Con tre documenti rilasciati proprio ieri, uno a firma della Commissione Militare Centrale del Partito del Lavoro della Corea, uno del Comando Supremo dell’Esercito Popolare di Corea ed uno del Ministero degli Affari Esteri, Pyongyang ha risposto alle accuse rivoltele da Seul e da Washington circa una sua improvvida volontà di voler scatenare un nuovo conflitto nella penisola coreana.

Nei documenti viene analizzata la situazione creatasi nel tempo nella penisola, e si fa notare come quella portata avanti da Seul e da Washington sia soprattutto una “guerra psicologica”, condotta per minare i nervi, il morale e la fiducia della Corea del Nord, del suo esercito e del suo popolo.

Raccontando che dal Nord fosse stato sparato un grosso proiettile, ma senza avere alcun elemento per provarlo, dal Sud hanno tirato numerosi colpi d’artiglieria, infrangendo lo stato di pace della frontiera Nord-Sud e scatenando l’attuale clima di tensione.

In precedenza, il 2 agosto, vi era stato il dubbio episodio di una mina fatta brillare dalle forze del Sud proprio lungo la frontiera, in realtà uno dei tanti espedienti militari volti a snervare le forze nordcoreane. Pertanto Pyongyang aveva richiesto a Seul di cessare qualsiasi attività di “guerra psicologica” contro il Nord entro 48 ore. Non c’è dubbio che questo episodio non sia stato nè digerito nè perdonato dagli uomini di Seul.

In totale sono 21 le palle di cannone tirate dal Sud su obiettivi frontalieri del Nord. Da notare che in contemporanea Stati Uniti e Corea del Sud stavano tenendo l’esercitazione militare congiunte “Ulji Freedom Guardian”, a dimostrazione che da parte loro non vi fosse alcuna volontà di collaborare con Pyongyang a smantellare il clima di “guerra psicologica” e latente ormai da decenni in atto nella penisola.

Contrariamente a quel che Stati Uniti e Corea del Sud intendono far credere al resto del mondo, Pyongyang è fermamente intenzionata a porre un termine a questa situazione ricorrendo a tutte le vie politiche e pacifiche del caso, ma naturalmente non è disposta a farsi provocare, prendere in giro e mettere in piedi in testa.