
La reazione più frequente di fronte a un bambino piccolo è dire “che carino!”. Secondo l’etologo Irenäus Eibl-Eibesfeldt (‘Amore e odio’, Adelphi, 1984, pag. 37) “la parola stessa mostra che vagamente ci accorgiamo dell’inclinazione a prendere in braccio il bambino e ad accarezzarlo”.
Tale reazione è indotta da caratteristiche quali “le guanciotte tonde, la fronte convessa, alta rspetto al viso piccolo, occhi relativamente grandi, la boccuccia atteggiata alla suzione, una testa grossa rispetto al tronco, forme somatiche rotondeggianti ed altro ancora”. Nel linguaggio dell’etologia queste caratteristiche si definiscono ‘esche’ e hanno l’effetto di ‘elicitare’, ovvero far emergere, un ‘meccanismo scatenante interno’ senza che per questo vi sia il bisogno del pensiero. Detto in parole più semplici: l’accudimento e la tenerezza verso i bambini è un istinto naturale.
Lo stesso meccanismo agisce nei confronti dei cuccioli, soprattutto per specie animali nelle quali gli esemplari più giovani presentano alcune delle succitate caratteristiche.
Le bambole e i ‘peluches’ presentano spesso alcune esche in misura di molto esagerata, per esempio degli occhi grandissimi. Lo stesso vale sia per gli umani che gli animali rappresentati in molti cartoni animati o nei libri per i più piccoli. Il senso di tenerezza verso i portatori di queste caratteristiche è innato, quindi i giovani lettori e spettatori possono con facilità affezionarsi a personaggi siffatti.
La cura dei più piccoli è poi considerata anche un “dovere”: Eibl-Eibesfeldt spiega come i comportamenti che consideriamo morali siano stati selezionati in quanto favorevoli alla sopravvivenza della specie (pag. 118).
Gli stessi metodi educativi autoritari, che talora prevedevano comportamenti violenti “ma a fin di bene” sono oramai considerati superati, non tanto per motivazioni etiche, ma perché dinmostratisi largamente inefficaci: non illudiamoci, nessuno avrebbe mai pensato di abbandonarli, in caso contrario.
La crudeltà verso i bambini non è solo immorale, ma è indiscutibilmente ‘contronatura’.
Non ci possono essere discussioni su questo punto, perché nemmeno gli animali li mettono in atto: sono a volte spietati, come la mamma gatta che uccide un cucciolo che secondo il suo istinto non è adatto per la sopravvivenza, ma non crudeli.
L’essere umano crudele coi bambini si pone da un punto di vista morale sotto l’animale.
Eppure i terribili fatti dell’asilo di Milano, che la settimana scorsa ha portato all’arresto di due persone, sono soltanto gli ultimi in ordine di tempo dei quali si è avuta notizia: circa una decina di casi all’anno, in Italia, dal 2009 a oggi. Chissà quante situazioni simili non sono mai state scoperte. Per non parlare del fenomeno, in crescita, della violenze su minori in famiglia.
Per spiegare come un simile orrore sia possibile torniamo a quanto detto in un articolo pubblicato su questa testata la settimana scorsa (https://www.opinione-pubblica.com/ci-stiamo-tutti-dimenticando-del-bambino/): ci stiamo dimenticando bel bambino, sia dentro che fuori di noi. E di questo si parla troppo poco: non vediamo quale problema della società in cui viviamo si possa considerare più grave e urgente.
