Mentre il resto del mondo fremeva in attesa di sapere se il nuovo rampollo della monarchia britannica sarebbe stato di sesso maschile o femminile, in Italia assistevamo all’ennesimo passo in avanti della costituenda dittatura renziana. Infatti, nonostante le grida manzoniane degli opposizioni e della minoranza interna del Pd, alla fine l’Italicum è stato approvato. Sulle idee ha prevalso, come al solito, la paura dei parlamentari di perdere le prebende e le pensioni privilegiate. Al governo è bastato porre la fiducia sul provvedimento perché quest’ultimo riuscisse a passare indenne le forche caudine (?) della Camera. Cosa volete che importi il futuro del nostro paese a chi fieramente appartiene alla Casta di despoti privilegiati e ben retribuiti.

Ma vediamo nel dettaglio cosa prevede la nuova legge elettorale. I 630 deputati della Camera verranno eletti in cento collegi con un sistema proporzionale contraddistinto da mini-liste composte mediamente da sei candidati ciascuna. Poiché una recente sentenza della Corte Costituzionale ha rigettato sia le liste bloccate che il premio di maggioranza previsti dal precedente Porcellum, solo i capilista saranno bloccati; gli altri candidati saranno scelti tramite preferenze, ma se ne potranno esprimere solo due. Collegi uninominali saranno previsti unicamente in Valle D’Aosta e nelle Province autonome di Trento e Bolzano. Per quanto riguarda le soglie di ingresso, per i partiti in coalizione è previsto uno sbarramento al 4,5%, per le liste non coalizzate uno al 3% (inizialmente si era ipotizzato addirittura l’8%, ma a seguito delle proteste dei partitini che appoggiano il governo, Renzi ha fatto dietrofront) e per le coalizioni vi sarà una soglia del 12%. È poi previsto il doppio turno tra le prime due liste, qualora nessuna di esse riuscisse ad ottenere al primo turno il 40% dei suffragi: alla lista vincente spetterebbe un premio di maggioranza del 53% dei seggi, pari cioè a 327 deputati, ovvero pur sempre la maggioranza assoluta dei deputati della Camera. Nel caso in cui, invece, la prima lista riuscisse ad ottenere il 40% o più dei voti scatterebbe a suo favore un premio di maggioranza del 55% dei seggi, pari a 340 deputati.

Questa riforma elettorale non è nata a caso. Ricordiamoci anche della nuova composizione del Senato, composto per lo più dai rappresentanti dei governi locali, e con limitati poteri legislativi, come previsti dall’articolo 10 del ddl di riforma della Camera Alta: “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali in materia di tutela delle minoranze linguistiche, di referendum popolare, per le leggi che danno attuazione all’articolo 117, secondo comma, lettera p), per la legge di cui all’articolo 122, primo comma, e negli altri casi previsti dalla Costituzione”.

Facendo quattro conti ed escludendo ribaltamenti dell’attuale scenario politico nazionale, questo è il futuro che ci aspetta. Alla Camera il Pd avrà la maggioranza sicura, superando il 40% dei voti oppure battendo il Movimento Cinque Stelle al ballottaggio. Con l’attuale frantumazione del centrodestra e la svolta populista di Salvini appare alquanto improbabile che Berlusconi riesca a trovare nei prossimi anni un degno erede capace di battere nelle urne la sinistra. Il Pd avrà facilmente la maggioranza anche al Senato, dato che nei governi locali batte ampiamente il fronte opposto; senza scordare che, come scritto prima, il Senato interverrà solo per le leggi costituzionali e di revisione della Costituzione. Siamo perciò certi che il maggio del 2015 verrà ricordato più per l’instaurazione della dittatura renziana che per l’inizio dell’Expo milanese.