Jobs Act. La grande legge voluta dal Governo Renzi, sembrerebbe il rimedio che l´Italia stava attendendo da anni. Eppure, da un riscontro pratico, tutti i numeri propagandati da questa grande legge si scontrano con la realtà, tutt’altro che rosea e ed edulcorata.

Il caso piu´ emblematico, scoppiato in queste settimane, e´ quello del colosso svedese IKEA. La disputa, tra azienda e sindacato, è la disparità tra i nuovi contratti (frutto del jobs act renziano) e quelli della cosiddetta vecchia guardia. Nei nuovi contratti, non sono contemplate differenze tra lavoro festivo e quello normale, e nemmeno le domeniche godrebbero di maggiorazione. L´IKEA, azienda tutt’altro che in perdita, sfrutta la crisi italiana e mondiale per porre nuove condizioni, ovviamente, a scapito dei lavoratori.
I vecchi contratti andrebbero così adeguandosi ai nuovi, perdendo diritti sociali acquisiti in anni ed anni di lotte. Per tutelare (si intenda sempre tra virgolette) i nuovi, i vecchi, possono accettare condizioni mortificanti. È il mercato, bellezza.

Il jobs act sarebbe la grande rivoluzione copernicana fatta dal PD. In pratica, l’accettazione passiva di qualsiasi condizione mortificante, pur di lavorare. E se la finanza, il mercato dovesse chiedere un ulteriore sforzo, allora, proprio in nome di quelle regole non scritte, si dovrà agire. Nel frattempo, la macchina della propaganda agisce. Secondo il Ministero del Lavoro, i contratti a maggio sarebbero cresciuti di 185mila unita´. E´ la logica conseguenza di una manovra fatta a favore dei datori di lavoro: più´ io imprenditore assumo, piú detassazioni e sgravi godrò´. Ricordiamo che il jobs act ha cancellato l´articolo 18, pertanto il contratto a tempo indeterminato non esiste piu´, ma prende il nome di contratto a tutele crescenti. Un imprenditore avrà´ così la possibilità´ di licenziare senza vincoli particolari, facilitato da una legge fatta ad hoc per la classe confindustriale.

È lapalissiano quindi che siano aumentati anche i contratti di apprendistato: si tratta del contratto più semplice da applicare, meno pagato e con maggiori sgravi. Non dimentichiamo, uno dei più lunghi. Quando Matteo Renzi era ancora Segretario del PD e non Presidente del Consiglio, aveva affermato che trovare il trovare lavoro in un centro dell’impiego italiano, equivaleva avere l´1% di possibilità. E ora, quant’è cambiata de facto la situazione? Pensiamo ad un giovane che abbia terminato le scuole superiori o l´Università. Poca esperienza lavorativa, se non acquisita col sudore degli anni precedenti intervallati allo studio. Pertanto, un giovane dovrà lanciarsi in un progetto di alta formazione che lo porti ad approdare al mondo del lavoro. Il Governo ha così pensato al Progetto Garanzie Giovani, (o meglio l’Europeo Youth Garantee) tra formazione, mondo imprenditoriale e Regioni.
Apprendiamo dal sito governativo che “Se sei quindi un giovane tra i 15 e i 29 anni, residente in Italia – cittadino comunitario o straniero extra UE, regolarmente soggiornante – non impegnato in un’attività lavorativa né inserito in un corso scolastico o formativo, la Garanzia Giovani è un’iniziativa concreta che può aiutarti a entrare nel mondo del lavoro, valorizzando le tue attitudini e il tuo background formativo e professionale”. (1)

Accoglienza, formazione, orientamento al lavoro, stage formativi sono parti fondamentali di un progetto che sembrerebbe dare una svolta a Paesi come il nostro che ha numeri di disoccupazione giovanile superiori al 25%. È veramente così? Gli ingranaggi del meccanismo sono sottili, ma anche diabolici al contempo. Dapprima, si entra in un regolare contesto di formazione, ove regolari docenti o esperti di determinate tematiche, si pongono a disposizione di una platea che ha superato dei test di ammissione per partecipare al progetto. Il mondo della formazione, solitamente, è composto da persone che sono in grado di riciclarsi di poltrona in poltrona, pur di accaparrarsi lo stipendio finale erogato da enti formativi. Una volta ultimati i corsi, i giovani dovranno approdare a degli stage formativi. E anche questa volta, il circolo vizioso si chiude. Si torna alla situazione precedente, da quando sono stati inventati i cosiddetti stage: lavoro gratuito per aziende che aderiscono al progetto, dalla durata variabile, e assunzione finale assolutamente impossibile. Per quali motivi? Domanda banale. Un’azienda che aderisce a “Progetto Giovani”, non ha alcun bisogno di nuovi dipendenti, da stipendiare regolarmente a fine mese, ma di novelli stagisti gratuiti ai quali affidare compiti, e dare il grazie finale al termine di mesi lavorativi. Un altro metodo neo schiavista mascherato da “opportunità formativa”, in piena linea con i predecessori: pacchetto Treu (Governo Prodi), Legge Biagi (Governo Berlusconi).

Lo smantellamento dei diritti sociali è progressivo, ed è sempre in nome di ideali superiori quali il mercato. Basti pensare alla situazione greca: un referendum popolare, capolavoro di democrazia aveva detto basta alla riduzione in schiavitù di un popolo, e ora, il Parlamento della nazione ellenica si trova costretto ad approvare una serie di misure draconiane per ripagare un debito impossibile. Lo chiedono i mercati, lo chiede l´Euro, lo chiedono i creditori. E qualora ci si rifiutasse di fare i compiti domestici, verranno imposti nuovi tecnocrati in grado di fare il lavoro sporco. Matteo Renzi crede di aver illuso la nazione spiattellando numeri e dati in suo favore. Un viaggio nell’economia reale, non farebbe lui male. Perché ricordiamo che in caso di licenziamento, non vi sarà alcun reintegro, eliminato l´articolo 18. E sarà dura trovare un nuovo lavoro, altro che i numeri del ministero. Oltretutto, ora che è stato eliminata l´ultima garanzia dello Statuto dei Lavoratori, dove sono finiti di pasdaran che continuavano ad asserire che una volta tolta di mezzo quella clausola, non vi sarebbe più stato alcun ostacolo per gli investimenti in Italia? Un piccolo esempio? Guardate cosa scriveva Nicola Porro qualche anno fa:

“Insomma l’articolo 18 è una grande balla, riguarda una minoranza dei lavoratori italiani (i più garantiti) e viene comunque aggirato dalle grandi imprese quando ne hanno necessità. Viene allora da domandarsi per quale dannato motivo l’Europa, Berlusconi, ora anche Napolitano, ci chiedano di cambiarlo, visto il suo effetto marginale.C’è una duplice ragione”. (2) Una cosa certamente è cambiata: le aziende straniere non hanno investito, e il lavoro, sta proprio divenendo un un lusso. E la stabilità di una vita con regolari scadenze e prospettive, non vede luce, almeno per il momento, grazie a queste politiche neoliberiste.

Valentino Quintana

(1) https://www.garanziagiovani.gov.it/ScopriComeFunziona/Pagine/default.aspx
(2) https://blog.ilgiornale.it/porro/2011/10/29/larticolo-18-per-i-privilegiati/