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La Cina mostra al mondo la nuova AIIB

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La Cina mostra al mondo la nuova AIIB

Questo 17 gennaio, a Pechino, si è insediato ufficialmente il consiglio della Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture (in inglese: Asian Infrastructure Investment Bank, AIIB), ufficializzando così questo grandioso progetto economico del governo cinese, ideato fin dal 2014: creare un fondo monetario abbastanza forte e quotato che possa limitare lo strapotere del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale e, al contempo, concedere prestiti equi per lo sviluppo infrastrutturale dell’Asia, o, come ha detto il neo presidente Jin Liqun: «Rispondere alla necessità di infrastrutture è fondamentale, perché così si gettano buone basi per una crescita economica robuste, le opportunità economiche aumentano e migliora la qualità di vita di tutti».

Il Consiglio della Banca, che ha dichiarato ufficialmente la sua entrata in “fase di operatività”, ha visto la partecipazione di 27 osservatori esterni e di 30 governatori (che rappresentano il 74% del capitale allocato) osservatori che hanno eletto il Consiglio di amministrazione e lo statuto della Banca. Il Consiglio è composto da 12 membri (9 rappresentanti di membri regionali, 3 membri non-regionali) presieduti da Jin Liqun, eletto primo Presidente. Lo statuto dei membri è ancora in via di definizione: si sta valutando quali Stati possano essere considerati “membri fondatori” dei 57 paesi finora candidatisi, che hanno firmato, nel 2015, due documenti a tal riguardo. Tra i paesi candidabili, ci sono: Azerbaigian, Brasile, Egitto, Francia, Germania, India, Indonesia, Iran, Israele, Italia, Kazakistan, Corea del Sud, Laos, Myanmar, Pakistan, Qatar, Regno Unito, Russia, Arabia Saudita, Singapore, Spagna, Turchia, Uzbekistan, Vientam ed altri. Inizialmente, la creazione di questa banca fu molto osteggiata dagli Stati Uniti, ma ciò non ha impedito a molti alleati di Washington di parteciparvi né l’utilizzo, da parte dell’AIIB, del dollaro come valuta di scambio, più solido rispetto allo yuan.

Le politiche chiave approvate per il 2016 comprendono il bilancio annuale, le politiche compensatorie in materie di finanza, beni pubblici, finanziamento e informazione pubblica. La strategia operativa, come definita dall’AIIB, prevede un modus operandi “snello” (non troppo personale impiegato, ma molto qualificato), “pulito” (tolleranza zero per episodi di corruzione) e “verde” (rispetto ambientale). La sede a Pechino, ed il suo orientamento a carattere marcatamente asiatico, sono fattori che indirizzano questa Banca ad un massiccio rafforzamento dell’economia degli Stati asiatici in via di sviluppo, che necessitano di molto capitale per proseguire nella crescita; come ha infatti sottolineato il Presidente Xi Jinping, presenziando alla cerimonia: «Le esigenze di finanziamento in Asia per le infrastrutture di base sono assolutamente enormi».

I primi progetti della nuova Banca sono già stati presentati: 10-15 miliardi di dollari saranno investiti annualmente, per i prossimi 5-6 anni, per rendere pienamente operativa il nuovo istituto, che gode già di una sottoscrizione cinese da 29,78 miliardi (sui 100 miliardi di fondi iniziali complessivi), ai quali si sommeranno altri 50; e già alcuni paesi, tra cui il Nepal, sembrano intenzionati a chiedere un prestito all’AIIB. Dopo Pechino, per quote di capitale detenute, troviamo rispettivamente India e Russia, che hanno giocato un ruolo rilevante alla sua nascita. Proprio la Russia sembra intenzionata a ricevere il prima possibile (sembra entro 6 mesi) un finanziamento per alcuni progetti infrastrutturali ferroviari nella via marittima del Mare Artico. Sarà solo con i prossimi anni, che si potrà vedere l’effitiva capacità dell’AIIB di penetrare nell’ambiente finanziario internazionale, assai irto di ostacoli, concorrenti ed ostacoli geopolitici notevoli.

Di Leonardo Olivetti