Proprio ieri, 15 ottobre, s’è celebrata la Giornata Mondiale delle Donne impegnate nell’Agricoltura. In ricorrenza di tale importante avvenimento, sono stati così evidenziati dei dati indubbiamente positivi o quantomeno promettenti per quanto riguarda l’attività delle donne nell’agricoltura ed il loro futuro nel cosiddetto “settore primario”.

In Italia un’azienda agricola su quattro è guidata da donne, con 215mila imprese di cui il 45% si concentra nel Meridione, un fatto che indubbiamente pone delle buone premesse per lo sviluppo e l’avvenire dell’agricoltura italiana e del ruolo della donna in questo strategico settore economico e produttivo ed ancor più in quest’area del nostro paese solitamente considerata meno baciata da certe opportunità. I dati provengono da uno studio incrociato fra Coldiretti e Unioncamere e presentato proprio durante la Giornata Mondiale delle Donne Rurali, dove s’è peraltro avuta anche l’elezione di Monica Merotto a nuova responsabile nazionale di Donne Impresa di Coldiretti, la maggiore associazione femminile di categoria.

Monica Merotto è attiva in Toscana con la sua produzione d’olio e di vino, oltre che con l’allevamento di bovini Limousine; al suo fianco, nei cinque anni di mandato che ora l’aspettano, ci saranno le due vicepresidenti Rita Licastro, produttrice d’olio in Calabria, e Chiara Bortolas, che produce ortaggi in Veneto, accompagnate da una giunta composta da Elisabetta Secci della Sardegna, Wilma Pirola della Lombardia, Cristina Adelmi della Liguria, Margherita Scognamillo della Sicilia, Floriana Fanizza della Puglia e Antonella Di Tonno dell’Abruzzo.

Commentando la sua nomina, così ha dichiarato Monica Merotto: “Lo spazio femminile è un laboratorio di idee e un’opportunità di impegno verso la collettività che intendiamo promuovere con continuità in un rapporto di equilibrio tra dirigenti, istituzioni e società”. Ciò che in quest’evento è stato poi fatto notare è come molte di queste donne oggi dedite con successo ed abnegazione all’agricoltura provengano da formazioni diverse da quelle tradizionali: per esempio la stessa Merotto è laureata in Storia dell’Arte Medioevale e prima di ritornare alla terra aveva intrapreso la carriera universitaria, mentre le sue vice Licastro e Bortolas esercitavano rispettivamente la professione d’avvocato e di biologa molecolare.

L’Associazione Donne in Campo di CIA-Agricoltori Italiani ha sottolineato come “le donne rurali nei paesi in via di sviluppo rappresentano il 43% della forza lavoro e producono la maggior parte del cibo disponibile con un ruolo primario per la sicurezza alimentare; sono le vere eroine del nuovo mondo”, e la presidente Pina Terenzi ha ulteriormente rimarcato come “le donne che vivono e lavorano nelle zone rurali sono lì come presidio, creano vere e proprie comunità, a volte dal nulla, affrontando con coraggio i problemi che la zona rurale presenta. Basti pensare alla difficoltà di gestire una famiglia per mancanza di servizi a supporto o la mancanza di banda larga per ancora molte zone”. Pina Terenzi ha anche fatto notare il profondo legame che queste donne spesso hanno col territorio dove operano e che è alla base poi del loro profondo senso di comunità: “Sono donne che fanno impresa nelle zone rurali per vocazione svolgendo il lavoro con un sentimento che va al di là del mero business; intendono davvero gettare le basi per costruire un futuro agricolo migliore, sopportando sforzi oltre le proprie possibilità”.

Anche la presidente di Confagricoltura Donna, Gabriella Poli, s’è dichiarata dello stesso avviso: “E’ fondamentale il contributo femminile all’agricoltura per lo sviluppo sostenibile dell’agroalimentare, un settore che in Italia ha un giro d’affari di 190 miliardi di euro pari al 17% del PIL”. Facendo poi notare come si stia velocemente accorciando il divario fra uomini e donne a livello mondiale secondo il cosiddetto Gender Gap Index, Gabriella Poli ha quindi aggiunto che come Confagri “Ci auguriamo un impegno ‘verde rosa’ delle Istituzioni per garantire l’inclusione, la parità di genere e la formazione in modo da favorire l’insediamento, la permanenza e la crescita dell’imprenditoria femminile in agricoltura che sfiora il 29%”. A tal proposito facilitare l’accesso al credito, assecondare la diffusione della cultura d’impresa e mettere a disposizione adeguati strumenti giuridici di conciliazione “permette di fare sistema, creare reddito, sviluppare occupazione e tutelare il nostro territorio”.

Anche Copagri, la quarta entità che con Coldiretti, CIA e Confagri ha festeggiato la Giornata Mondiale, ha espresso analoga soddisfazione: “La Copagri ha sempre sostenuto le donne nell’avvio di attività imprenditoriali agricole e soprattutto nei delicati passaggi per il ricambio generazionale, anche se la strada da fare è ancora lunga”, ha infatti asserito il presidente Franco Verrascina. A suo giudizio le donne coltivatrici dirette hanno dalla loro parte numerosi punti di forza rispetto ai colleghi uomini: una maggior propensione all’innovazione, una superiore capacità d’adattamento, un più accentuato legame con la terra e con le origini, oltre ad una migliore sensibilità per il rispetto dell’ambiente. Tutto ciò fa sì che le aziende guidate da donne, alla fine, si dimostrino spesso più diversificate e multifunzionali, con un prodotto maggiormente personalizzato e con una migliore attenzione per la cultura, la tradizione e le conoscenze del territorio. Si tratta di un immenso valore aggiunto che la politica e l’economia nazionali devono imparare a valorizzare in maniera consona e tempestiva. E, infatti, così ha concluso Franco Verrascina: “Il valore delle donne rurali, infine, non è commisurato solamente al grande lavoro che svolgono, dal momento che la loro importanza sta anche nel contribuire al sostegno economico e sociale delle proprie comunità che sempre più spesso portano avanti affrancandosi da un sistema patriarcale dal quale sono state penalizzate”.