Il “dialogo” tra Russia e il Patto Atlantico

Va da sé che, nei dettagli sul campo, la situazione sia sempre più fluida di quella descritta dagli analisti, come gli avvenimenti dei passati sei mesi e persino degli ultimi giorni stanno dimostrando. La persistenza del dialogo russo-americano nella lotta al terrorismo avviene insieme alle recenti mosse statunitensi in Europa. Nel dicembre scorso gli Stati Uniti hanno attrezzato nella base romena di Deveselu l’installazione del sistema missilistico “Aegis”, che, nelle parole del segretario NATO Jens Stoltenberg, rappresenta ”un programma di difesa missilistica non diretto contro la Russia”, individuando implicitamente nell’Iran il possibile aggressore.

La notizia di questa installazione (che può lanciare sia razzi intercettori che testate convenzionali e non, atomiche incluse), alla quale si aggiungerà una analoga in Polonia, è stata accolta con grande inquietudine da Mosca, in quanto questi sistemi antimissile vanificano il trattato INF firmato nel 1987 tra USA e URSS sui missili nucleari a media gittata e alterano l’equilibrio della deterrenza. “L’abbandono unilaterale dell’Accordo sulla difesa antimissilistica da parte USA era stato il primo passo per tentare di distruggere l’equilibrio strategico mondiale; questo è il secondo passo” ha spiegato Putin, “Mosca intraprenderà ogni azione necessaria per garantire l’equilibrio strategico, che rappresenta la garanzia più sicura dall’insorgere di conflitti su larga scala”. Incidentalmente, si noti che quella di Deveselu è una base statunitense, e non della NATO, anche se poi è il segretario generale dell’Alleanza Atlantica a giustificarne la presenza, in una sovrapposizione di ruoli che non sorprende. A ribadire questo ambiguo modus procedurale è stato Barack Obama in persona nel maggio 2016 nel suo incontro di Washington coi governanti dei paesi scandinavi e dell’Islanda (che ha da poco concesso agli Usa la possibilità di stazionare forze americane nell’isola), denunciando la crescente presenza militare russa nel Baltico, ”its nuclear posturing” e le azioni provocatorie delle sue forze navali, e di nuovo l’8 luglio 2016 nel summit NATO a Varsavia, nel quartiere Praga *.

Questo incontro è stato rivelatore, in quanto non ci si è limitati a condannare la politica di Putin nella crisi ucraina per affermare i nuovi piani di difesa antimissilistica, ma si è deciso che quattro nuovi battaglioni rinforzeranno la presenza militare dell’Alleanza nell’area baltica e che gli Usa stazioneranno mille soldati americani e nuovi istruttori in Polonia, e manterranno gli 8.400 effettivi già operanti in Afghanistan. Infine, e di massimo interesse per la Russia, è stato fatto il punto sulle procedure di adesione alla Nato di Montenegro, Georgia e Finlandia. Sulla possibilità di ingresso di quest’ultima il presidente Putin ha già dichiarato come questa sia una minaccia agli interessi nazionali russi, e che Mosca risponderà nel caso dovesse verificarsi questo ulteriore allargamento militare ai suoi confini.

Il prossimo incontro Russia-NATO del 13 luglio a Bruxelles potrà dare ulteriori elementi, ma è un dialogo che procede in un crescente clima di provocazione. Non solo per l’aumento delle violazioni degli accordi di Minsk tra esercito ucraino e milizie filorusse nel Donbass, ma per la doppia esercitazione militare del giugno scorso, quella della Baltops 2016 tenuta a 200 km dall’enclave russa di Kaliningrad, e che è poi confluita in Anakonda 2016, l’enorme manovra che ha coinvolto 31.000 membri delle forze armate di ogni Paese associato all’Alleanza Atlantica (Italia inclusa, certo).

Le nuove prospettive aperte dalla Brexit

A questo quadro la Russia ha replicato con fermezza, ma senza incepparsi nel meccanismo dell’escalation, anche considerando come con l’evento della Brexit le cose potrebbero cambiare nel Vecchio Continente. L’uscita in sé del Regno Unito dall’Ue non rappresenta un grande significato geopolitico, ma con il peggioramento delle condizioni economico-sociali nell’Eurozona, la crisi immigratoria e la tornata elettorale del 2017 (si voterà in Olanda, Francia e Germania, forse anche in Italia) l’esito del referendum britannico potrebbe aver aperto diversi spiragli nel dialogo di contrappeso che la Russia vuole con i governanti europei. E non si dimentichi il duello Clinton/Trump per le presidenziali americane di novembre 2016. Nonostante il pericoloso gioco al rialzo della fase finale della presidenza Obama, si è in una fase di stallo (relativo), nella quale soppesare vantaggi e svantaggi, elaborare piani ed evitare danni è ancora la priorità strategica.

È la partita giocata su più tavoli, l’applicazione di metodologie, fra loro simultanee e magari in – apparente – antitesi. Fino a ieri, i successi strategici del Cremlino dalla fine degli anni 2000 sono dovuti al rispetto di questa elasticità, per cui ove la decifrazione sapiente degli eventi ha portato qui a dare battaglia lì a interromperla, in un momento a rischiare e in un altro a frenare, la Russia ha conseguito ottimi risultati. Vittorie tattiche, preliminari, di uno scontro globale la cui intensità è destinata ad aumentare nei prossimi anni.

Federico Pastore

*Una scelta doppiamente simbolica. La capitale polacca ospita un vertice del Patto Atlantico quando una volta dava il nome al Trattato di mutua assistenza tra i Paesi del Blocco comunista, ossia il Patto di Varsavia, mentre il New York Times ci ricorda che la scelta del quartiere si deve a ragioni storiche, in quanto durante la rivolta polacca del’44 contro i tedeschi l’Armata Rossa si trattenne sul fiume Vistola (ovvero nel quartiere Praga) e non soccorse gli insorti. Questo fa comprendere su quali tasti batta Washington per sfruttare la russofobia dei Paesi dell’Est Europa.

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