Il tentativo affascinante è quello di dare un’interpretazione “schmittiana” a quanto successo durante l’ultimo mondiale di calcio, quello di Brasile 2014.

In alcuni punti si raggiungono ottimi risultati, in altri meno, ma va dato atto a Gennaro Malgieri, storica penna della destra italiana, di aver messo nero su bianco pensieri non sempre in linea con la “storiografia calcistica” che va per la maggiore.

Ci sono i richiami ai bei tempi passati, da Varela a Garrincha, i richiami letterali da Pessoa a Saba, e infine le analisi “geopolitiche” delle vicende pallonare. Dal mondo che ha cominciato a capire come giocare a calcio contro europei e sudamericani, seppur abbassando di gran lunga il livello medio, alle potenze emergenti, fino a quelle che, come Italia e Brasile, hanno “perso l’anima”.

Eccellenti le pagine dedicate all’impresa greca, in uno dei periodi più scuri della sua esistenza: “mai un gesto sportivo come il rigore trasformato da Samaras, ai danni dell’ottima Costa d’Avorio, che ha segnato il superamento del turno della Grecia, è stato letto come la disperata conferma di un protagonismo sportivo certo, ma che lo sopravanza indiscutibilmente, di una nazione intera che se non si è scrollata di dosso l’immane debito pubblico e l’internazionale sudditanza economica, ha fatto riapparire la gioia mediterranea in terra sudamericana, supplendo alle deprecabili manchevolezze di Italia, Spagna e Portogallo affondate nell’apatia frutto della sazietà che rende molli e privi di sana aggressività”.

Il pallone smarrito. Dal Mondiale brasiliano una nuova geopolitica calcistica
di Gennaro Maglieri
Edizioni Tabula Fati
111 pagine – 10 euro
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