
Primarie tra meno di due mesi, precisamente il 9 aprile. E’ questa l’indicazione della commissione Congresso del Pd. Tra poche ore, alle 16, è in agenda, invece, la direzione che dovrà approvare le regole ed i tempi per il congresso.
Si è scelto il 9 aprile per consentire al partito di poter avere un segretario legittimato e pienamente operativo per la campagna delle amministrative e per evitare brutte sorprese. L’utilizzo del simbolo del partito nei territori deve essere autorizzato proprio dal segretario per evitare ricorsi. Il segretario, inoltre, viene proclamato in assemblea formalmente dieci giorni dopo le primarie e far slittare la data delle primarie, porterebbe ad una eccessiva dilatazione dei tempi. Intanto, i contendenti affilano parole e artigli.
Il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha spiegato di aver deciso di candidarsi perché crede e non si rassegna al fatto “che la politica debba diventare solo prepotenza”.
“Ho deciso di farlo, ha aggiunto, perché credo che ci voglia responsabilità e credo che il Pd debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all’Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti difficili”.
Michele Emiliano, governatore pugliese ed uomo del “ripensamento”, punzecchia il Guardasigilli: “Orlando è una brava persona, un uomo competente. Ha un solo difetto: ha fatto parte del governo Renzi fino ad oggi, e dunque come sfidante di Renzi devo capire ancora esattamente a quale obiettivo sta mirando”.
“Però, ha precisato Emiliano, sono contento che abbia preso le distanze. E che, come me, lotti per un cambiamento del partito che riporti subito a casa tutti coloro che sono andati via per incompatibilità politica con l’attuale segreteria”.
Matteo Renzi continua il suo viaggio negli Stati Uniti e attende al varco gli sfidanti.
Giorni importanti per il nuovo soggetto politico della sinistra. Per la prossima settimana è prevista la formalizzazione del coordinamento; per marzo un evento pubblico nazionale. Dopo lo strappo, è iniziata anche la guerra dei numeri. Alla fine, sussurrano i Dem, non saranno più di 15 parlamentari ad andare via. Mentre Nico Stumpo parla di “adesioni oltre le aspettative”.
Tra le fila del nuovo soggetto che mira a “riaggregare il centrosinistra non-renziano”, ci sarà Vasco Errani. Situazione più complessa sui territori e molto delicata al Senato. Su temi come voucher e scuola i bersaniani potrebbero essere decisivi con i loro 12 senatori. Restano poi da verificare i rapporti con gli altri gruppi nati in poco tempo a sinistra del Pd: Sinistra Italiana di Fratoianni, il gruppo di Arturo Scotto, il Campo progressista di Pisapia, l’area coagulata intorno al sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, e “Possibile” di Civati.
C’è folla a sinistra. Per ora più di sigle che di idee. E in attesa del banco di prova dei fatti, se si considera che lo sventramento della scuola, della sanità e del mondo del lavoro, è avvenuto con il contributo e i voti in Parlamento di chi oggi si presenta come “l’altro” e il nuovo che avanza.
