In questi giorni particolarmente complessi per il Vicino Oriente, il governo dell’Iraq ha compiuto essenziali passi in avanti per un avvicinamento strategico con la Repubblica Popolare Cinese. Dall’impegno diplomatico di Pechino nelle azioni diplomatiche, il governo di Baghdad cerca ora di sfruttare la potenza del dragone per un miglioramento delle proprie strutture economiche, pesantemente danneggiate dal decennale conflitto interno.

I recenti contatti tra le due parti si sono svolti nei giorni immediatamente precedenti al Natale: il Primo Ministro Haider al-Abadi ha incontrato i leader cinesi Xi Jinping e Li Keqiang, mentre il Ministro degli Esteri Ibrahim al-Jaafari ha avuto proficui colloqui con la sua controparte cinese Wang Yi.

Al-Abadi è arrivato a Pechino in una settimana per certi versi decisiva: la riconquista della città di Ramadi è imminente, e sarebbe una vittoria veramente importante per i governativi, che potrebbero poi concentrare notevoli forze sulla roccaforte di Falluja. Ma, al di là dei problemi di contingenza e strategia militare, il governo di Baghdad cerca di migliorare il sodalizio con Pechino anche in vista dei colloqui in sede ONU sulla violazione turca della sovranità irachena e dei futuri colloqui sulla situazione siriana. Le ragioni più immediate sembrano però di ordine economico: l’Iraq, che fino a pochi secoli fa era un tratto importantissimo per le carovane che viaggiavano dall’est all’ovest, «può ancora fungere da ponte tra Asia ed Europa», secondo il Primo Ministro iracheno. Ed è questo il nodo storico che vuole spingere i dirigenti cinesi a sostenere l’Iraq.

I colloqui si sono concentrati maggiormente sulla futura espansione ferroviaria irachena, che potrà essere realizzata da compagnie cinesi e che permetterà al governo di Pechino anche notevoli vantaggi per quanto riguarda l’acquisto di greggio iracheno. Al-Abadi ha dichiarato di valutare un piano di espansione ferroviaria di 5.000 km (rispetto agli attuali 2.000 km), grazie al quale «avremo una connessione per la Via della Seta». Il Primo Ministro ha presenziato ad un vertice di industriali cinesi, rappresentanti di 60 compagnie nei settori delle telecomunicazioni, delle infrastrutture e delle assicurazioni, allettando il governo socialista con la speranza di «raddoppiare le esportazioni di petrolio nei prossimi anni», in particolare proprio verso il gigante asiatico (che lo scorso anno ha importato oltre 28 milioni di tonnellate di greggio).

I colloqui tra Xi e al-Abadi hanno toccato vari punti delle relazioni sino-irachene, ribadendo anche la necessità di diversificare il commercio bilaterale. Secondo l’uomo forte di Baghdad, dal 2003 ad oggi l’interscambio tra i due Stati è aumentato di 50 volte, ma la netta dipendenza del paese dal petrolio (93% delle esportazioni) è un netto freno ad uno sviluppo omogeneo dei vari rami dell’economia. Il tentativo è di diversificare un sistema economico che si regge ancora precariamente, e per al-Abadi «la Cina ci può fornire garanzie… per le infrastrutture, per altre aree e per gli investimenti». Il governo di Baghdad ha infatti dichiarato pubblicamente che «vuole semplificare la burocrazia interna e quella nei rapporti con gli investitori», cercando quindi di assicurare alla nazione irachena un futuro di crescita una volta finita la guerra civile.

L’asse tra i due paesi si è rafforzata diplomaticamente con l’incontro, in sede ONU, tra i due ministri degli esteri, al-Jaafari e Wang Yi. Il vertice è avvenuto in un momento delicato: si tratta di discutere, condannare e prendere provvedimenti nei confronti degli sconfinamenti turchi avvenuti ai danni dell’Iraq poco tempo fa. Il governo di Baghdad, non avendo né richiesto né voluto la presenza di truppe turche nel nord del paese (non lontano da Mosul), si è trovato a dover condannare questo atto di violazione territoriale e porlo di fronte alle Nazioni Unite. «La politica irachena enfatizza il mantenimento delle relazioni e il prendere in considerazione gli interessi vitali di diversi paesi, tuttavia, ciò non deve essere compiuto a detrimento della sovranità nazionale», ha dichiarato infatti al-Jaafari.

La Repubblica Popolare Cinese, tramite Wang Yi, si è schierata con il governo di Baghdad, sostenendo le legittime richieste irachene e promettendo sostegno anche in sede ONU. «L’Iraq ha il diritto a prendere le misure necessarie per proteggere il suo territorio. Ogni schieramento di truppe militari senza coordinazione [col governo di Baghdad, ndt] non può essere accettato; al contrario, va condannato per mantenere la sovranità del paese», ha dichiarato il ministro degli esteri cinese.

La Cina, anche in sordina, resta uno degli attori chiave nella regione, grazie alla sua stretta vicinanza con molti dei maggiori attori e alla sua capacità economica e militare; è una strategia di lungo periodo quella che ha portato il Primo Ministro al-Abadi ad un rafforzamento della sua alleanza con Pechino, alla vigilia, sembrerebbe, di vittorie di importanza capitale contro il terrorismo in Iraq.

Leonardo Olivetti