
La recente e discutibile dichiarazione di Donald Trump circa i “paesi fogna”, da cui originano i flussi migratori che coinvolgono l’Occidente e in questo caso gli Stati Uniti, ha destato molta indignazione in Africa. L’Unione Africana, per esempio, ha prodotto un documento dove Trump viene attaccato frontalmente ed invitato a scusarsi senza mezzi termini.
L’attivista africanista Kemi Seba, invece, ha offerto una lettura diversa dello “scivolone” di Trump: a suo avviso esso avrebbe infatti il merito di sbugiardare gli Stati Uniti agli occhi degli africani e del Terzo Mondo, dopo gli anni dell’ipocrisia targata Obama.
Così ha infatti dichiarato: “Donald Trump [che ha definito “cinghiale”, NdA] permette a tutti tra gli africani e i loro discendenti, che sognavano gli Stati Uniti, e più globalmente l’Occidente, di ricordarsi che questo paese, e più globalmente questa civiltà, si è costruita sul genocidio dei nativi americani e sulla schiavitù dei neri (…).
Obama è stato oggetto di una selezione (molto tempo prima della sua elezione) per consentire agli Stati Uniti, attraverso il suo intermediario, di addormentare la maggior parte delle popolazioni del mondo per otto anni facendo credere che l’America fosse una nazione democratica, che voleva diffondere la giustizia e il diritto degli oppressi nel mondo. Obama ha fatto perdere tempo ai dannati della terra (per gli ingenui che gli hanno creduto).
Senza volerlo, il suo successore ci permette di capire (se non lo sapevamo già, ovviamente) che se non ci prendiamo cura di noi stessi, nessuno lo farà per noi. Permette anche a tutti coloro che sognavano i finanziamenti dell’Usaid, o delle ambasciate degli Stati Uniti in Africa, di non aspettare più il pesce, ma di imparare a pescare.
Naturalmente, i nostri paesi che [Trump] definisce come “fogne” sapranno ricordare queste parole: noi africani accogliamo da troppo tempo le basi militari Usa senza batter ciglio. Grazie per aver permesso ai tanti addormentati di svegliarsi”.

Un effetti il merito di Trump è quello di evidenziare cose che chi si occupa di poloitca internazionale sa da sempre: gli Stati Uniti non hanno MAI operato per la libertà dei popoli ma per la sottomissione alla loro volontà, fomentando rivoluzioni e guerre che poi hanno sempre cercato di voltare a proprio favore.
Ma dopo lo smacco di Cuba, la guerra in Vietnam, lo smacco in Afganistan , le sconfitte in Iraq , oltre che a dimostrare che gli Stati Uniti sono una tigre di carta ,come direbbero i cinesi, ora più che mai dimostrano la loro vera faccia.
Sarebbe ora che tutti i paesi africani si svegliassero e capissero che la svlta verso la libertà sta nell’abbandonare i finti aiuti americani e dei suoi alleati servi come Israele e Arabia Saudita, e trovassero una strada nuova per la loro crescita economica e sociale.
In questi si vede la mancanza di una Europa politica come terzo polo che avrebbe sicuramente molte chance di essere la vera componente di svolta.
Purtroppo vediamo quanto questa Europa non ci sia …
Sono d’accordo con quanto detto da Kemi Seba, è ora che anche noi europei apriamo gli occhi, e incominciare a mandare a casa i militari statunitensi che occupano i nostri paesi. Che si tengano la loro cosiddetta democrazia e che la facciano applicare prima a casa loro. Alvaro