
Argomento di moda in questo periodo il calcio jugoslavo. Motivo in più per rischiare di scriverne in modo banale, non ragionato, come spesso accade. L’argomento è anche “stressante”, sia per chi ne scrive, ma soprattutto per chi lo legge: il calcio balcanico è punto focale della storia del pallone nel mondo, ed è qui vicino a noi, molti giocatori ed allenatori sono passati dal nostro campionato, eppure parliamo di un’area culturale diversa dalla nostra. Il rischio è di saperne molto, ma capirne poco.
Il libro di Paolo Carelli riesce nell’intento di raccontare e provare a spiegare, senza banalizzare, senza cercare il colpo ad effetto, anche quando racconta la particolare psicologia dei popoli che componevano la Jugo. La sua è una prosa lineare che si insiuna nella storia jugoslava con capacità analitiche non banali. Ogni storia raccontata è soppesata, nè ingigantita nè banalizzata. L’unica pecca, va detto, è nelle pagine conclusive quando i ruoli nelle guerre balcaniche degli scontri del Maksimir, di Arkan e dei Deljie, gli ultrà della Stella Rossa, vengono ingigantiti, seguendo una rilettura giornalistica, priva di fondamenti storici.
Incisive sono invece le pagine dedicate a Siniša Mihajlović, che con la sua vita “di confine”, di madre croata e padre serbo, con le sue scelte radicali, con le sue tragedie in famiglia, spiega più di ogni altro il complesso puzzle balcanico.
La cosa sorprendente del volume è la quantità di storie e nomi e squadre citate, dalle grandi quattro (Dinamo, Hajduk, Partizan e Stella Rossa) alle squadre meno celebri come il Radnički Niš o lo Sloboda Tuzla. Tutti pezzi di un mosaico complesso che per decenni hanno cercato di stare assieme, raggiungendo obiettivi sportivi e, perchè no, politici, di altissimo livello.
Un libro assolutamente consigliato.
Il Brasile d’Europa
Il calcio nella ex Jugoslavia tra utopia e fragilità
di Paolo Carelli
Urbone Publishing, 2016
122 pagine, 12 euro
Per acquistare il libro contattare il sito della casa editrice Urbone.eu
