I governi britannico e ruandese hanno annunciato la firma la scorsa settimana di un accordo che prevede il trasferimento in Ruanda dei richiedenti asilo entrati illegalmente nel territorio del Regno Unito. L’intesa è stata siglata a Kigali, capitale ruandese, alla presenza tra gli altri del ministro dell’Interno britannico, Priti Patel, e del ministro degli Esteri ruandese Vincent Biruta.

Le domande di asilo, limitate soltanto gli adulti maschi senza mogli e figli al seguito, verranno prese in esame direttamente dalle autorità di Kigali. Il costo dell’operazione prevista dall’intesa si aggirerà, secondo il quotidiano “The New Times”, intorno a 120 milioni di Sterline (l’equivalente di 145 milioni di Euro).

Secondo il ministro dell’Interno britannico l’accordo raggiunto con il Ruanda “darà un duro colpo ai trafficanti di esseri umani”. Dal canto suo il ministro degli Esteri ruandese ha spiegato che si tratta di “un approccio innovativo per affrontare la crisi migratoria globale”.

Di “nuovo”, a dire il vero, c’è poco o nulla: la Gran Bretagna dirotta una quota importante di richiedenti asilo in Ruanda e il governo locale incassa in cambio soldi e investimenti per l’inserimento nell’economia locale di nuova “manodopera”. Una logica, a dir poco datata.

Sul piano squisitamente tecnico-burocratico, l’accordo richiama misure simili varate negli ultimi anni in Danimarca. Nel giugno 2021 il Parlamento danese ha approvato una legge che prevede l’esame delle domande di asilo in un Paese terzo, ossia al di fuori del territorio danese. Anche Copenaghen ha firmato un memorandum d’intesa proprio con il Ruanda per la costruzione di campi profughi in cui accogliere chi presenta la domanda d’asilo in Danimarca.

La mossa di Londra e Kigali non è piaciuta per niente al governo dell’Eritrea.

La nota del Ministero dell’Informazione eritreo non contempla alcuna concessione al politicamente corretto: “Lo schema illecito suscita una serie di interrogativi. L’intero pacchetto, infatti, ha lo scopo di oscurare le cause, le dinamiche dei vari tentacoli alla base del flagello della tratta di esseri umani. A parte conflitti feroci e guerre alimentate ed esacerbate da agende esterne, alcuni paesi continuano a perseguire politiche di ‘spopolamento strategico’ contro alcuni paesi per ulteriori motivi politici. Queste sono le dimensioni vitali che dovrebbero essere affrontate per un rimedio duraturo alla criminalità globale e multistrato”.

Per Asmara, “lo schema economico e immorale, che ha evidentemente sollecitato la complicità di un paese africano attraverso incentivi finanziari, deve essere fermamente contrastato e deplorato”.