Igor Dodon

L’elezione di Igor Dodon alla presidenza arriva dopo decenni di rapine e saccheggio sistematico del paese compiuto dai politici e dai partiti legati, finanziati e protetti dall’occidente, dal Fondo Monetario Internazionale, dalla Banca Mondiale, dall’Unione Europea e dalla NATO, che hanno portato il paese ad essere il paese più povero d’Europa.

Infatti secondo uno studio del FMI basato sul reddito pro-capite a parità di potere di acquisto, in Moldavia il PIL risulta di 5.006 dollari pro-capite. Questo è un dato riferito a chi materialmente vive nel paese, altro discorso andrebbe fatto per chi è emigrato in occidente. Anche un rapporto dell’UNDP (United Nations Development Programme), ha stabilito che l’8,1% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà internazionale di 1,25 dollari al giorno (2000-2007); ma il 48,5% vive al di sotto della cosiddetta soglia di povertà nazionale.

La Moldavia è un paese con circa 3.600.000, di cui oltre la metà vivono all’estero, situata tra Ucraina e Romania. Si parla rumeno, come lingua ufficiale, ma una grande parte parla russo. La Moldavia, posizionata alla 103esima posizione nella Corruption Perceptions Index 2015 di Trasparency International è anche considerato uno dei Paesi più corrotti d’Europa, preceduta nella classifica solo dalla Georgia.

Il 13 novembre c’è stato il secondo turno delle elezioni presidenziali, dove ha prevalso il candidato del Partito Socialista della Repubblica di Moldavia, con il 52,18% complessivo, ma senza i voti esteri, in Moldavia la media è del 75%. Questo nonostante tutto l’insieme dei “poteri forti” del sistema, partiti, apparati, media e ONG filooccidentali hanno profuso ogni sforzo e investimento finanziario, sabotaggi elettorali, ricatti, pressioni e minacce sulla stampa e i media, completamente in mano ai potentati filo occidentali.

Un esempio denunciato dal Blocco elettorale per il candidato socialista Dodon è quello che, mentre nei paesi occidentali il governo moldavo ha istituito centinaia di seggi per permettere di votare i propri emigrati, in stragrande maggioranza fautori dell’occidente in quanto arricchitisi e culturalmente occidentalizzati, un dato che non ha bisogno di ulteriori commenti, al primo turno in Italia l’80% aveva votato per l’americana Sandu e il 7% per Dodon!

In Russia e in altri paesi dove i lavoratori emigrati non riconoscono l’occidente come un modello o una soluzione, il governo ha ridotto ad una minima presenza i seggi, basta pensare che in una città come Mosca, dove vivono e lavorano oltre 700.000 moldavi emigrati, le scorse elezioni erano stati messi 3 seggi.

Al ballottaggio erano arrivati Igor Dodon, giurista ed economista, fino al 2011 esponente dei comunisti moldavi e poi entrato nel Partito Socialista, di cui è attualmente presidente, e Maia Sandu, ex ministro dell’educazione dal 2012 al 2015, dei governi del corrotto Filat, oggi imprigionato.

La Sandu è principalmente un’esponente del partito Azione e Solidarietà, sostenuta dagli USA e dall’UE, laureatasi negli Stati Uniti dove ha vissuto dal 1989 al 1994, funzionaria della Banca Mondiale, protetta della Fondazione Soros.

Igor Dodon, invece è un uomo che viene dal popolo, padre di tre figli, persona che ha realizzato la Fondazione benefica “Soluzione”, che, in tutti gli anni della sua esistenza ha aiutato decine di migliaia di persone. Inoltre ha organizzato ed è diventato leader della campagna patriottica “Amo la Moldavia”, in cui si sono svolte centinaia di azioni al livello nazionale, volte a sostenere l’identità moldava e la difesa dell’ Ortodossia come patrimonio spirituale del popolo.

Lo scontro tra i candidati era molto profondo e andava oltre la piccola realtà moldava ma investe una modificazione di equilibri in quell’area, con valenze geopolitiche, che potrebbe dare un forte colpo alle mire egemoniche e imperialistiche occidentali; basti pensare al problema interno della Transnistria, al rapporto finora stretto tra i golpisti ucraini di Kiev e le forze proeuropee di Chisinau, la posizione verso le Repubbliche Popolari del Donbass, della Bielorussia, dell’Ossezia del Sud e soprattutto la posizione di rifiuto della NATO, questa sì una questione delicata e foriera di stravolgimenti strategici; oltre al rifiuto di una riunificazione, di fatto un assoggettamento, con la Romania.

La Sandu sosteneva l’accordo ratificato nel 2014 di Associazione e Libero Scambio con l’Unione Europea, di cui è oggi parte, il Dcfta (Deep and Comprehensive Free Trade Area), Dodon invece ha proposto e sostenuto l’ingresso della Moldova nell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) con Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan e la ricerca relazioni più strette ed investimenti con la Cina.

La vittoria di Dodon è fondata al 90% sulla popolazione che vive la devastata realtà sociale prodotta da oltre trentanni di rapine e privatizzazioni selvagge, dai lavoratori e i contadini più poveri, dalle minoranze regionali come i Gagauzi, i Bessarabi e i Russi e dalle centinaia di migliaia di emigrati in Russia; e anche la Chiesa ortodossa sostiene il cambiamento. La candidata europeista era sostenuta soprattutto dagli abitanti della capitale Chișinău, dagli approfittatori insediatisi in uffici statali e pubblici, attraverso corruzione e favoritismi politici e sopratutto dagli emigrati in occidente.

Ora, come sempre, si tratterà di aspettare l’applicazione dell’ottima piattaforma elettorale nel concreto della realtà moldava, e soprattutto i prossimi passaggi, tra cui appare evidente la prospettiva di indire nuove elezioni politiche.

Una cosa è certa: i programmi finora adottati, sfociati in risultati di immiserimento e devastazioni sociali, prodotti dalle politiche occidentali nei paesi ex sovietici, hanno qui trovato una inaspettata battuta d’arresto e il popolo moldavo, come quello di altre realtà dell’area orientale europea, stanno riprendendo in mano il loro destino e la speranza ritrova un germoglio da coltivare e rinforzare.

In ogni caso un segnale inquietante per le mire di espansione e dominio delle strategie politiche occidentali e soprattutto di quelle militari e di sopraffazione da parte della NATO.

Enrico Vigna

Il programma elettorale del Partito Socialista di Moldavia che ha portato alla vittoria di Igor Dodon.

2 COMMENTI

  1. probabilmente la colpa e’ dell’Ucraina. Io me lo auguro che qualcuno lo spieghi a tutti i Rumeni che sono in Italia.

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