Con la rapida industrializzazione ed urbanizzazione del Tibet, indubbiamente, molte culture arcaiche e nomadi sono a rischio estinzione, o tutt’al più migrazione. Anche se sembra il normale corso storico, non è però quello che vuole Dondrup Tsering: in modo molto ingegnoso, questo imprenditore tibetano ha deciso di combinare le tradizioni folkloristiche nomadi e le loro capacità lavoritive e produttive per raggiungere l’auto-sussistenza di queste antiche comunità e per permettere loro di mantenere l’antico stile di vita.

«La rapida urbanizzazione significa che molti nomadi smetteranno di continuare a vivere la loro tradizionale vita nomade nelle praterie Al contrario, andranno a vivere in città», ha dichiarato Dondrup, il quale si è strenuamente impegnato, con il suo lavoro, per favorire la salvaguardia della loro cultura. Per questo ha deciso di fornire loro sia impiego che sostentamento adeguati: «Voglio che rimangano a vivere nelle praterie, e per rendere ciò possibile è necessario ottenere buoni profitti coi pascoli», ha spiegato. Entrato ancora da giovane nell’industria degli abiti, è originario di una contea strettamente popolata da nomadi, e ancora molto tradizionale: Maqu, dove è nato, è famosa per le vaste praterie ricoperte di fiori selvatici, per i greggi di pecore e le mandrie di cavalli selvaggi. Considerando anche la tendenza, dei giovani tibetani, a non indossare più gli antichi abiti tradizionali, Dondrup si è convinto che «è necessario produrre nuovi tipi di abiti per soddisfare i desideri dei tibetani di oggi», aprendo così un proprio negozio di moda.

La sua casa di moda, “Khawajan” (una parola tibetana che si riferisce alle cime innevate), ha avuto un immediato successo, che ha permesso a Dondrup di aprire altri 10 negozi in altre contee della Regione Autonoma e presso le comunità tibetane residente in altre province confinanti. Ed è qui che entrano in gioco i nomadi: l’imprenditore tibetano ha deciso di aprire anche un negozio di latte di yak vicino al Palazzo Potala, “Sumyar Mar” (dal noto poema tibetano “Il re Gesar”), comprando direttamente il latte trattato, e trasformato in yogurt, burro e formaggio, dalle popolazioni nomadi. Proprio affidandosi all’abilità di quelle popolazioni, secondo Dondrup, i suoi prodotti mantengono «il vero sapore tradizionale».

Inizialmente, questa attività ha avuto esiti disastrosi: con grosse spese per importare prodotti da oltre 2.000 km di distanza, il business arrancava, fino ad un primo fallimento. Ma Dondrup non si è arreso, anche grazie al sostegno delle popolazioni nomadi, che hanno tratto enorme profitto dalla vendita dei loro prodotti caseari. Oltre 20 famiglie nomadi sono entrate volontariamente in questa attività, con ottimi risultati: «Avendo raddoppiato i guadagni, non abbiamo più bisogno di vendere i nostri yak», ha detto Kalzangyal, un nomade della contea Machu.

Attualmente il negozio sta ancora lottando finanziariamente, ma Dondrup è decisamente intenzionato a proseguire lungo questa attività, che a Lhasa non è stata ancora abbastanza pubblicizzata. «Avevo quasi chiuso le porte del mio negozio di latticini, ma ho continuato; non voglio vedere i nomadi delusi», ha dichiaro Dondrup, sicuro che la propria attività, prima o poi, farà breccia nel tradizionalismo della popolazione locale.

Di Leonardo Olivetti

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Nato a Brescia nel 1996, studioso del Medio Oriente, dell'Asia Orientale e dell'Europa Orientale.