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Berlusconi, Meloni e Salvini alla manifestazione anti-Renzi dello scorso Novembre

C’era sicuramente grande entusiasmo alla prima “riunione” pubblica del nuovo centrodestra a Bologna l’8 novembre. Manifestazione svoltasi in Piazza Maggiore, in bella mostra,sul palco, c’erano i tre nuovi leader del neo centrodestra: Salvini, Meloni, Berlusconi. Il Cavaliere che, scalpitante, aveva affermato con grande entusiasmo: “Stando insieme con Matteo, Giorgia e Silvio vinceremo – dice – Insieme supereremo il 40 per cento, conquistando il premio di maggioranza”. Certo già allora credere a quelle parole era difficile ma ora sembra diventato quasi impossibile. Questa impossibilità è scaturita dai forti alti e bassi che hanno caratterizzato i sondaggi del nuovo centrodestra. Alti e bassi che sono testimone dei numerosi problemi interni di questa nuova coalizione. In primis i problemi nascono dai seguaci di Berlusconi, che non hanno visto di buon occhio questo avvicinamento a una destra, certamente estremista, come è quella di Salvini. Tutto ciò ha portato a delle fratture interne a Forza Italia che, come da previsione, risulta essere spaccata a metà, con tanti problemi e poca iniziativa nel risolverli.

Ideologicamente troppe differenze che hanno portato anche a divergenze sul piano politico, da ultimo le numerosi indecisioni che stanno caratterizzando le scelte dei candidati per le prossime amministrative. Insomma, mettere tutti d’accordo non sembra affatto facile. E pensare che qualche anno fa Berlusconi e Salvini godevano di un certo cameratismo. C’era infatti una consolidata asse Pdl-Lega che legava fortemente i due leader. Esperienza di “convivenza” che si è conclusa con tanto rancore e poche note positive, tanto che lo stesso Salvini, in data 12 luglio dell’anno 2012, a esperienza conclusa, aveva affermato con un articolo sul suo Blog: “No a possibili assi tra Carroccio e Cavaliere. La nostra gente non ne vuole sapere di un ritorno in campo di Silvio Berlusconi.Basta, basta per sempre: se Berlusconi corre, lo farà senza di noi. La lega ha avuto la forza e il coraggio di fare un passo avanti e attuare un bel ricambio generazionale. Altri sono fermi a Berlusconi o Bersani che hanno fatto il loro tempo. Sono sicuro che non c’è un solo elettore e un solo militante della Lega disposto a riscommettere su un’alleanza con Berlusconi. Ci abbiamo provato e ha portato solo risultati deludenti”. Rileggendo queste parole risulta inevitabile sorridere. Salvini aveva schiettamente ritenuto fallimentare l’esperienza con Berlusconi, il Cavaliere veniva identificato come l’ostacolo principale alla crescita della Lega. In questi casi, come si è soliti dire: i veri amori fanno giri immensi e poi ritornano. Possiamo infatti, allegoricamente, parlare di amore. Salvini gioca la parte dell’innamorato, tormentato e ferito che, dopo il temporaneo allontanamento, getta fango sull’amato, per poi ritornare a seguirlo scodinzolante come un cagnolino fedele. Ora servirebbe identificare questo amore: amore per Berlusconi o amore per il potere? Ci sono tutti i presupposti perché si tratti del secondo. Vi è in Salvini una certa ambizione a raggiungere i piani alti e per farlo, come ha certamente capito, servono alleati. E chi meglio di un Berlusconi decadente, che non rinuncia alla sua posizione perchè altrimenti: ” Forza Italia prenderebbe il 4% dei voti”. Il leader leghista si è scelto dunque un candidato oramai, dal punto di vista rappresentativo, debole. Questo chiaramente per garantirsi un ruolo in primo piano. Dovrà tuttavia stare attento a eventuali scherzi dell’ultimo minuto, non sarebbe utopistico, infatti, inmaginarsi un Berlusconi delirante che, nostalgico del potere, si propone come comandate di brigata. Berlusconi potremmo dire che è stato usato per amore del potere, per poter soddisfare i bisogni di un aspirante leader che tenta di sfondare da più di vent’anni. Che Salvini l’abbia fatto per amore o per interessi politici poco importa, il risultato è sempre quello: pura e mera ipocrisia.

C’è da dire che Matteo Salvini nella riabilitazione del partito Lega ha svolto un ottimo lavoro. Lega che, dopo l’era Bossi e gli scandali targati “Lega Ladrona”, brancolava nel buio più totale. Il segretario è riuscito a risollevare il partito svolgendo un grande lavoro mediatico. E’ riuscito a cavalcare l’onda di mal contento scaturita dalla serie di passi falsi compiuti dal governo. I suoi cavalli di battaglia sono stati l’immigrazione e l’euro, argomenti che, inevitabilmente, dati i tempi, soprattutto per come sono stati trattati, hanno portato largo consenso anche nel sud Italia. la vera marcia del partito è stato il mutamento, che gli ha consentito di assumere una fisionomia più nazionalistica, venendo anche incontro a quell’elettorato escluso per molto tempo dalla Lega e dallo stesso Salvini. Come alcuni di voi certamente si ricorderanno il segretario leghista qualche anno fa non aveva certamente speso parole amorose in confronto del popolo napoletano. Tuttavia circa due anni fa il segretario ha dato inizio al progetto “Noi con Salvini” , che prevedeva delle liste civiche targate Lega per il meridione. Certamente l’allargamento a un elettorato meridionale poteva costituire un punto di forza considerevole per la Lega, tuttavia sembra che Salvini con il tempo abbia trascurato il progetto meridionale, concentrandosi di più sul Nord Italia. Parrebbe inevitabile supporre che questo allontanamento dall’elettorato del mezzogiorno abbia fortemente ridimensionato le ambizioni nazionali della Lega.

Nel complesso con un Berlusconi decadente e una Giorgia Meloni che sembra più indirizzata verso una dimensione comunale, Salvini sembra essere il leader indiscusso di questo nuovo centrodestra, l’uomo più performante e più motivato a fare opposizione al governo Renzi. Centrodestra che complessivamente (Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia) supererebbe il 30 %, tuttavia si sollevano numerosi dubbi sulla stabilità di questa nuova coalizione. Incidenti di percorso che potrebbero farla vacillare a tal punto da rompere gli equilibri. A quel punto è probabile che Salvini riscarichi Berlusconi, definendolo un ostacolo alla crescita della Lega, perché sbagliare è umano ma perseverare lo è di più.

Federico Costa