
Secondo il dizionario della Garzanti, nella sua edizione più recente, dicesi ‘benaltrismo’ la “tendenza a spostare l’attenzione dal problema in discussione ad altro che si addita come più importante o più urgente”. Questo genere di trucco è utilizzato molto spesso dai politici durante le diatribe, per uscire dalle difficoltà, non ammettere un punto a favore dell’avversario oppure, più semplicemente, per tornare a parlare dell’argomento sul quale interessa insistere di più.
Molto spesso l’accusa di benaltrismo viene rivolta a chiunque faccia notare come si sprechi troppo tempo a discutere di faccende secondarie, togliendolo a questioni prioritarie, ma in realtà fare politica significa innanzitutto stabilire quali siano le reali priorità.
Un’accusa che si può rivolgere, senza tema di smentita, alla sinistra occidentale in genere ed a quella italiana in particolare è quella di aver spostato sempre più la propria attenzione verso la difesa dei diritti civili a discapito della battaglia sui diritti sociali.
Il Governo italiano, sedicente di centro-sinistra, si pone esattamente in questa linea: promuove i diritti civili dopo aver compresso quelli sociali (vedi articolo 18).
Convinti che i diritti civili sono meno importanti di quelli sociali, se non altro perché i discriminati sono molti di meno di coloro che vivono oggi in serie difficoltà economiche, riconosciamo che i diritti civili cosituiscono comunque un tema ineludibile.
D’altra parte in questi ultimi mesi la discussione si è concentrata sulla sola ‘adozione co-parentale’, più nota come ‘stepchild adoption’: poteva sembrare una mossa tattica da parte del governo quella di far convergere tutto l’interesse su una questione così specifica, in modo da far passare in secondo piano gli altri motivi di divisione dentro il Parlamento e, soprattutto, nello stesso PD, come la parificazione tra unioni civili e matrimonio e il diritto del partner omosessuale alla pensione di reversibilità.
Pareva tra l’altro una mossa vincente, poiché oramai quello della stepchild sembrava l’unico punto sul quale ci fosse ancora da discutere, arrivati a questo punto, ci si poteva però aspettare che il Governo vi rinunciasse, accontentando i cosiddetti ‘cattodem’ ma, al contempo, anche la sinistra del partito che avrebbe finalmente visto il riconoscimento legale delle unioni civili, al contrario Matteo Renzi sta andando ora in una direzione diversa, dichiarandola irrinunciabile e facendola sembrare ancora più importante.
Invece si tratta di una questione davvero secondaria, poiché i bambini che vengono cresciuti da due partner dello stesso sesso, come viene ripetuto di continuo, esistono già ed è indubbio che sia giusto tutelarne i diritti, ma ciò si può ottenere per altre vie: che la adozione co-parentale sia permessa o meno dalla legge non ha a che fare coi diritti dei minori, sancirà soltanto una vittoria politica per una parte ed una sconfitta per l’altra.
La strumentalità delle posizioni dei politici italiani dopotutto è un fenomeno pervasivo.
Lo si può ben comprendere dall’inverecondo ‘tweet’ di Roberto Formigoni contro le “checche isteriche”, che dimostra come ciò che gli interessa davvero è soltanto umiliare gli avversari.
Dall’altra parte lo si può evincere da un argomento che coloro che sono faveroveli alla stepchild usano verso i contrari: “preferite che finiscano in un orfanotrofio?”. E chiaro che questo rischio potrebbe esistere solo nel caso di ‘perdita della potestà genitoriale’ per decisione del Giudice, situazione che può del resto colpire anche una coppia di genitori biologici ritenuti non all’altezza, oppure di decesso del genitore biologico, ma la normativa italiana prevede già che un minore orfano di entrambi i genitori possa essere adottato anche da persone che abbiano con lui un legame perdurante ed intenso, anche senza essere suoi parenti. In questi casi, definiti ‘adozioni particolari’, l’unico requisito aggiuntivo è costituito dalla differenza di età che dev’essere di almeno 18 anni: l’adozione è qui consentita anche a persone non sposate.
A questo punto non resistiamo più alla tentazione del benaltrismo, quindi affermiamo che il vero problema consiste nel fatto che in Italia adottare è quasi impossibile, che la trafila burocratica necessaria è lunga, complicata, molto costosa e spesso inutile, ovvero non coronata da successo. Del problema si parla da molto tempo, ma i politici, di destra e di sinistra, non hanno fatto nulla di concreto per risolverlo. Il numero delle coppie (sposate) che sta tentando di adottare supera di molto quello dei bambini che ne avrebbero bisogno, molti aspiranti genitori allora scelgono la via dell’adozione internazionale, ancora più costosa ma un pò più breve nell’iter e con maggiori probabilità di successo. La gran parte delle coppie candidate resterà comunque delusa.
I diritti dei bambini anche qui sono difesi solo a parole, perché se è vero che si dev’essere cauti nella scelta degli adottanti e quindi valutarli con cura, si dovrebbe tener conto anche del fatto che per il bene del minore, che già ha la sventura di essere orfano o di essere stato sottratto ai genitori, l’assegnazione a una nuova famiglia dovrebbe avvenire nel minor tempo possibile: se si vuole dargli una nuova chance scegliere bene non basta, lo si deve anche fare presto!
I motivi della lentezza nell’assegnazione dei figli adottivi potrebbero essere spiegati con la macchinosità di tutta la burocrazia, ma vista la massa di denaro che gira attorno alle adozioni si può sospettare che ci siano invece dietro degli interessi economici.
Dei diritti dei minori al ceto politico non interessa, tanto non votano. Quando avranno l’età per votare, si potrà sempre farsi perdonare, magari…regalandogli 500 Euri!
