In Libia si è temuto che tutta la Tripolitania potesse sprofondare ancora una volta nel caos, quando i miliziani islamisti seguaci di Khalifa al-Ghwell hanno occupando ministeri, sedi amministrative, Consiglio di Stato, una emittente TV e l’Hotel Rixos. Il tutto per poter lanciare delle accuse contro il Governo provvisorio del Premier Al-Serraj.
Col trascorrere del week-end, una volta lanciato un proclama televisivo, gli insorti si sono progressivamente ritirati da molte di queste posizioni, mentre il loro dissidio con l’autorità nominalmente incaricata di “riunire la Libia” (ma in realtà in aperto conflitto armato col Parlamento legittimo in esilio interno a Tobruk e con le truppe del Ministro della Difesa, Generale Haftar) si è progressivamente ridimensionato in una richiesta di maggiore “rappresentatività” (leggasi: poltrone e potere) per la componente islamista, collegata con la Fratellanza Musulmana sponsorizzata da Turchia e Qatar, molto forte nella zona di Misurata.
Proprio a Misurata, si badi, quella stessa Misurata dove i nostrani Gentiloni e Pinotti hanno pensato bene di schierare l’ospedale da campo della “Missione Ippocrate”, con il suo contingente di militari italiani destinati a proteggere con le armi la struttura sanitaria eretta per i feriti di “Fajr Libya” e altre milizie islamiste dell’area.
Schierarsi a sostenere un “Governo” (sia pur provvisorio e ad interim) così intimamente compromesso con quelle fazioni integraliste massimamente responsabili della distruzione della Libia, è stata una pessima idea, e noi lo abbiamo sempre sostenuto.
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A causa di questo governo, e della sciagurata deposizione di Gheddafi, la Libia ha subito una rapidissima trasformazione da isola di stabilità e benessere nel Nordafrica in buco nero del terrore, e del fondamentalismo, nonché trampolino per clandestini e terroristi diretti in Europa.
Possiamo solo sperare che un ulteriore peggioramento della situazione non metta direttamente a rischio il personale militare e sanitario italiano, schierato dall’insipienza e dalla faciloneria di una classe politica impresentabile in una situazione di chiaro, presente ed immediato pericolo.
L’Italia pur nella situazione attuale, infinitamente peggiore di quella che prevaleva sotto il Governo di Gheddafi, mantiene importanti interessi economici, lavorativi, strategici in terra libica. Per preservarli è necessario aiutare le parti che intendono ricostruire il più rapidamente e saldamente possibile un’autorità statale chiara e definita e porre fine all’imperio di milizie, bande e Signori della Guerra.
Pretendere di farlo di concerto con coloro che in primo luogo e in prima persona hanno attivamente sostenuto la distruzione della Jamariyah gheddafiana e la trasformazione della “Quarta Sponda” in un Luna Park per jihadisti ikhwaniti, ISIS e briganti più o meno fondamentalisti (insieme alla Francia, all’Inghilterra, alla NATO, agli Usa, al Qatar, alla Turchia…), è peggio che un’illusione, è una perniciosa fantasia del tutto scollegata dalla realtà presente sul terreno.
Paolo Marcenaro