consulta - italicum

Nella giornata di ieri, dopo mesi di frenetica attesa, la Corte Costituzionale ha emesso la sentenza sull’Italicum, la legge elettorale approvata dal Parlamento il 4 maggio 2016.

Via le pluricandidature, e via pure il ballottaggio in caso di mancato raggiungimento della soglia del 40% da parte di una lista al primo turno.

Come rivelato dall’agenzia Ansa, Matteo Renzi, che da premier era stato il principale sponsorizzatore del testo di legge, si è detto “soddisfatto” del pronunciamento della Corte. Nel PD è giubilo.

Nel sito web del partito Emanuele Fiano, Responsabile per le Riforme istituzionali dei Dem, pontifica convinto: “L’Italicum supera il vaglio della Consulta, si può votare subito”. Il vice-segretario Debora Serracchiani su Twitter rincara la dose: “Sentenza #Consulta è molto chiara e conferma l’impianto dell’Italicum. Ora tocca alla politica. Ci sono le condizioni per andare a votare”.

Malgrado le esultanze interne al gruppo dei “renziani” del PD, la Consulta ha palesemente alterato la struttura della legge elettorale per la camera. L’eliminazione di un possibile secondo turno, il semplice premio di maggioranza dato alla lista che dovesse superare il 40% al primo turno, sono elementi che alla luce delle attuali stime di voto attuali vanno a minare alla base i propositi di fondo dell’Italicum: vincitori sicuri il giorno dopo le elezioni e governi in grado di governare, erano questi i “mantra” del premier-segretario fino a pochi mesi fa.

Di fatto, la legge che esce dalla consulta, chiamata Legalicum dagli esponenti del M5S, è una proporzionale con divieto di coalizioni, con sbarramento al 3% su base nazionale. Il premio di maggioranza (pari al 54% dei seggi della Camera) verrebbe assegnato, come detto in precedenza, a chi superasse il 40%.

Se non è un’utopia, poco ci manca. A lunedì 23 gennaio, infatti, le intenzioni di voto (considerando il sondaggio condotto da EMG ACQUA per il TG LA7) danno il Partito democratico al 31,7%, con i Cinquestelle a rincorrere con il 28,3%. Il centrodestra è invece spacchettato fra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che rispettivamente conterebbero il 13,6, l’11,1 e il 4,6 per cento dei voti. In poche parole, quasi una palude se si andasse a votare a breve e con questo sistema.

Il PD tatticamente non è sconsiderato, e avanza dunque la possibilità di un ritorno al Mattarellum, la legge elettorale in vigore dal 1993 al 2005. Legge maggioritaria per il 75% dei seggi, proporzionale per il restante 25%, il Mattarellum funzionò spingendo i partiti alla formazione di coalizioni elettorali che, in un senso o nell’altro, si rivelavano dopo le urne possibili compagini di governo.

La maggioranza delle altre forze politiche è però decisa per un voto immediato. Non fa in tempo a trapelare la notizia della sentenza della Corte che il leader della Lega Nord, Matteo Salvini tuona su Twitter: “”Legge elettorale subito applicabile” dice la Consulta. Non ci sono più scuse: parola agli italiani!! Se sei d’accordo, rilancia #VOTOSUBITO”.

Giorgia Meloni si unisce al leader del carroccio: “Ora che abbiamo anche una legge elettorale non ci sono più scuse: sabato 28 gennaio tutti in piazza a #Roma per chiedere #elezionisubito”.

Insieme a Giovanni Toti, frondista di Forza Italia, si sta preparando alla manifestazione per il voto immediato indetta proprio per questo sabato in compagnia di Salvini.

In Forza Italia il clima non è dei migliori. Se Giovanni Toti è schierato per il voto subito, il leader Berlusconi pare invece spingere per l’attesa, in vista di un’omogeneizzazione delle leggi in entrambi i rami del Parlamento.

A Sky TG24 Renato Brunetta si fa così portavoce della linea ufficiale: “Noi vogliamo andare al voto a scadenza naturale, l’anormalità è a scadenza anticipata” e ancora: “I due sistemi elettorali, Camera e Senato, sono profondamente diversi. Il rischio è di due maggioranze differenti”.

Forza Italia sarebbe comunque portata ad accettare un sistema fortemente proporzionale in modo da poter poi risultare papabile per alleanze di governo post-elettorali, magari con il Pd di Matteo Renzi. Visti gli ultimi tempi, sembra infatti lontano un possibile accordo per una coalizione elettorale tra Berlusconi e la Lega, ormai divisi su molti frangenti, come alleanze europee, problema dell’immigrazione e futuro dell’UE.

Anche l’M5S si unisce al coro di coloro che spingono per il voto immediato, e Grillo dal sacro blog dà la carica ai suoi: “Habemus Legalicum: voto subito! #Obbiettivo40PerCento”.

Il MoVimento, in caso di elezioni, si presenterà da solo, seguendo le linea del “no a qualsiasi alleanza con i partiti”, senza alcuna compromissione con le altre forze politiche. Ben disposto ad alleanze si era però dimostrato qualche settimana fa, quando esprimeva il desiderio di entrare nell’ALDE (il gruppo dei liberali europei), per una questione ovviamente strategica e di convenienza politica.

Prendere parte ad un gruppo europeo, infatti, consente ai parlamentari di quel gruppo di beneficiare dei cosiddetti “fondi 400”. Si tratterebbe di 40 mila euro a parlamentare, per un ammontare di 680 mila euro, destinabili esclusivamente all’attività politica. Un calcolo di partito possiamo dire, checché ne dicano i pentastellati.

Intanto Beppe Grillo ha scritto una lettera sul suo blog destinata al Presidente Sergio Mattarella. Il comico genovese spinge affinché si applichi il nuovo italicum anche al Senato o che sciolga le camere subito: “Presidente, il Paese è arrivato al limite della sopportazione” si legge nell’appello di Grillo, “Dopo la vittoria del NO al Referendum costituzionale del 4 dicembre i cittadini si aspettavano un cambio di rotta, che non è arrivato: è stato fatto un governo fotocopia di quello precedente. Questo governo è completamente immobile, così il Parlamento. Questa situazione non può andare avanti a lungo”.

Sta di fatto che, nel panorama politico attuale, come sottolineato dal Presidente della Repubblica Mattarella, la necesità è quella non di un voto frettoloso che porterebbe a risultati molto simili allo stallo del 2013, ma di un dialogo parlamentare e di una omogeneizzazione dei sistemi elettorali di Camera e Senato.

A Mattarella si unisce poi anche la voce di Stefania Craxi, già sottosegretario agli Esteri, che in comunicato stampa sostiene “una necessaria fase di riflessione tre le forze politiche e parlamentari”, nella convinzione che serva “serietà e lungimiranza, poiché anche in questa circostanza la legge elettorale condizionerà artatamente il sistema politico ed istituzionale dei prossimi anni”.

Sulla stessa linea anche politologi come Gianfranco Pasquino, che nel suo blog sostiene la necessità di prendere atto della sentenza della consulta al fine di un intervento della politica nel determinare una legge che dia potere agli elettori e garantisca rappresentanza. Dice Pasquino: “Nelle democrazie, le leggi elettorali le scrivono i parlamentari, non i governi, meno che mai i giudici, neppure quando sono giudici costituzionali”. Ne vale della qualità della democrazia, la nostra.