi di strappare qualche comune importante al centrosinistra. Partiti come Scelta Civica, nati solamente per interesse americano, non hanno alcun bisogno di essere citati.
Sostanzialmente, se il centrodestra non si ricompatterà, con un leader nuovo e una classe dirigente che non faccia percorsi obbligati come quelli del movimento di dissenso interno a Forza Italia fondato da Raffaele Fitto, ossia “Conservatori e Riformisti” («Il centrodestra del futuro deve avere alcuni capisaldi di politica internazionale. In Europa, non si può accettare il tran-tran che vede ormai costantemente alleati Ppe e Pse su una linea di austerità e di non crescita. E, più in generale, il centrodestra del futuro deve avere come riferimenti (lo dico semplificando e facendo tre esempi di alto valore simbolico) Londra, Washington e Gerusalemme, non certo Mosca, Teheran e Pyongyang».) (2), il risultato sarà di una destra sempre più radicale, populista e retorica. Lasciando il posto ad una governance del PD di Matteo Renzi, che potrebbe essere travolta solo dai continui scandali quotidiani che attanagliano quel partito.

di Valentino Quintana

(1)https://www.corriere.it/politica/14_novembre_27/ferrara-senza-silvio-centrodestra-non-esiste-suo-vero-erede-renzi-934367d6-7616-11e4-8593-6ac58034c3d7.shtml
(2)https://politica.diariodelweb.it/politica/articolo/?nid=20150429_339910