
Con la firma, avvenuta ieri, di un accordo fra Macedonia e Grecia definito da entrambe le parti come “storico”, almeno apparentemente i due paesi hanno sepolto l’ascia di guerra “diplomatica” che li aveva contrapposti per ben 27 anni. Tutto era iniziato con la secessione della Macedonia dalla Jugoslavia, una transizione verso l’indipendenza considerata come “morbida”, anche perché si trattava di fatto dell’unica fra le sei repubbliche jugoslave a rendersi autonoma senza nessun conflitto con Belgrado (pure la Slovenia ne ebbe uno, per quanto breve, durato dieci giorni).
Da quel momento, però, erano iniziati i problemi di ordine, per così dire, “internazionale”, con la vicina Grecia, che considerava la Macedonia parte della propria storia e non ammetteva quindi che un altro Stato facesse uso di quel nome. La Grecia faceva valere poi il fatto che già un’entità amministrativa, ovvero una delle sue regioni settentrionali, avesse quel nome, proprio perché corrispondente geograficamente in buona parte all’antica Macedonia di Filippo II e di Alessandro Magno. Era però vero, allo stesso tempo, che anche la Macedonia jugoslava occupasse la parte più settentrionale di quell’antico regno da cui era iniziata la conquista dapprima della Grecia e quindi della Persia, ovvero di buona parte del mondo allora conosciuto.
L’intesa firmata da Atene e da Skopje dovrà essere approvata dai parlamenti dei due paesi e, nel caso della Macedonia, ratificata anche da un referendum popolare. Fino ad oggi conosciuta come “Ex Repubblica Jugoslava di Macedonia” in sede ONU, il piccolo paese balcanico, con 2,1 milioni di abitanti sparsi in 34 città, assumerà così il nome di “Repubblica della Macedonia del Nord”. Grazie a questo accordo, Atene toglierà il veto ad un ingresso della Macedonia nella NATO e nell’UE, due accessi che Skopje vede come una forte fonte di legittimazione internazionale.
Certo, non tutti gradiscono questa intesa, né in Grecia né in Macedonia: sempre ieri, per esempio, una manifestazione al confine fra i due paesi ha visto ben 14 feriti. Addirittura il presidente conservatore macedone, Gjorgje Ivanov, ha dichiarato che tale accordo, anche se approvato dal parlamento, non vedrebbe comunque la sua firma perché anticostituzionale e pericoloso per il paese. Tuttavia ciò non ha impedito che a Psaridis, sul versante greco del confine, lungo il lago di Prespa, i due paesi abbiano firmato l’accordo, in una località che soprattutto per i macedoni ha un importante significato storico dal momento che proprio là iniziò la Resistenza alle truppe d’occupazione naziste.
