Home Editoriali La vittoria di Cuba: una vittoria non soltanto morale, ma anche di fatto

La vittoria di Cuba: una vittoria non soltanto morale, ma anche di fatto

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La vittoria di Cuba: una vittoria non soltanto morale, ma anche di fatto

Il ritorno di Stati Uniti e Cuba a normali relazioni diplomatiche dopo 54 anni di gelo non è da ritenersi una notizia del tutto sorprendente, visto che è pur sempre il frutto di un lungo e sotterraneo lavoro politico e diplomatico, iniziato ben prima dell’ormai celebre telefonata fra Barack Obama e Raul Castro o dell’altrettanto famosa stretta di mano fra i due leader in occasione dei funerali di Mandela. Sicuramente, anche perché vi fosse quella stretta di mano, doveva già esserci stato in precedenza un intenso lavoro delle diplomazie e delle cancellerie, un po’ come quando vi fu il celebre incontro fra Clinton e Khatami: un avvenimento che in quel caso venne presentato come casuale, ma che casuale non lo era affatto.

La ripresa dei rapporti diplomatici tra Washington e L’Avana è anche e soprattutto il risultato del totale ed irreversibile cambiamento della situazione geopolitica sud americana, con buona parte dell’ormai ex “cortile di casa” completamente sfuggito al controllo degli Stati Uniti. Dal Brasile all’Argentina, dall’Ecuador alla Bolivia, dal Venezuela al Nicaragua, a partire dal ’98 gli Stati Uniti hanno visto completamente sgretolarsi il loro impero in America Latina. Persino le nazioni lationoamericane che sono loro più vicine, di fronte al nuovo quadro internazionale, devono dare il meglio per stabilire rapporti costruttivi coi governi progressisti dell’America Latina ed ancor più coi BRICS, che ne sono i più diretti e solidi alleati.

Ormai il mondo è sempre più multipolare e sognare il ritorno al passato serve a ben poco: tutti i tentativi di golpe, rivoluzione colorata e destabilizzazione operati in America Latina sono falliti, con le uniche due parziali eccezioni dell’Honduras e del Paraguay. Là, dopo un primo trionfo della cosiddetta “reazione”, le forze politiche collegate a quest’ultima ad un certo punto hanno dovuto accettare di condividere il potere o quantomeno di confrontarsi con quelle che avevano scalzato dal governo: una vittoria di Pirro che prelude ad un futuro e completo ritorno di questi paesi al fronte delle nazioni latinoamericane progressiste.

A Cuba mai uno di questi tentativi è riuscito a produrre qualcosa di tangibile. Di fronte ad una Cuba sempre più integrata nel contesto latinoamericano e dei paesi emergenti, con delle riforme economiche destinate a farne un nuovo Vietnam o una nuova piccola Cina, solo un imbecille avrebbe potuto continuare a far finta di nulla e a rifiutare di farvi degli affari. Col Vietnam, contro cui gli Stati Uniti avevano condotto una guerra d’aggressione sanguinosissima, oltretutto perdendola ignominiosamente, i conti sono stati già chiusi a metà degli Anni Novanta. Non aveva dunque senso, se non per scopi propagandistici e di bassa politica, continuare con l’ostracismo nei confronti di Cuba. Ma i cubani di Miami e della Florida non sono ormai più determinanti per il voto come una volta, anche perchè i più vecchi un poco alla volta se ne vanno tutti all’altro mondo mentre i più giovani hanno altro a cui pensare. E così, dal momento che già erano stati chiusi i conti col Vietnam, a maggior ragione era necessario ed opportuno chiuderli anche con Cuba; processo che, val la pena sottolinearlo, è ancora ben lungi dall’essersi concluso, ma che comunque ha se non altro ricevuto un primo inizio.

Non crolla l’ultimo muro della Guerra Fredda, come dice qualcuno dalle nostre parti, ma casomai si sgretola la caparbia convinzione nordamericana di potersi riappropriare del “cortile di casa” perduto, anche se i tromboni di regime presentano questa resa di Washington come un grande regalo ed un grande gesto di magnanimità reso ad un popolo e ad un paese sconfitti e sul quale non era più il caso d’infierire. Parafrasando Malcom X, si potrebbe dire che a dar retta ai media si finisca per scambiare il vincitore col vinto ed il vinto col vincitore.