Si protrarranno fino al 9 luglio i negoziati sul disarmo nucleare dell’Iran con i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Germania e i rappresentanti dell’Unione Europea.

Il Ministro degli Esteri iraniano, Zarif, è tornato a Vienna per partecipare ai colloqui con il gruppo dei 5+1 , dopo una breve missione in patria per consultarsi con i vertici politici.

La scadenza per le trattative era inizialmente stata fissata al 30 giugno, tuttavia gli interlocutori hanno confermato che i negoziati continueranno.

Togliere le sanzioni permetterebbe all’Iran, legittimamente, di riarmarsi (con armi convenzionali) e ammodernare le proprie forze armate. Non costituirebbe comunque una minaccia per Israele, che ha l’atomica, né per gli alleati americani, difesi da questi ultimi. In realtà, tale resistenza da parte americana è legata sopratutto a ragioni emotive, irrazionali quindi.

La possibilità che l’Iran possa diventare una potenza regionale terrorizza i sauditi e scontenta gli israeliani. Ed è ben nota l’influenza della lobby sionista in America. Oltre a ciò, Obama probabilmente teme che n accordo troppo blando scateni l’ira dei repubblicani, già sul piede di guerra per la gestione della questione ucraina. Oltre a ciò, va considerato il fattore Hillary: la Clinton ha già dichiarato che, se diventerà presidente, gli USA attaccheranno militarmente l’Iran. Difficile, visto il soggetto in questione, capire se si tratti di semplice spacconeria, o di una precisa volontà. In quest’ultimo caso, per gli americani si tratterebbe di certo di una nuova Corea. In ogni caso, oltre agli attacchi “da destra”, Obama deve guardarsi da quelli “da sinistra.”

Nonostante questo sia il suo secondo mandato, e quindi non possa presentarsi di nuovo, tutto ciò non può non indebolire una eventuale volontà obamiana di trovare un accordo a qualunque costo. Dell’opposizione inglese non parleremo: se gli americani dovessero cambiare atteggiamento, è ridicolo pensare che gli inglesi decidano di opporsi.

Un accordo che includa la fine delle sanzioni, porterebbe enormi vantaggi a Teheran, dandole la possibilità di uscire dall’isolamente internazionale, di ammodernare le proprie forze armate, dotandole di sistemi d’arma russi all’avanguardia, di ampliare i mezzi tecnologici non strettamente militari (ma con ricadute in quel campo) acquistandoli in giro per il mondo, e altro ancora.

La Russia e la Cina hanno interesse che si giunga a questo, sia per poterle fornire armamenti, che per sottrarla definitivamente dalla presa israelo-american, che potrebbe serrarsi su di essa, così come ha fatto con la Siria. I francesci potrebbero a loro volta provare a venderle sistemi d’arma, ma la paura di scontentare gli americani da una parte, le divisioni interne dall’altra, li paralizzano.
Difficile azzardare un pronostico: il più dipenderà appunto dalla possibilità, o meno, di superare le divisioni interne, e in quale direzione avverrà tale superamento, da parte di USA e Francia.

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Nato a Siracusa, si occupa prevalentemente di politica estera e strategia. Ha scritto "Battaglia per il Donbass" (Anteo Edizioni, 2014) https://pagineirriverenti.wordpress.com/