Il vertice di Brasilia dello scorso 30 maggio ha segnato un nuovo balzo in avanti per l’integrazione regionale sudamericana, dopo il rallentamento degli ultimi anni dovuto all’imporsi di diversi governi di centro-destra asserviti agli interessi divisivi dell’imperialismo nordamericano. Grazie proprio all’elezione di Luiz Inácio Lula da Silva alla testa del Brasile, prima economia del continente, l’integrazione regionale sembra ora godere di una rinnovata salute. Allo stesso tempo, a godere di questo nuovo assetto politico del continente sudamericano è anche il Venezuela, che con il ritorno di Lula alla presidenza del Brasile e l’ascesa di Gustavo Petro a capo della Colombia ha potuto riallacciare le relazioni diplomatiche con i due Paesi confinanti, tornando protagonista in questo processo che coinvolge l’intero Sud America. Al vertice di Brasilia hanno infatti partecipato undici presidenti sudamericani e il primo ministro peruviano, Alberto Otárola, che ha partecipato in vece della presidente golpista Diana Boluarte.

Nel suo intervento, il presidente venezuelano Nicolás Maduro ha sottolineato che nel mondo sta emergendo una nuova geopolitica globale con attori importanti che sono in prima linea nei processi di cambiamento. Il leader della Repubblica Bolivariana ha ricordato che in precedenza esisteva un mondo unipolare “dove l’impero nordamericano era egemonico e dominante”, mentre ora stanno emergendo nuovi attori che stanno modificando tali equilibri. “In questa nuova geopolitica mondiale è emerso un movimento molto importante, i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica), un movimento potente che senza dubbio diventa oggi la punta di diamante o l’avanguardia dei processi di cambiamento della geopolitica mondiale, del potere mondiale”, ha analizzato Maduro, che ha rinnovato l’interesse di Caracas per l’ingresso nell’organizzazione delle principali economie emergenti.

Maduro ha anche sottolineato l’importanza di procedere verso l’integrazione regionale in base ai principi di quello che è già stato ribattezzato il Brasilia Consensus, in opposizione al vecchio Washington Consensus imposto dagli Stati Uniti ai Paesi in via di sviluppo, soprattutto latinoamericani. “Siamo una corrente popolare, rivoluzionaria, bolivariana, di sinistra, e abbiamo partecipato a tutti i processi di integrazione in America Latina e nei Caraibi, e non abbiamo problemi a sederci, discutere, parlare francamente con qualsiasi forza politica, con qualsiasi presidente con qualsiasi corrente, ed è quello che ha avuto luogo: un dialogo rispettoso, tollerante, unità nella diversità”, ha assicurato Maduro.

Già alla vigilia del vertice di Brasilia, Lula, uno degli ideatori dei BRICS, aveva affermato di essere pronto a sostenere la candidatura del Venezuela per l’ingresso nell’organizzazione. Il leader brasiliano ha anche ricordato che, a causa dell’ostracismo di Jair Bolsonaro, il suo Paese non ha potuto intrattenere legami normali con il vicino Venezuela, ma ha sottolineato che ora ci sono le condizioni per recuperare le relazioni commerciali e per rafforzare i legami culturali, scientifici ed educativi tra i due Paesi, oltre a lavorare congiuntamente per la sicurezza al confine. “Speriamo che nessuno chiuda mai più le porte tra Brasile e Venezuela”, ha fatto eco Maduro.

L’interesse del Venezuela per i BRICS ha ricevuto commenti positivi anche da parte di Cina e Russia. “La Cina crede sempre che i BRICS siano un meccanismo aperto e inclusivo e sostiene il processo di espansione dei BRICS. Siamo pronti a portare presto più partner che la pensano allo stesso modo nella grande famiglia dei BRICS”, ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. “La dichiarazione del presidente venezuelano Nicolás Maduro riflette la crescente autorevolezza che i BRICS stanno acquisendo nell’attuale situazione internazionale per il loro punto di vista su ciò che sta accadendo e il loro modello di collaborazione tra pari senza sanzioni o pressioni di alcun tipo”, ha commentato invece Aleksandr Ščetinin, responsabile per l’America Latina del ministero degli Esteri russo.

A margine del vertice di Brasilia, Lula e Maduro hanno sottoscritto diversi accordi per rafforzare la cooperazione bilaterale in campo diplomatico e agroalimentare, in una cerimonia tenutasi presso la sede del ministero degli Esteri di Palazzo Itamaraty. A firmare materialmente l’accordo sono stati il ministro dell’Agricoltura venezuelano Wilmar Castro Soteldo e il ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira. Secondo il comunicato ufficiale rilasciato al termine dell’incontro, il memorandum ha lo scopo di “esplorare le opportunità e approfondire gli scambi nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento, della sovranità e della sicurezza alimentare e nutrizionale”. Allo stesso modo, il ministro degli Esteri Vieira ha firmato con il suo omologo venezuelano, Yvan Gil, il memorandum d’intesa per l’istituzione del meccanismo di supervisione del programma di cooperazione bilaterale Brasile-Venezuela.

Il Venezuela ha firmato importanti accordi anche con la Colombia. Nello stesso giorno, il ministro degli Esteri Gil e il suo omologo colombiano, Álvaro Leyva, hanno firmato l’Accordo per la creazione della Commissione di vicinato e integrazione, cerimonia alla quale hanno partecipato i presidenti Nicolás Maduro e Gustavo Petro. La nuova commissione si concentrerà sulla promozione e il coordinamento della cooperazione negli spazi di frontiera comuni, nonché sulla complementarità commerciale e produttiva.

Maduro ha anche intrattenuto un colloquio con il presidente argentino Alberto Fernández, con i due presidenti che sono stati accompagnati dai rispettivi ministri degli Esteri, il già citato Gil e Santiago Cafiero. Secondo il comunicato rilasciato dalla presidenza venezuelana, entrambi i capi di Stato hanno rivisto l’andamento dei rapporti di cooperazione “per consolidare un percorso favorevole in materia economica, politica e sociale” e rafforzare così i legami di integrazione. In occasione dell’incontro, Fernández ha sottolineato che l’Argentina si oppone all’imposizione di sanzioni economiche contro altri Paesi, in particolare il Venezuela, e ha espresso il desiderio che Caracas torni ad avere una sua rappresentanza in tutti gli organismi internazionali.

Oltre al ruolo riacquisito in ambito continentale, il Venezuela sta tornando protagonista anche a livello mondiale, come dimostra l’accoglienza ricevuta da Maduro al suo arrivo in Arabia Saudita. Maduro ha precedentemente fatto tappa ad Ankara, dove ha assistito al nuovo insediamento di Recep Tayyip Erdoğan alla presidenza della Turchia, ed ha poi proseguito il suo viaggio verso Riyadh, al fine di rafforzare le alleanze politiche, diplomatiche ed energetiche con il governo saudita, tornando nel Paese mediorientale dopo le due visite del 2015 e del 2016.

Contemporaneamente, il ministro del Petrolio Rafael Tellechea ha preso parte al vertice dell’OPEC, svoltosi il 5 giugno a Vienna. In questo contesto, il segretario generale dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, il kuwaitiano Haitham Al-Ghais, ha ricordato che il Venezuela è stato un Paese chiave, membro storico e di primo piano, tra i cinque fondatori dell’organizzazione: “Il rapporto tra OPEC e Venezuela è un rapporto storico in tutti i sensi. Come sapete, il Venezuela è stato uno dei cinque membri fondatori dell’OPEC, nel 1960, e uno dei suoi partecipanti più attivi. Il Venezuela ha svolto un ruolo chiave in tutti gli accordi e i vertici presidenziali”, ha detto Al-Ghais, dimostrando come il mondo non occidentale consideri il governo di Caracas come un partner serio e affidabile.

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