Bombardamenti Donbass luglio 2016

Intervista a Filip, uno dei volontari serbi che combattono a fianco delle milizie del Donbass, nella difesa delle loro case e delle loro famiglie, contro l’esercito ucraino e mercenari occidentali.

1) Ci racconti un po’ di Lei

Mi chiamo Filip. Sono un volontario serbo nell’esercito del DNI dal maggio del 2014. Prima di prendere parte alla guerra nel Donbass, ho avuto esperienze nel conflitto nel Kosovo, nella Krajina serba. Sono un soldato professionista.

2) La maggior parte di volontari che combattono in Novorossiya proviene dalla Russia, ma vi è anche un piccolo contingente serbo. Come spiega questo fatto?

In Serbia siamo soliti dire: “Vi sono tre cose in cui speriamo. In Dio, nella forza serba e nella Madre Russia”. La Russia è stata la nostra protezione ed il nostro sostegno attraverso la nostra storia, quindi, ora, stiamo pagando il debito contratto con la Russia: per questo combattiamo in “Novorossiya”.

3) Quali partiti politici e movimenti sociali sostengono i volontari serbi nel Donbass?

Abbiamo il sostegno morale del “Partito Radicale” di Vojislav Šešelj. Questi ha subito dodici anni di processo da parte del tribunale dell’Aja, con l’accusa di crimini di guerra in Bosnia. Tuttavia, il Tribunale non ha trovato prove, così Seselj è stato assolto.

4) Cosa ne pensate, Lei ed i Suoi compagni, dei vostri avversari? E delle loro capacità di combattimento e motivazioni?

Hanno una scarsa motivazione. Combatte solo l’artiglieria, che fa finta di non sapere dove si trovano i quartieri residenziale della città. Dicono che forniscono solo la posizione e non sanno dove colpire.

A combattere attivamente vi sono anche alcuni mercenari provenienti da Polonia, Germania, Inghilterra e America. Di questo è composto il loro esercito: armi e mercenari.

5) Vi sono anche militari provenienti da Paesi della NATO?

Sì, ho sentito parlare di americani. Ma come consulenti. È improbabile che i soldati americani si facciano coinvolgere in uno scontro armato diretto.

6) Qual è il rapporto tra le perdite tra i soldati del DNI ed i civili della Repubblica?

Difficile da dire, ma molti civili sono stati uccisi nelle azioni dell’esercito ucraino.

Il numero di perdite umane stimato da alcuni osservatori internazionali è di circa 8 mila. Ma gli ucraini hanno subìto molte più perdite. Credo che l’ultima stima sia di 30 mila, anche se, in effetti, potrebbe essere ancora più alta.

7) Supponiamo che l’esercito delle repubbliche indipendentiste venga sconfitto, e l’Ucraina riconquisti questi territori. Cosa succederebbe in questo caso, secondo Lei?

Credo che un tale scenario sia fantastico, è improbabile che si avveri. Ma se ciò dovesse accadere, l’Ucraina cercherebbe di cancellare l’identità dei residenti russi nel Donbass, ed i dissidenti, nel migliore dei casi, verrebbero spinti ad emigrare in Russia.

8) Che cosa ne pensa dei volontari stranieri nel Donbass? Quali motivazioni, secondo Lei, li hanno portati a combattere contro l’esercito ucraino?

Forse la simpatia per la Russia ed i russi, ed il rispetto per Putin come una persona che è stata in grado di risollevare il proprio Paese dalla rovina. Ho sentito parlare di molti francesi e spagnoli, e anche di volontari provenienti dagli Stati Uniti. Ma parlando di americani bisognerebbe guardare alle loro origini, è possibile che abbiano radici russe.

9) La posizione ufficiale di Kiev è che, nel Donbass, gli ucraini stiano combattendo contro l’esercito russo. Può commentare questa posizione, e parlare della presenza russa nella vita del Donbass?

No, non ho visto l’esercito russo nel Donbass. Ma voglio dire che, anche se fosse effettivamente presente, non vedrei alcun problema. Queste terre sono storicamente russe, tutte le città nel Donbass sono state costruite dai russi, e sul suo territorio vivono principalmente russi. Non sorprende che essi vogliano stare con la Russia, piuttosto che con l’Ucraina.

10) La Russia aiuta il Donbass nel settore umanitario?

Sì, certamente. La Russia invia cibo e medicine, e paga le pensioni per i residenti del Donbass, che in realtà sono cittadini ucraini. Credo che se queste zone non fossero aiutate dalla Russia, il numero delle vittime salirebbe a centinaia di migliaia di persone. Oggi, in Russia, vi sono almeno 1,5 milioni di rifugiati provenienti dal Donbass.

Inoltre, nel 2014, in Russia sono state create diverse organizzazioni dietro iniziativa dei cittadini comuni per aiutare gli abitanti del Donbass insieme alle autorità ufficiali. Lo scopo era di inviare cibo, medicine e vestiti. Sono sicuro che la Russia abbia salvato il Donbass dalla fame nel 2014.

Non credo a quei media, soprattutto americani, che demonizzano la Russia. Io sono serbo, non russo, ma sono assolutamente certo che la verità sia dalla parte della Russia.

11) Che cosa si può dire riguardo all’opinione dei residenti del Donbass? Vogliono tornare a fare parte dell’Ucraina?

Non credo che, dopo tutto il sangue che è stato versato in questo Paese, i cittadini del Donbass vogliano tornare con l’Ucraina. La maggior parte di loro vuole diventare parte della Russia, oppure ottenere un loro Stato indipendente. Ma è improbabile che vogliano tornare con l’Ucraina.

12) Che cosa può dire ai lettori italiani?

Dai tempi della Seconda Guerra Mondiale, i serbi ricordano gli italiani in chiave positiva, a differenza dei tedeschi. Ad esempio, il nostro ben noto generale Ratko Mladic, da bambino, è stato salvato dai soldati italiani dalla morte. Siamo ben consapevoli di questo e di altri casi analoghi.

Silvia Vittoria Missotti

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