
Di ritorno dalla sua missione nel Mediterraneo Orientale che la ha vista lanciare centinaia di incursioni aeree sulla Siria ancora occupata dai terroristi takfiri coi suoi Sukhoi, MiG ed elicotteri Kamov, la portaerei russa “Ammiraglio Kuznetsov” prima di ritirarsi in bacino di carenaggio per estesi lavori di manutenzione ha trovato il tempo, sostando di fronte alle coste cirenaiche, di svolgere un ultimo, ma molto importante incarico “di rappresentanza”, ospitando a bordo il Generale Haftar.
Già massimo esecutore militare delle volontà del “Rais” sirtino Muammar Gheddafi, il Generale Haftar decadde nella considerazione del leader tripolitano quando non riuscì a salvare la disperata posizione del corpo di spedizione libico in Ciad, venendo sconfitto, catturato e imprigionato per lunghi anni a N’Djamena.
Liberato, dovette adattarsi alla grama vita dell’esule, ma tornò in Libia nel 2011, diventando “uomo forte” dell’Est del paese e lanciando la sua “Operazione Dignità” contro le milizie islamiste.
Nominato Ministro della Difesa dal Governo legittimo in esilio interno a Tobruk, Haftar ha liberato Bengasi dai terroristi e controlla coi suoi uomini e i suoi seguaci circa la metà del paese, compresi strategici impianti petroliferi.
Più di una volta egli si è rivolto a Mosca cercando aiuto, inviando in Russia un suo portavoce e poi recandovisi egli stesso. Adesso è stato ricevuto dal picchetto d’onore a bordo di una delle più potenti unità navali di Mosca, parlando (via collegamento) col Ministro della Difesa Shoigu; un onore che non era stato concesso nemmeno allo stesso Gheddafi.

Speriamo che tale segnale, oltre che alle cancellerie e ai Ministeri degli Esteri del campo atlantico, indichi anche una effettiva volontà russa di sostenere con ampi mezzi l’unico uomo che, allo stato attuale, sembra in grado di restituire unità, autonomia e pace alla sfortunata ex-colonia italiana.
Paolo Marcenaro
