Il 5 settembre si è concluso a Hangzhou, in Cina, il vertice del G20, iniziato il 4 settembre. Secondo alcuni partecipanti ed osservatori, vi è stata una nuova tendenza nella presentazione del mondo, manifestatasi non solo nell’accettazione o nel rifiuto di alcune decisioni importanti, ma anche nel tono dei negoziati.

In seguito ad un incontro bilaterale tra il presidente russo Vladimir Putin ed il presidente americano Barack Obama, in cui è mancata la tradizionale stretta di mano tra loro nell’immagine collettiva dei “Grandi Venti”, Obama ha dichiarato che le sanzioni contro la Russia non saranno abolite fino a quando questa non avrà adempiuto a parte degli accordi di Minsk riguardanti il Donbass. D’altra parte Dmitrij Peskov, l’assistente di Putin per la stampa, ha detto ai giornalisti che il dialogo tra Putin ed Obama è stato efficiente. Obama non ha mai ottenuto delle concessioni dal suo omologo russo sulla Siria, e per quanto si sa, probabilmente nemmeno in Ucraina (a parte il cessate il fuoco proprio in Siria, legato a una serie di condizioni e concordato dopo la fine del G20).

Nel frattempo è in rapido sviluppo la Cina, che sta diventando via via più forte. E la Russia di Putin si contrappone all’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti. Cina e Russia sono quindi, a questo punto, le due potenze mondiali che possono cambiare l’odierno ordine del mondo, anche se per ora la Cina rimane una potenziale minaccia al cambiamento, mentre quella della Russia è già reale.

Il presidente Putin non si è limitato a sostenere la propria posizione durante la discussione con Obama sulla Siria e sull’Ucraina, ma è anche passato all’offensiva durante un dialogo svolto attorno a più argomenti, iniziato sin dall’incontro tra i Paesi del Pacifico a Vladivostok, in Russia, e continuato al G20 in Cina. Uno degli argomenti di questo dialogo era il possesso controverso, dal punto di vista giapponese, delle isole Curili, disputa iniziata alla fine della Seconda Guerra Mondiale ed ancora irrisolta. Un altro argomento del dialogo è stata una nuova strategia di cooperazione economica tra il Giappone e la Russia. Questa potrebbe tuttavia essere vista come un’invasione del territorio politico degli Stati Uniti, che hanno ancora basi militari in Giappone dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone è comunque una delle principali economie mondiali, e la nuova strategia sarebbe un vantaggio per la Russia.

Nell’Europa occidentale, invece, gli sforzi di Putin sono meno attivi. Ha tenuto colloqui bilaterali con i suoi colleghi François Hollande e Angela Merkel sul “formato Normandia” (nome dato al gruppo delle maggiori figure di governo provenienti da Germania, Russia, Ucraina e Francia che stanno cercando di risolvere la situazione in Ucraina orientale), ma questi colloqui si sono svolti in un momento delicato per via della congestione degli affari interni della Merkel, in quanto il suo partito ha perso alle elezioni di Mecklenburg, in Pomerania Occidentale.

Putin è ben consapevole delle prospettive limitate del “formato Normandia” e dell’impossibilità di Berlino e di Parigi di fare pressione su Kiev, ma nonostante ciò, ha detto che non esiste un “formato Normandia” alternativo.

Nel frattempo, Putin aspetta. Infatti, oltre alle elezioni presidenziali statunitensi in novembre, tra un anno si svolgeranno le elezioni per il Bundestag tedesco e le presidenziali in Francia, e la situazione per la Russia potrebbe mutare.

Silvia Vittoria Missotti