Le proposte avanzate da Alexis Tsipras e dal suo governo nella notte tra giovedì e venerdì hanno provocato stupore. Esse riprendono largamente, ma non totalmente, le proposte dall’ Eurogruppo il sedici giugno. Esse sono state diffusamente percepite dall’opinione internazionale come una capitolazione. Da questo punto di vista, la reazione assai positiva dei mercati questo venerdì mattina è un segnale importante. Si sa d’altronde che tali proposte sono state in parte redatte con l’aiuto di alti funzionari francesi, anche se Bercy [https://www.economie.gouv.fr/] ha smentito tale circostanza.

Queste proposte scaturiscono da intense pressioni esercitate dagli Stati Uniti, tanto sulla Grecia che sulla Germania. La Francia ha in questo caso deliberatamente scelto il campo americano contro la Germania. Il governo francese non ha avuto necessariamente torto ad opporsi alla Germania in quest’occasione. Ma si è messo su questa via per ragioni essenzialmente ideologiche. Infatti ciò che Hollande vuole sopra oltre ogni altra cosa è salvare l’euro. Rischia di rendersi conto molto presto del prezzo che ha dovuto pagare per questo, e per un risultato che probabilmente non durerà più di qualche mese. Perché, se accettate, queste proposte non risolveranno niente.

I termini della proposta greca

Queste proposte sono dunque vicine a quelle dell’eurogruppo. Si possono d’altronde notare alcune differenze con il testo del 26 giugno, e in particolare la volontà di proteggere i settori più fragili della società greca: mantenimento dell’IVA al 7per cento per i prodotti di base, esenzione per le isole più povere, mantenimento fino al 2019 del sistema d’aiuti ai pensionati più poveri. Da questo punto di vista, il governo greco in effetti non ha ceduto. In pari tempo, il governo ha incluso in questo piano delle misure contro l’evasione fiscale e la corruzione, che facevano parte del programma iniziale di Syriza. Ma bisogna ben riconoscere che per il resto, ci si largamente allineati sulle richieste dell’ Eurogruppo. Bisogna dunque parlare di capitolazione come fanno alcuni? La risposta è tuttavia meno semplice di come sembri.

In effetti, il governo greco insiste su tre punti: ristrutturazione del debito (a partire dal 2022) che, col tempo, lo renda ripagabile. L’accesso a 53 miliardi in tre anni, e lo sblocco di un piano d’investimenti detto “piano Juncker”. Ma questo piano include largamente somme previste -ma non versate- dll’UE, a titolo di fondi strutturali. Soprattutto il governo greco insiste un impegno stringente all’apertura di un negoziato sul debito nel mese di ottobre. Ora, si ricorda che questa era esattamente una delle cose che erano state rifiutate dall’ Eurogruppo, determinando la rottura dei negoziati e la la decisione di Tsipras di indire un referendum.

Infatti, se le proposte del governo greco fanno incontestabilmente un passo verso i creditori, mantengono una parte delle esigenze manifestato in precedenza. Per questo è ancora troppo presto per parlare di capitolazione. Una interpretazione possibile di queste proposte è che esse hanno la funzione di mettere con le spalle al muro la Germania e le altre nazioni fautrici dell’espulsione della Grecia dalla zona euro. Si sa che gli Stati Uniti, inquieti per le possibili conseguenze del “Grexit”si sono impegnati con tutto il loro peso per indurre Angela Merkel a fare delle concessioni rilevanti. Se la Germania darà prova d’intransigenza, la responsabilità dell’uscita della Grecia dall’ Euro zona sarà sua. Se si deciderà a cedere non potrà più rifiutare a Portogallo Spagna o Italia quel che ha concesso alla Grecia. Si può dunque osservatre che questo piano è una nuova dimostrazione dell’innato talento tattico di Alexis Tsipras. Ma queste proposte costituiscono per il governo greco anche un grande problema.

Il dilemma del governo greco

Il problema di fronte al quale si trova il governo Tsipras è duplice. Politico ed economico. Sul piano politico, fare come se il “no” non avesse largamente vinto, non è possibile senza gravi danni politici. Il ministro delle finanze dimissionario, Yannis Varoufakis, ha d’altra parte criticato degli aspetti di queste proposte. Più in profondità, queste proposte non possono non inquietare non solo i militanti di Syriza, e in particolare la sinistra del partito, ma soprattutto l’insieme degli elettori che si sono mobilitati per sostenere il governo e lo stesso Tsipras. Che dunque si è assunto il rischio di provocare un’immensa delusione. Delusione che lo lascerebbe indifeso di fronte a svariate manovre sia parlamentari che extra parlamentari, cui certamente, si può immaginare, i suoi avversari politici non rinunceranno.

Ora, la volontà delle istituzioni europee di provocare un cambio di governo, come aveva crudamente ammesso il Presidente del parlamento europeo, il socialdemocratico Martin Schulz, non è cambiata. Ieri, giovedì, Jean-Claude Juncker ha ricevuto il vertice dei due partiti: “Nuova democrazia (centro-destra) e “To Potami” (centro-sinistra). Privato di un largo consenso nella società, avendo amaramente deluso l’ala sinistra del suo partito, che conta più del 40 % di Syriza, Tsipras sarà ormai assai vulnerabile. Minimo, avrà spezzato la logica di mobilitazione popolare che si era manifestata per il referendum del cinque luglio e durante la campagna.

Si deve qui ricordare che i risultati del referendum hanno mostrato una vera mobilitazione, ben al di là dell’elettorato di Syriza e dell’ANEL, i due partiti di governo. Ciò avrà certamente delle conseguenze. Se i deputati della sinistra di Syriza probabilmente voteranno le proposte governative in parlamento, è nondimeno chiaro che le estreme, il KKE (comunisti neostaliniani) e il partito di estrema destra “Alba dorata” trarranno vantaggio dalla delusione che susciteranno le proposte governative.

Inoltre, la questione della vitalità dell’economia greca rimane, perché il pacchetto del governo non reca nessuna soluzioni ai problemi di fondo sul tappeto. Certo la sopravvivenza dell’economia greca sarà posta in termini meno immediatamente drammatici, se sarà concluso un accordo. La crisi di liquidità potrà essere stroncata senza ricorrere alle misure radicali altre volte da noi qui evocate.

Le banche nuovamente alimentate dalla BCE potranno riprendere le loro operazioni. Ma niente sarà risolto. Olivier Blanchard, già economista capo del FMI, segnala che i pronostici negativi della sua istituzioni sono stati probabilmente ottimistici. Dopo cinque anni di austerità che l’hanno marchiata a fuoco l’economia greca ha assoluto bisogno di rifiatare. Questo sarebbe stato possibile ottenerlo attraverso degli investimenti o attraverso una riduzione della pressione fiscale, cioè attraverso una riduzione della austerità. Non è la strada che è stata imboccata. Sarebbe stato possibile far respirare l’economia greca attraverso una uscita, non un’espulsione, dalla zona euro che, permettendo alla sua moneta di deprezzarsi del 20-25 % le avrebbe restituito la sua competitività.

Non si farà evidentemente, né l’una né l’altra cosa. A questo punto, è necessario interrogarsi sulle condizioni d’applicazione delle proposte avanzate dalla Grecia ai suoi creditori. Anche ammettendo che sia raggiunto un accordo, il deterioramento della situazione economica determinato dall’azione della BCE che Varoufakis ha definito “terrorista”, venendo dopo cinque anni di austerità, rischia di rendere caduche le proposte greche da qui a qualche mese. Una caduta del gettito IVA è oggi prevedibile. Sarà dunque necessario un nuovo negoziato.

Le proposte avanzate da Alexis Tsipras e dal suo governo nella notte tra giovedì e venerdì hanno provocato stupore. Esse riprendono largamente, ma non totalmente, le proposte emerse dall’Eurogruppo del sedici giugno. Esse sono state diffusamente percepite dall’opinione internazionale come una capitolazione. Da questo punto di vista, la reazione assai positiva dei mercati questo venerdì mattina è un segnale importante. Si sa d’altronde che tali proposte sono state in parte redatte con l’aiuto di alti funzionari francesi.
Queste proposte scaturiscono da intense pressioni esercitate dagli Stati Uniti, tanto sulla Grecia che sulla Germania. La Francia ha in questo caso deliberatamente scelto il campo americano contro la Germania. Il governo francese non ha avuto necessariamente torto ad opporsi alla Germania in quest’occasione. Ma si è messo su questa via per ragioni essenzialmente ideologiche. Infatti ciò che Hollande vuole sopra oltre ogni altra cosa è salvare l’euro. Rischia di rendersi conto molto presto del prezzo che ha dovuto pagare per questo, e per un risultato che probabilmente non durerà più di qualche mese. Perché, se accettate, queste proposte non risolveranno niente.

L’euro è l’austerità

Bisogna allora interrogarsi sul senso profondo di queste proposte. Mentre esse sono tatticamente difendibili, corrispondono però molto probabilmente a un errore di strategia. Alexis Tsipras ha oggi dichiarato davanti al gruppo parlamentare di Syriza, di non aver ricevuto mandato dal popolo greco di uscire dal’ euro. Fatto controvertibile, soprattutto dopo la schiacciante vittoria del no al referendum. E’ chiaro che questa non era l’intenzione iniziale del governo e non corrispondeva al programma sul quale era stato eletto. Ma si può pensare che, posta davanti all’alternativa se rifiutare l’austerità o rifiutare l’euro, la popolazione greca sta mutando rapidamente opinione. In effetti si osserva un radicalizzarsi nelle posizioni dei Greci, o almeno è quel che è stato osservato fino alle odierne proposte del governo. I prossimi giorni ci diranno se questa radicalizzazione prosegue o è stata spezzata dall’operato del governo.

In realtà, quel che si percepisce in modo sempre più chiaro, d’altronde è l’analisi di un economista come Costas Lapavitsas che è propugnata dall’ala sinistra di Syriza, è che l’euro impone le politiche di austerità. Se Tsipras ha creduto di poter cambiare questo, si deve riconoscere oggi che ha fallito. L’austerità resterà la politica della zona euro, non vi sarà “un altro euro”, e questa lezione si applica anche a chi, in Francia, difende questa sciocchezza. Si deve ormai porre chiaramente il problema di un’uscita dall’euro, che si tratti della Grecia o di numerosi altri paesi.

Traduzione di Renato Calapso

Fonti:
1)

2)